Rifugiati siriani: Turchia e Ue sotto accusa

giugno 2016

Chiesta la sospensione immediata dell’accordo in vigore dal marzo 2016

Alla vigilia della Giornata mondiale del rifugiato, appuntamento annuale voluto dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che si celebra in tutto il mondo il 20 giugno, varie fonti hanno reso noto che almeno otto profughi siriani, tra cui 4 bambini, sarebbero stati uccisi dall’esercito turco mentre tentavano di attraversare la frontiera per entrare in Turchia. Secondo alcune Ong i profughi stavano cercando di attraversare il confine nel nord-est della Siria (in una zona controllata da gruppi jihadisti) quando l’esercito turco ha fatto fuoco su di loro. Nella sparatoria sarebbero rimaste ferite anche altre otto persone. Dal canto loro le autorità turche hanno fatto sapere di aver avviato un’indagine, sostenendo di «non essere in grado» per ora «di verificare autonomamente le informazioni riguardanti gli spari».

Forte la condanna dell’accaduto a livello internazionale, «un atto che, se confermato, non ha precedenti, insopportabile. Chiunque spara a dei bambini che tentano di fuggire dal terrore è un criminale, come criminale è anche chi li costringe alla fuga dal loro Paese» ha accusato l’Unicef .

Non sarebbe la prima volta che si verifica un fatto del genere al confine turco-siriano, come denunciato dall’Osservatorio siriano per i diritti umani (pur criticato in passato di faziosità) secondo cui sarebbero già circa 60 dall’inizio dell’anno i civili uccisi mentre cercavano di fuggire dalla Siria in Turchia, Paese quest’ultimo le cui autorità hanno deciso la “linea dura” al confine per evitare un ulteriore aumento del numero di rifugiati siriani, che ha già superato i 2,7 milioni in Turchia.

Le critiche della Ces e di Amnesty International

In seguito a questi ultimi eventi la Confederazione europea dei sindacati (Ces) ha chiesto la sospensione immediata dell’accordo sui rifugiati in vigore tra Unione europea e Turchia. La Ces ha inviato una lettera aperta ai presidenti del Consiglio e della Commissione europei, Donald Tusk e Jean-Claude Juncker, chiedendo di presentare al Consiglio europeo del 28 giugno le richieste sindacali sull’assistenza umanitaria e i diritti dei rifugiati.

La Ces ha infatti adottato, il 15 giugno scorso, una dichiarazione in cui il movimento sindacale europeo ha espresso le sue preoccupazioni e avanzato le sue proposte per una vera e propria politica di asilo in Europa: «Siamo certi che, parlando a nome di 45 milioni di lavoratori e cittadini, la Ces possa contribuire a un clima favorevole per politiche comuni in materia di migrazione, asilo e integrazione» è scritto nella lettera. Il segretario generale, Luca Visentini, ha poi aggiunto: «Il diritto internazionale richiede nazioni che offrano riparo ai rifugiati. Sembra però che l’attuale Ue non si preoccupi del diritto internazionale, o addirittura della vita umana. Prima sono stati chiusi i confini e hanno iniziato a essere eretti muri. Poi l’Ue ha iniziato a pagare la Turchia per tenere i rifugiati fuori dall’Europa. Ora la Turchia spara ai rifugiati che cercano di entrare nel Paese. Quante persone dovranno essere vittime di violenze o dovranno annegare prima che l’Ue adotti una strategia più umanitaria?».

Duro il giudizio su Turchia e Ue anche da parte di Amnesty International, espresso dalla direttrice dell’ufficio Europa dell’organizzazione, Iverna McGowan: «La Commissione europea ha affermato che l’attuazione dell’accordo Ue-Turchia sta dando dei risultati. I risultati sono questi: migliaia di persone bloccate in condizioni disastrose in Grecia, rifugiati rispediti a forza in Siria dal confine della Turchia, siriani a rischio di essere rimandati dalla Grecia in Turchia. Risultati, certo, ma nessuno di cui essere orgogliosi. L’accordo Ue-Turchia è un duro colpo alla reputazione mondiale dell’Ue come attore globale dei diritti umani, difficilmente un modello da seguire per la politica estera dell’Ue».

In Europa solo una minima parte dei rifugiati mondiali

Nonostante gran parte dell’attenzione sia rivolta alle difficoltà dell’Europa nella gestione del milione e oltre di rifugiati e migranti arrivati via mare nel Mediterraneo nell’ultimo anno, la maggior parte dei rifugiati si trova in altre aree del mondo: l’86% è infatti in Paesi a basso o medio reddito, in prossimità di situazioni di conflitto.

Il Rapporto annuale Global Trends, pubblicato dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur-Unhcr) in occasione della Giornata mondiale, segnala come nel 2015 per la prima volta si sia superata la soglia dei 60 milioni di persone. Il totale di 65,3 milioni comprende 3,2 milioni di persone che erano in attesa di decisione sulla loro richiesta d’asilo in Paesi industrializzati a fine 2015 (il più alto totale mai registrato dall’Unhcr), 21,3 milioni di rifugiati nel mondo (1,8 milioni in più rispetto al 2014 e il dato più alto dall’inizio degli anni Novanta), e 40,8 milioni di persone costrette a fuggire dalla propria casa ma che si trovavano ancora all’interno dei confini del loro Paese (il numero più alto mai registrato, in aumento di 2,6 milioni rispetto al 2014).

Un dato allarmante riguarda i minori, che rappresentano il 51% dei rifugiati del mondo e in molti casi sono separati dai genitori: nel 2015 ci sono state 98.400 richieste d’asilo da parte di minori non accompagnati o separati dalle loro famiglie, il numero più alto mai registrato dall’Unhcr.

La Turchia, con 2,7 milioni di rifugiati, è il principale Paese ospitante, mentre il Libano ospita il più alto numero di rifugiati in rapporto alla popolazione (183 rifugiati ogni 1.000 abitanti).

Tra i Paesi industrializzati, il 2015 è stato anche un anno record per numero di nuove richieste d’asilo, con 2 milioni di richieste (che hanno contribuito ai 3,2 milioni di casi ancora pendenti alla fine dell’anno). La Germania è stata il Paese che ha ricevuto il maggior numero di richieste d’asilo (441.900), seguita da Stati Uniti (172.000), Svezia (156.000) e Russia (152.000).

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