L’Ue cerca di rispondere al terrorismo

marzo 2016

Urgenti un maggior coordinamento e un miglior scambio di informazioni e dati

Le istituzioni di un’Unione europea già in crisi su vari fronti cercano ora di trovare modalità comuni per rispondere alla minaccia terroristica, che quattro mesi dopo la strage di Parigi del 13 novembre 2015 si è ripresentata tragicamente con gli attacchi del 22 marzo a Bruxelles.

I ministri europei degli Interni e della Giustizia si sono così riuniti in un Consiglio straordinario il 24 marzo, concordando un’accelerazione per l’adozione di alcuni provvedimenti proposti dopo gli attentati di Parigi ma rimasti finora nelle intenzioni perché bloccati da veti politici. Maggior coordinamento a livello europeo su controlli, scambio di dati e informazioni, cose che dovrebbero essere scontate tra gli Stati membri dell’Ue ma che di fatto non lo sono, come ha ricordato anche il ministro italiano della Giustizia, Andrea Orlando, per descrivere le difficoltà europee: «I terroristi ci colpiscono come se fossimo una cosa sola e noi rispondiamo come se fossimo diversi».

Al fine di «rafforzare la capacità collettiva di combattere il terrorismo», i ministri dell’Ue hanno quindi concordato un piano in 10 punti che prevede alcuni passaggi ritenuti urgenti.

Più controlli sui passeggeri

Ad esempio l’adozione nel prossimo aprile e l’attuazione urgente della direttiva cosiddetta Pnr (Passenger Name Record). Si tratta della direttiva sull’uso dei dati del codice di prenotazione a fini di prevenzione, accertamento, indagine e azione penale nei confronti dei reati di terrorismo e dei reati gravi. Con essa, finora bloccata dal Parlamento europeo per problemi di limitazione della privacy, si intende disciplinare il trasferimento dei dati dei passeggeri di voli internazionali dalle compagnie aeree agli Stati membri, nonché il trattamento di tali dati da parte delle autorità competenti. Ai sensi della nuova direttiva, i vettori aerei saranno obbligati a fornire alle autorità degli Stati membri i dati Pnr per i voli in arrivo o in partenza dall’Ue, mentre gli Stati membri potranno raccogliere i dati sui voli interni all’Ue e dovranno istituire una «unità d’informazione sui passeggeri».

Identificazioni e “frontiere intelligenti”

Altra questione ritenuta urgente è quella relativa alle «frontiere intelligenti e l’interoperabilità». Ai fini di verificare in modo attendibile l’identità delle persone, si propone di «incrementare l’alimentazione sistematica, l’uso coerente e l’interoperabilità» delle banche dati europee e internazionali nei campi della sicurezza, degli spostamenti e della migrazione, avvalendosi degli sviluppi tecnologici. Si intende sviluppare un sistema automatizzato di riconoscimento delle impronte digitali, su scala europea e integrato nel Sistema d’informazione Schengen (SiS). Entro giugno, chiedono i ministri, la Commissione e le agenzie competenti dovranno presentare risultati concreti per migliorare la raccolta, la verifica e la connessione delle informazioni nel settore della lotta contro il terrorismo.

Contrasto della radicalizzazione

Per quanto riguarda le azioni di prevenzione, è considerato importante «l’individuazione precoce dei segnali di radicalizzazione a livello locale e il contrasto della retorica di Daesh soprattutto attraverso strategie di comunicazione e lo sviluppo di programmi di riabilitazione». Sotto questo profilo si intende rafforzare il supporto europeo agli operatori, alla società civile e agli Stati membri, ed entro giugno è chiesto alla Commissione di produrre un codice di condotta contro l’incitamento all’odio on line, frutto della collaborazione in sede di Forum dell’Ue su Internet, per contrastare la propaganda terroristica.

Maggior coordinamento operativo

In materia di coordinamento operativo il Consiglio Affari interni e Giustizia intende dare pieno sostegno al Gruppo antiterrorismo (Counter terrorism group – Ctg), in particolare accelerando la creazione di una piattaforma dedicata per lo scambio multilaterale di informazioni in tempo reale. È richiesto di ricorrere «con maggiore regolarità» alle squadre investigative comuni tra Stati membri, per coordinare le indagini e raccogliere e scambiare prove, nonché di istituire una squadra comune di collegamento di esperti nazionali antiterrorismo presso il neo costituito Centro europeo antiterrorismo (European Counter Terrorism Centre – Ectc) di Europol, «con l’incarico di sostenere le autorità di contrasto degli Stati membri nelle loro indagini sulle più ampie dimensioni europee e internazionali dell’attuale minaccia terroristica, presso la quale gli Stati membri sono invitati a distaccare esperti». Una squadra di esperti che, secondo quanto auspicato dai ministri europei, dovrebbe utilizzare le capacità di contrasto di Europol per monitorare la minaccia rappresentata dai combattenti stranieri, i flussi di finanziamento del terrorismo e di armi illegali, e la propaganda online.

LA LOTTA DELL’UE AL TERRORISMO
«La responsabilità di lottare contro il terrorismo spetta in primo luogo agli Stati membri. Tuttavia, l’Ue può e dovrebbe svolgere un ruolo di sostegno che contribuisca ad affrontare la natura transfrontaliera della minaccia». È quanto sostiene l’Ue, che dopo gli attentati di Madrid del 2004 ha deciso di sviluppare anche in materia di lotta al terrorismo modalità comuni e, a tal fine, nel 2005 ha adottato una strategia antiterrorismo. Incentrata su quattro pilastri principali: prevenzione, protezione, perseguimento e risposta, la strategia riconosce l’importanza della cooperazione con i Paesi terzi e le istituzioni internazionali. Nel 2007, poi, è stata istituita la carica di coordinatore antiterrorismo dell’Ue (ricoperta da Gilles de Kerchove), con i compiti di coordinamento, proposta e monitoraggio nella strategia europea antiterrorismo.

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