Il punto sull’innovazione europea

luglio 2016

Secondo la Commissione l’economia Ue deve essere più dinamica e innovativa

L’innovazione è considerata un investimento per il futuro dell’Unione europea: si stima ad esempio che investire il 3% del Pil dell’Ue in ricerca e sviluppo entro il 2020 potrebbe creare 3,7 milioni di posti di lavoro e aumentare il Pil annuo dell’Ue di 795 miliardi di euro entro il 2025. Un recente Rapporto della Commissione europea ha evidenziato il nesso tra la crescita economica e gli investimenti nel campo della ricerca e dell’innovazione e sottolineato l’importanza di proseguire gli sforzi per aumentare gli investimenti in tale settore. Il divario di produttività tra l’Ue e gli Usa si è infatti ampliato a seguito della crisi economica e finanziaria, nota il Rapporto, anche per «un sottoinvestimento europeo in R&S e l’incapacità di riorientare l’economia verso attività con contenuti superiori di conoscenza». Secondo lo studio, l’Ue continua ad essere uno dei principali attori a livello mondiale nel campo della scienza e della tecnologia, ma l’economia europea deve diventare più dinamica e ad alta intensità di innovazione.

La situazione aggiornata è stata resa nota dalla Commissione europea il 14 luglio con la pubblicazione del quadro europeo di valutazione dell’innovazione, del quadro di valutazione dell’innovazione regionale e dell’Innobarometro. Dai risultati si evince un recente leggero miglioramento dell’Ue rispetto a Giappone e Usa, la conferma della Svezia quale leader dell’innovazione europea e la segnalazione della Lettonia per la resa innovativa più dinamica.

Il quadro dell’innovazione nell’Ue

Secondo le tre Relazioni pubblicate dalla Commissione la Svezia è ancora il leader dell’innovazione dell’Ue, seguita da Danimarca, Finlandia, Germania e Paesi Bassi.

• I leader europei per settore specifico di innovazione sono la Svezia (risorse umane e qualità della ricerca accademica), la Finlandia (condizioni del quadro finanziario), la Germania (investimenti privati nell’innovazione), il Belgio (reti e collaborazione nel campo dell’innovazione) e l’Irlanda (innovazione nelle piccole e medie imprese).

• I Paesi in cui l’innovazione registra un’espansione più celere sono la Lettonia, Malta, la Lituania, i Paesi Bassi e il Regno Unito. Esistono poli innovativi regionali anche in Paesi innovatori moderati, quali Piemonte e Friuli-Venezia Giulia in Italia, País Vasco in Spagna e Bratislavský kraj in Slovacchia.

• In generale, per diventare leader nell’innovazione è necessario un sistema di innovazione equilibrato, che combini un livello adeguato di investimenti pubblici e privati, partnership efficaci per l’innovazione tra imprese e mondo accademico, una solida base di istruzione e la ricerca di eccellenza. Gli effetti economici dell’innovazione devono tradursi in vendite ed esportazioni di prodotti innovativi e in occupazione.

È previsto un miglioramento delle rese innovative dell’Ue nei prossimi due anni e per il prossimo anno la maggioranza delle imprese prevede di mantenere o aumentare il livello di investimenti nell’innovazione.

Innobarometro 2016

Il Flash Innobarometro è un’indagine sulle attività in corso che illustra le tendenze e gli atteggiamenti recenti in relazione alle attività innovative delle imprese nei Paesi dell’Ue, in Svizzera e negli Stati Uniti. L’indagine Innobarometro 2016 rileva che:

• Più di due terzi delle aziende europee hanno introdotto almeno una innovazione dal gennaio 2013 (67%), con un calo di cinque punti percentuali rispetto al sondaggio del 2015.

• Quattro imprese su dieci nell’Ue hanno introdotto beni nuovi o significativamente migliorati (40%) oppure servizi nuovi o migliorati (40%). Almeno tre imprese su  dieci hanno introdotto metodi organizzativi nuovi o migliorati (34%) oppure nuove o migliorate strategie di marketing (33%) o ancora nuovi o migliorati processi (30%).

• Rispetto alla rilevazione 2015 le aziende hanno meno probabilità di aver introdotto servizi e modalità organizzative nuovi o significativamente migliorati (rispettivamente -5% e -4%).

• Per la maggior parte delle aziende (62%), beni o servizi innovativi rappresentano tra l’1% e il 25% del loro fatturato, mentre un ulteriore 17% dichiara che rappresentano oltre il 26% del loro fatturato.

• Le aziende che investono in innovazione hanno più probabilità di aver investito parte del fatturato nell’acquisto di macchine, attrezzature, software o licenze (68%). Più della metà ha investito nella formazione (59%), la reputazione dell’azienda e il marchio (56%) o il miglioramento dei processi di business (51%).

• Rispetto ai risultati 2015, le aziende hanno meno probabilità di investire in formazione (-5 pp) e sono un po’ meno propense a investire in ricerca e sviluppo (-3 pp), software (-3 pp),  reputazione e branding (-3 pp).

L’INDICE DELL’INNOVAZIONE TRA I PAESI DELL’UE

La classifica 2016 per Paese in base al Quadro europeo di valutazione dell’innovazione segnala la seguente suddivisione dei Paesi dell’Ue nei quattro diversi gruppi di performance:

Leader di innovazione: Svezia, Danimarca, Finlandia, Germania, Paesi Bassi, la cui capacità di innovazione è ben superiore a quella della media europea.

Innovatori forti: Irlanda, Belgio, Regno Unito, Lussemburgo, Austria, Francia e Slovenia, la cui capacità di innovazione è al di sopra o vicino a quello della media europea.

Innovatori moderati: Cipro, Estonia, Malta, Repubblica Ceca, Italia, Portogallo, Grecia, Spagna, Ungheria, Slovacchia, Polonia, Lituania, Lettonia, Croazia, la cui capacità di innovazione è inferiore alla media dell’Ue.

Innovatori modesti: Bulgaria e Romania, la cui capacità di innovazione è ben al di sotto della media dell’Ue.

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