Una consultazione pubblica sui diritti sociali

aprile 2016

Obiettivo definire un pilastro europeo dei diritti sociali all’inizio del 2017

La crisi economica degli ultimi anni ha avuto profonde conseguenze sociali, che possono ostacolare la crescita in Europa. Allo stesso tempo, il ritmo e la portata dei cambiamenti nel mondo del lavoro, abbinati all’evoluzione demografica, stanno trasformando la situazione occupazionale. L’efficacia dei mercati del lavoro e dei sistemi di protezione sociale nazionali e la capacità dell’economia di assorbire gli shock diventano così fondamentali per la sostenibilità economico-sociale dell’Unione europea. Partendo da queste considerazioni, la Commissione europea ha avviato un’ampia consultazione estesa alle altre istituzioni dell’Ue, alle autorità e i Parlamenti nazionali, alle parti sociali, la società civile, gli esperti accademici e i cittadini per giungere alla definizione di un «pilastro europeo dei diritti sociali». La consultazione è aperta per tutto il 2016 e i risultati raccolti nel corso di tale dibattito confluiranno nella fondazione del pilastro europeo dei diritti sociali all’inizio del 2017.

Nelle intenzioni della Commissione, il pilastro dei diritti sociali si fonderà sull’acquis sociale dell’Ue integrandolo, orientando le politiche in settori essenziali per il buon funzionamento e l’equità dei mercati del lavoro e dei sistemi di protezione sociale negli Stati membri. I principi proposti non sostituiranno i diritti esistenti, ma offriranno un mezzo per valutare l’efficacia delle politiche nazionali sociali e per l’occupazione, ravvicinarle e migliorarle. Così, spiega la Commissione, «il pilastro fungerà da bussola per orientare la rinnovata convergenza all’interno della zona euro». L’iniziativa è infatti destinata inizialmente ai Paesi della zona euro, permettendo poi agli altri Stati membri dell’Ue di aderirvi se lo desiderano.

I contenuti del pilastro sociale

In una comunicazione dell’8 marzo scorso la Commissione ha definito «una prima stesura di massima del pilastro», individuandone i tre temi di fondo:

pari opportunità e pari accesso al mercato del lavoro, compresi lo sviluppo di competenze e l’apprendimento permanente e il sostegno attivo all’occupazione;

condizioni di lavoro eque per creare un equilibrio di diritti e doveri tra lavoratori e datori di lavoro, come anche tra elementi di flessibilità e di sicurezza, facilitare la creazione di nuovi posti di lavoro, le assunzioni e l’adattabilità delle imprese, promuovere il dialogo sociale;

protezione sociale adeguata e sostenibile, accesso a servizi essenziali di alta qualità, assicurare una vita dignitosa e protezione dai rischi e mettere in grado i singoli di partecipare pienamente alla vita professionale e sociale.

Nell’ambito di queste tre rubriche sono stati identificati 20 settori d’intervento ai quali sono connessi differenti principi: su questi la Commissione apre la consultazione e avvia il dibattito. Esistono attualmente divergenze tra Paesi, tra gli interessi dei singoli, delle imprese e della società, e difficoltà nel sostenere il processo di convergenza verso l’alto in tutte le regioni europee. «La logica del pilastro non è nascondere tali differenze e tensioni bensì esplicitarle e affrontarle in una luce nuova, per aggiornare, ampliare e approfondire i diritti sociali, sul lavoro e nella società, facilitandone l’effettiva applicazione e promuovendo pratiche positive» spiega la Commissione.

Gli obiettivi della consultazione

Effettuare una valutazione dell’attuale acquis sociale dell’Ue per determinare in quale misura i diritti vigenti sono esercitati, se sono ancora pertinenti rispetto alle sfide attuali e a quelle future e/o se si debbano considerare nuovi modi di formularli.

Riflettere sui nuovi sviluppi dell’organizzazione del lavoro e delle società derivanti dagli effetti delle nuove tecnologie, dalle tendenze demografiche o da altri fattori importanti per la vita lavorativa e le condizioni sociali.

Raccogliere opinioni e osservazioni in merito al ruolo del pilastro europeo sui diritti sociali. La consultazione dovrebbe essere utile per discutere la portata, il contenuto e il ruolo del pilastro in quanto parte della dimensione sociale dell’Uem e per riflettere sulle esigenze specifiche della zona euro. Questa riflessione dovrebbe aiutare gli Stati membri non appartenenti alla zona euro a decidere se partecipare all’iniziativa.

Ces: «Buoni principi, ma molti dubbi»

«Un’iniziativa ambiziosa che contiene molti buoni principi» quella della Commissione secondo la Confederazione europea dei sindacati (Ces), che tuttavia solleva qualche dubbio sulle modalità di attuazione e su «alcune politiche screditate, come la flessicurezza». Insufficienti inoltre, secondo i sindacati europei, la protezione e la promozione della contrattazione collettiva e del dialogo sociale come mezzi per raggiungere salari equi. Secondo il segretario generale, Luca Visentini, «la Commissione sembra non suggerire nulla di giuridicamente vincolante, cosa che renderebbe debole questo pilastro. La Ces riterrebbe poi molto difficile accettare diritti che si applicherebbero solo nella zona euro e non ai lavoratori nel resto dell’Ue».

Secondo la Ces deve essere «chiaramente indicata» la necessità di adeguati sistemi universali di protezione sociale e di servizi pubblici di qualità, così come va garantito che gli standard più elevati in alcuni Paesi non saranno compromessi dalla convergenza. «Dopo anni di crisi, di elevata disoccupazione e di austerità, una nuova iniziativa per i diritti sociali è gradita» ha dichiarato Visentini, aggiungendo che «la Ces parteciperà attivamente alla consultazione e al dibattito con i governi, la Commissione e gli eurodeputati al fine di ottenere il miglior risultato possibile per i lavoratori, chiedendo inoltre alla Commissione una consultazione specifica con le parti sociali».

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