Il lavoro dei genitori protegge dalla povertà infantile

aprile 2016

Uno studio europeo rileva il ruolo centrale del lavoro nella lotta alla povertà

Maggiore è l’intensità di lavoro in famiglia e minore è il rischio di povertà. La situazione dei genitori all’interno del mercato del lavoro è un fattore determinante delle condizioni in cui i bambini crescono e delle loro opportunità nel lungo periodo. È quanto emerge da uno studio della Commissione europea, secondo cui per garantire un’adeguata assistenza all’infanzia è importante sostenere l’accesso dei genitori al mercato del lavoro, consentire accordi per la flessibilità dell’orario di lavoro per entrambi i genitori e garantire posti di lavoro adeguatamente retribuiti. Inoltre, dovrebbe essere disponibile una rete di sicurezza per coloro che non riescono a partecipare al mercato del lavoro o per i cosiddetti “lavoratori poveri”, cioè persone il cui lavoro non è sufficiente a proteggere le loro famiglie dalla povertà.

Nell’Ue è povero un bambino su cinque

La povertà infantile è infatti uno dei problemi sociali più gravi per l’Unione europea: i minori hanno più probabilità di finire in povertà rispetto agli adulti e, dall’inizio della crisi economica, la povertà infantile è aumentata nella maggior parte degli Stati membri. Oggi nell’Ue si stimano quasi 20 milioni di minori al di sotto della soglia di povertà, più di uno su cinque, con un tasso di povertà del 21,1% rispetto al 16,3% rilevato tra le persone con più di 18 anni d’età. Si tratta di una tendenza preoccupante, perché i bambini sono più vulnerabili agli effetti devastanti della povertà e alle sue conseguenze a lungo termine rispetto agli adulti. Quindi, osservano gli autori dello studio, particolare attenzione deve essere accordata ai bambini che vivono in famiglie a basso reddito per garantire pari opportunità e per rompere la trasmissione intergenerazionale dello svantaggio. Vivere la povertà infantile spesso significa un accesso limitato alle cure sanitarie, un rischio più elevato di abbandono scolastico e, in prospettiva, disoccupazione e povertà.

L’intensità di lavoro contrasta la povertà

La partecipazione femminile al mercato del lavoro, importante per la parità di genere e il progresso economico, è condizione fondamentale per ridurre la povertà delle famiglie e quella infantile nello specifico. Gli ultimi decenni hanno visto la diffusione del lavoro di entrambi i genitori e il doppio reddito è diventata la norma per le famiglie europee. Di conseguenza, molte famiglie monoreddito (comprese le monoparentali) ed i bambini che in esse vivono affrontano un rischio crescente di povertà. Il rischio di povertà infantile è elevato (67,2% nell’Ue) per le famiglie con intensità di lavoro molto bassa e si riduce notevolmente (27,5%) nei casi di intensità di lavoro media (ad es. quando lavora uno dei due genitori), pur restando ancora decisamente superiore a quello rilevato tra i bambini che vivono in famiglie dove entrambi i genitori lavorano nell’intero arco dell’anno. Questo evidenzia come il lavoro possa svolgere un ruolo importante nella prevenzione o nella fuoriuscita dalla povertà.

Lavoro importante, ma serve protezione sociale

In molti Paesi dell’Ue il lavoro è considerato “la migliore forma di protezione sociale”, tuttavia non sempre l’elevata intensità di lavoro è sufficiente a sostenere i redditi delle famiglie con bambini eliminando la povertà infantile: è a rischio povertà mediamente il 6,5% dei minori dell’Ue che vivono in famiglie ad alta intensità di lavoro (il 18% in Romania). Per questo i sistemi di Welfare dovrebbero proteggere i bambini che vivono in famiglie escluse dal mercato del lavoro e aiutare coloro che pur lavorando sono in difficoltà.

Altrettanto importanti sono le possibilità per i genitori di conciliare lavoro e vita familiare e i sostegni economici alle famiglie: le prestazioni familiari costituiscono una parte rilevante del reddito delle famiglie con redditi più bassi in molti Paesi dell’Ue. Quindi il taglio di questi benefici, com’è avvenuto in vari Stati membri negli ultimi anni per “necessità di bilancio”, ha danneggiato le famiglie a basso reddito contribuendo ad aumentare la povertà infantile e le sue conseguenze negative nel lungo termine. Secondo gli autori dello studio «la lotta alla povertà richiede un approccio olistico, che integra i diritti dei minori in tutte le politiche. Il risparmio a breve termine sulle politiche per l’infanzia può perpetuare lo svantaggio intergenerazionale e generare costi connessi con la disoccupazione e la povertà nel futuro».

LEGAMI TRA OCCUPAZIONE E RISCHIO DI POVERTÀ
La riduzione della povertà dipenderà dalla quantità e dalla qualità dei posti di lavoro che saranno creati, sostiene il Rapporto su Occupazione e sviluppo sociale in Europa 2015 pubblicato dalla Commissione europea. I redditi delle famiglie nell’Ue sono mediamente in lieve aumento, e ciò dipende dai miglioramenti del mercato del lavoro, tuttavia i livelli sono ancora inferiori al 2009, anno da cui è iniziato anche un costante aumento delle persone a rischio di povertà o esclusione sociale, stabilizzaotsi poi negli ultimi due anni intorno al 24% della popolazione dell’ue, il che significa circa 122 milioni di persone. Il fatto poi che una delle tre componenti del rischio di povertà, la povertà relativa, abbia ripreso a crescere nel 2014 in 17 Stati membri riflette un deterioramento continuo degli standard di vita. Un’altra componente, rappresentata dalla quota di persone che vivono in famiglie a bassa intensità di lavoro, ha raggiunto l’11,1% nel 2014, ben al di sopra del livello pre-crisi (9,1%).
Le riduzioni di disoccupazione contribuiscono a ridurre i livelli di povertà, ma solo la metà dei poveri che trovano lavoro riescono a uscire dalla povertà. L’impatto della crescita occupazionale sulla povertà dipende infatti dal tipo di nuovi posti di lavoro creati, dai livelli salariali e se riguardano occupazioni a portata delle persone povere.
A tale proposito l’analisi mostra che gli interventi contro la disoccupazione sono più efficaci quando sono orientati verso l’innalzamento del livello di occupabilità e la formazione, così che le persone in difficoltà possano meglio muoversi verso posti di lavoro sostenibili.


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