L’Ue intende riformare il sistema europeo d’asilo

aprile 2016

L’emergenza rifugiati ha evidenziato l’insostenibilità del “regolamento Dublino”

Un anno dopo la definizione da parte della Commissione europea di un’Agenda sulle migrazioni (maggio 2015), per mettere l’Unione europea nelle condizioni di affrontare gli elevati e crescenti flussi di profughi ai suoi confini meridionali, il bilancio è decisamente negativo. Il livello comunitario, che avrebbe dovuto esprimere solidarietà e condivisione, è stato di fatto surclassato dagli interessi nazionali di Stati membri che, anziché collaborare tra loro per una gestione comune dei flussi migratori, hanno preferito arroccarsi reintroducendo controlli e chiusure delle frontiere. I flussi di migranti non sono però diminuiti, hanno semplicemente cambiato rotte adattandosi alle situazioni. Così, se il 2015 ha registrato un aumento esponenziale di profughi che attraverso il Mar Egeo hanno cercato di raggiungere l’Ue attraverso la Grecia, le barriere introdotte ai confini da vari Paesi balcanici hanno dirottato i flussi migratori verso l’Italia, con numeri già raddoppiati nei primi tre mesi del 2016 (circa 24.000 persone) rispetto a un anno fa. Ora la decisione austriaca di erigere una barriera al confine del Brennero non fa che confermare la tendenza degli ultimi mesi, contraria alla solidarietà europea auspicata dalla Commissione: Grecia e Italia, invece di essere considerati i confini meridionali dell’Ue vengono isolati con l’introduzione di barriere a Nord e non supportati con politiche di ricollocazione dei richiedenti asilo mai attuate.

Di fronte all’evidente fallimento, Commissione e Parlamento europei hanno recentemente proposto di riformare il sistema comune di asilo.

Proposte della Commissione per un sistema d’asilo sostenibile

«La crisi dei rifugiati ha messo a nudo le debolezze del sistema comune di asilo europeo» sostiene la Commissione europea, che in una comunicazione ha individuato i problemi del sistema attuale: «La coesistenza di approcci nazionali diversi ha alimentato il cosiddetto “asylum shopping” e la migrazione irregolare, mentre il regolamento Dublino ha assegnato una responsabilità eccessiva a pochi Stati membri». Secondo la Commissione, il sistema europeo comune di asilo dovrebbe essere migliorato in cinque aree prioritarie:

Modificare il regolamento Dublino, o razionalizzandolo e integrandolo con un meccanismo correttivo per assicurarne l’equità, o adottando un nuovo sistema basato su un diverso principio di ripartizione.

Armonizzare le procedure per ridurre i fattori che attirano le persone in pochi Stati membri.

Introdurre misure per scoraggiare e sanzionare i movimenti secondari irregolari (“asylum shopping”), ad es. subordinando alcuni diritti al rilevamento delle impronte digitali e al soggiorno nel Paese dell’Ue cui il richiedente è assegnato.

Modificare il mandato dell’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo, con un ruolo più operativo: gestione del meccanismo di distribuzione, controllo delle conformità nazionali con le norme europee, capacità di adottare misure operative in situazioni di emergenza.

Rafforzare il sistema Eurodac, migliorando il rilevamento delle impronte digitali e la trasmissione di informazioni al riguardo nonché offrendo sostegno per i rimpatri.

Europarlamento: serve una raccolta centralizzata delle domande

Anche una risoluzione del Parlamento europeo ha espresso la necessità di rivedere il sistema di Dublino, proponendo di istituire una raccolta centralizzata delle domande a livello di Unione europea, «considerando ciascun richiedente asilo come una persona che cerca asilo nell’Unione, vista come un tutto unico, e non in un singolo Stato membro», e un sistema centrale per l’attribuzione della competenza per tutti coloro che chiedono asilo nell’Ue. Tale sistema, sostiene l’Europarlamento, potrebbe prevedere determinate soglie per Stato membro relative al numero degli arrivi, «il che potrebbe contribuire a disincentivare i movimenti secondari, dal momento che tutti gli Stati membri parteciperebbero pienamente al sistema centralizzato», e potrebbe funzionare sulla base di punti di crisi (“hotspot”) dai quali partirebbe la distribuzione nell’Ue. L’Europarlamento sottolinea però il ruolo centrale degli Stati membri per gli esiti del sistema europeo comune di asilo: «È impossibile valutare adeguatamente i vantaggi e gli svantaggi di taluni aspetti del Ceas, dato che numerosi Stati membri non hanno ancora attuato pienamente la legislazione», ricordando che nel settembre 2015 la Commissione ha dovuto adottare 40 decisioni di infrazione relative all’attuazione del Ceas nei confronti di 19 Stati membri, che si sono aggiunte ad altre 34 procedure pendenti.

POLITICA MIGRATORIA DELL’UE: NUMERI DI UN FALLIMENTO
- Nel settembre 2015 i Paesi dell’Ue si sono impegnati a ricollocare 160.000 richiedenti asilo dall’Italia e dalla Grecia entro settembre 2017: ad oggi solo 1.145 sono stati ricollocati.
- Nel luglio 2015 gli Stati membri hanno convenuto di reinsediare 22.504 persone in evidente bisogno di protezone internazionale: 5.677 gli sfollati reinsediati finora in 15 Paesi dell’Ue.
- 1,83 milioni di migranti hanno cercato di entrare nell’Ue nel corso del 2015, erano stati 282.500 nel 2014; il 20% circa dei migranti che arrivano via mare è costituito da minori.
- Nel 2015 sono state presentate nell’Ue oltre 1,4 milioni di domande di protezione internazionale, nel 6% circa dei casi si tratterebbe di minori non accompagnati.
- A febbraio 2016 il 22% delle persone giunte via mare in Grecia erano donne, il 40% minori
- Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) nel 2015 oltre 3.771 persone sono morte o disperse nel Mediterraneo; 444 nelle prime nove settimane del 2016; da settembre 2015 a fine febbraio 2016 più di 340 tra neonati e bambini sono annegati nel Mediterraneo orientale.
- Secondo Europol, almeno 10.000 minori non accompagnati sono scomparsi dopo essere arrivati in Europa.

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