Il CETA sarà sottoposto ai Parlamenti nazionali

luglio 2016

Decisione presa dopo le forti pressioni delle Ong contro gli accordi commerciali

La Commissione europea ha presentato al Consiglio dell’Ue il 5 luglio scorso una proposta formale riguardante la firma e la conclusione dell’accordo di libero scambio tra l’Ue e il Canada, noto come Accordo economico e commerciale globale (Comprehensive Economic and Trade Agreement – CETA). La proposta contiene però un’importante novità: la piena entrata in vigore dell’accordo sarà subordinata a una decisione del Consiglio e all’approvazione del Parlamento europeo, ma anche da parte di tutti i Parlamenti nazionali degli Stati membri. Si tratta di «una notizia importante, che rende merito delle forti pressioni dei movimenti su Commissione europea e governi nazionali» osserva la Campagna Stop TTIP Italia, che vede decine di organizzazioni, reti, realtà e territori opporsi all’approvazione del CETA e del Trattato di Partenariato Transatlantico su commercio e Investimenti tra Ue e Usa (Transatlantic Trade and Investment Partnership – TTIP) nell’ambito di un’ampia mobilitazione internazionale.

Ces: «Una vittoria per la Campagna internazionale»

«Sottomettere l’accordo commerciale tra Ue e Canada ai Parlamenti nazionali è la decisione giusta data la controversia che lo circonda» ha commentato la segretaria confederale della Confederazione europea dei sindacati (Ces), Liina Carr, aggiungendo che tale decisione della Commissione rappresenta «una vittoria per i sindacati e tutti coloro che partecipano alla Campagna internazionale per accordi commerciali a vantaggio delle persone e non solo degli interessi aziendali». La Ces nutre ancora «serie preoccupazioni» circa il CETA e rende noto che si opporrà alla sua ratifica se non saranno apportati i cambiamenti concordati con il sindacato canadese Canadian Labour Congress: eliminare il processo legale privilegiato per gli investitori stranieri; rendere le violazioni delle disposizioni sul lavoro del CETA soggette al processo di risoluzione delle controversie e punibili con sanzioni; garantire che i nuovi servizi non siano soggetti alla “liberalizzazione di default”; escludere i servizi pubblici dalla liberalizzazione; eliminare l’accesso incondizionato di imprese straniere agli appalti pubblici.

Commissione europea: «L’Europa ha bisogno del CETA»

Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, è invece un forte sostenitore del CETA: «L’accordo tra Ue e Canada è il nostro accordo commerciale migliore e maggiormente proiettato al futuro e intendo che entri in vigore il più presto possibile. Il CETA offre nuove opportunità alle imprese europee, promuovendo nel contempo i nostri standard elevati a beneficio dei nostri cittadini». Secondo la Commissione, infatti, il CETA incrementerà lo scambio di servizi, creerà nuovi sbocchi sul mercato e fornirà un migliore accesso ai prestatori europei di servizi, i quali potranno viaggiare più facilmente tra l’Ue e il Canada mantenendo migliori contatti con i loro clienti. Sarà facilitato il riconoscimento delle qualifiche professionali nell’ambito delle professioni regolamentate (ad es. architetti, commercialisti, ingegneri). Inoltre, sostiene la Commissione, le imprese europee potranno partecipare ad appalti pubblici in Canada a tutti i livelli amministrativi (federale, provinciale e locale) in settori quali l’informatica, i trasporti su strada o quelli su rotaia. «È un accordo di cui l’Europa ha bisogno» ha dichiarato la commissaria europea per il Commercio, Cecilia Malmström, secondo la quale il CETA «permetterà di generare crescita e posti di lavoro estremamente necessari, difendendo al contempo le rigorose norme europee in settori quali la sicurezza igienico-sanitaria degli alimenti, la tutela dell’ambiente e i diritti dei lavoratori: questa è la sostanza della nostra politica commerciale».

Prosegue la Campagna contro CETA e TTIP

Di tutt’altro avviso la Campagna internazionale contro TTIP e CETA, secondo cui l’accordo commerciale Ue-Canada «potrebbe apparire piccolo e innocente rispetto al suo fratello più grande TTIP, ma non è meno tossico. Avrà un impatto su ogni cittadino europeo, dal cibo consumato al costo delle visite in ospedale. Il CETA abbasserà molto la lotta per gli standard, taglierà fuori la democrazia e minerà lo Stato di diritto». In una lettera aperta inviata a fine giugno al presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, e ai capi di Stato e di governo degli Stati membri dell’Ue, 240 Ong europee hanno ribadito che «oggi i cittadini europei hanno una maggiore consapevolezza degli accordi commerciali rispetto a qualsiasi momento precedente», per cui qualsiasi ulteriore sostegno al CETA e al TTIP verrebbe visto «come un chiaro segnale che i governi d’Europa guardano all’opinione pubblica con disprezzo».

E con un’altra lettera aperta, inviata invece al presidente del Parlamento europeo Martin Schultz, 67 organizzazioni internazionali tra cui Stop TTIP Italia hanno voluto riaffermare l’opposizione agli accordi commerciali transatlantici in vista del nuovo round di negoziati TTIP in calendario a Bruxelles dal 12 luglio. Le Ong sottolineano come finora il negoziato condotto dalla Commissione europea non abbia tenuto conto delle raccomandazioni espresse dall’Europarlamento nelle sue risoluzioni. Ad esempio, ricordano le Ong, «quella che richiedeva di non discutere di ambiti come la chimica, dove Usa e Ue hanno regole molto diverse. Aveva votato per escludere le politiche in contrasto al riscaldamento globale dalle legislazioni che potrebbero essere bersaglio di ricorsi presso i tribunali di arbitrato. Aveva chiesto pieno rispetto dei sistemi normativi in auge su entrambe le sponde dell’Atlantico, eppure il meccanismo della cooperazione regolatoria consentirà a grandi gruppi di interesse economico di visionare ed esprimere un parere sulle nuove regolamentazioni comunitarie prima ancora dei Parlamenti nazionali o di quello europeo».

Secondo i coordinatori di Stop TTIP Italia «questo accesso privilegiato a monte del processo normativo aumenta drasticamente l’influenza dell’industria e delle lobby sulle istituzioni, con ricadute potenzialmente disastrose sulla qualità della vita dei cittadini, l’ambiente e le conquiste sociali».

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