Un piano umanitario per l’emergenza profughi

marzo 2016

Così la Commissione propone di affrontare la crisi in corso soprattutto in Grecia

Per far fronte all’attuale crisi dei rifugiati in Europa, la Commissione europea ha proposto il 2 marzo scorso l’introduzione di uno strumento di assistenza emergenziale che permetta di rispondere in modo più rapido e mirato alle crisi più gravi che colpiscono gli Stati membri dell’Ue. L’iniziativa nasce dal fatto che mentre i flussi di rifugiati verso l’Europa sono in costante aumento, la solidarietà tra Stati membri auspicata dalla Commissione nei mesi scorsi con il varo dell’Agenda per la migrazione non si è mai concretizzata, anzi è stata travolta dalle decisioni di molti governi europei di anteporre gli “interessi nazionali” a quelli comunitari e, quel che è peggio, al dovere di affrontare una crisi umanitaria. La reintroduzione da parte di molti Paesi europei dei controlli alle frontiere, la costruzione di barriere, la limitazione degli ingressi attraverso quote e la vera e propria chiusura di alcune frontiere hanno infatti reso evidente l’impossibilità per la Commissione di “imporre” la solidarietà europea contrastando decisioni unilaterali prese da Stati membri o da Paesi dell’area balcanica in attesa di diventarlo.

In Grecia una crisi umanitaria

Nei primi due mesi dell’anno 131.724 persone hanno intrapreso il viaggio verso l’Europa (con una stima di 410 vittime), di cui 122.637 sono arrivate in Grecia; un numero che si avvicina al totale di arrivi nei primi sei mesi del 2015 (147.209). L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur-Unhcr) rende noto che attualmente il numero di persone rifugiate e migranti in Grecia che hanno bisogno di accoglienza ha raggiunto quota 24.000, di cui circa 8.500 a Eidomeni, nei pressi del confine che le autorità della Macedonia hanno deciso di chiudere, in condizioni di sovraffollamento e con carenze di cibo, riparo, acqua e servizi igienici.

«L’Europa è oggi sull’orlo di una crisi umanitaria che in gran parte si è autoindotta. Questo risulta dalla rapidità con cui le persone rifugiate e migranti si stanno ammassando in una Grecia già in difficoltà, dal fatto che i governi continuano a non collaborare nonostante abbiano già raggiunto accordi su una serie di aspetti, e dalle nuove restrizioni ai confini imposte Paese dopo Paese. Pratiche incoerenti e contraddittorie stanno causando sofferenze evitabili e rischiano di violare gli standard stabiliti dalla normativa europea ed internazionale». È quanto denunciato dall’Unhcr, secondo cui risolvere la situazione di rifugiati e migranti in Europa, e prevenire una nuova crisi in Grecia, richiede una serie di azioni definite: «Tra le più urgenti vi è la necessità di una migliore programmazione di piani d’emergenza, che prevedano maggiori capacità di fornire accoglienza e altro supporto».

La proposta della Commissione

La Commissione intende quindi affrontare tale situazione proponendo un sostegno emergenziale agli Stati membri che riguarda «operazioni di assistenza e protezione volte a tutelare la vita, alleviare le sofferenze e salvaguardare la dignità umana», che nell’attuale crisi dei rifugiati comprenderà soprattutto la fornitura di cibo, ripari, medicinali e altri articoli necessari per soddisfare esigenze fondamentali conseguenti al massiccio afflusso di uomini, donne e bambini. La proposta della Commissione sarà sottoposta urgentemente a Consiglio e Parlamento europei perché prevede un bilancio dell’Ue rettificativo per il 2016 al fine di creare le risorse finanziarie necessarie, che non saranno sottratte ai programmi di aiuto umanitario esterno dell’Ue: il fabbisogno stimato per il 2016 è di 300 milioni di euro, mentre per il 2017 e il 2018 sono previsti altri 200 milioni di euro per ciascun anno.

Le azioni di supporto concrete, precisa la Commissione, saranno decise in base a proposte delle organizzazioni che già lavorano all’assistenza umanitaria nei luoghi in crisi e che sono pertanto in possesso delle competenze necessarie, come le agenzie dell’Onu, le Ong, le organizzazioni internazionali o i servizi specializzati degli Stati membri.

Centri UNHCR per minori e famiglie in transito in Europa
I Centri saranno chiaramente identificabili e forniranno un pacchetto base di servizi standardizzato, offerto da diverse organizzazioni tra cui Croce Rossa e Ong partner, saranno ubicati in luoghi strategici (punti di entrata/uscita lungo i confini, in prossimità di luoghi di registrazione o di centri urbani strategici) ma funzioneranno anche attraverso unità mobili. Non sostituiranno comunque, sottolineano i promotori di Unhcr e Unicef, la responsabilità e l’obbligo degli Stati di fare tutto ciò che è nelle loro facoltà per sostenere e proteggere i minori e le donne.
Quasi i due terzi di migranti, profughi e rifugiati attualmente in transito in Europa sono donne e bambini: a febbraio hanno rappresentato circa il 60% degli arrivi via mare rispetto al 27% del settembre 2015. Per sostenere bambini, adolescenti e famiglie l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur-Unhcr) e l’Unicef stanno creando dei Centri specializzati denominati “Blue Dot”, che forniranno spazi sicuri per i minori e le loro famiglie, servizi di base, attività ricreative, protezione e consulenza. Questi centri si pongono l’obiettivo di supportare famiglie vulnerabili in transito, e i numerosi minori non accompagnati o separati (oltre 90.000 registrati nel 2015 in Europa), a rischio di malattia, traumi, violenza, tratta e sfruttamento. Avranno anche lo scopo di identificare e proteggere i bambini e gli adolescenti che viaggiano da soli e ricongiungerli con le loro famiglie laddove possibile, e laddove questo rappresenti il superiore interesse del minore.I primi dei 20 Centri “Blue Dot”, il cui allestimento è previsto entro i prossimi tre mesi, sono già operativi o lo saranno presto in Grecia, Macedonia, Serbia, Croazia e Slovenia.

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