Ttip: l’Ue vuole inserire lo sviluppo sostenibile

novembre 2015

Anche lavoro e ambiente all’interno dei negoziati commerciali Ue-Usa

La Commissione europea ha pubblicato il 6 novembre scorso la proposta di un capitolo sul commercio e lo sviluppo sostenibile, comprendente lavoro e ambiente, da includere nei negoziati commerciali in corso tra Ue e Usa nell’ambito del Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti (Ttip, vedi euronote” 87/2015). Obiettivo della Commissione è l’introduzione di politiche commerciali «più responsabili» a livello europeo e mondiale, con la garanzia da parte di Ue e Usa di standard elevati in materia di lavoro e ambiente e di instaurare una collaborazione per affrontare sfide globali quali il lavoro minorile, la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro, i diritti dei lavoratori e la protezione dell’ambiente.

«Il commercio è uno strumento per creare nuove opportunità economiche per i consumatori, i lavoratori e i datori di lavoro, ma anche per contribuire a costruire un mondo più responsabile. Promuovere il commercio non significa solo perseguire i propri interessi economici, ma anche propugnare valori. Il lavoro minorile, l’insufficienza dei diritti dei lavoratori o il comportamento irresponsabile delle imprese sono flagelli di portata mondiale che la politica commerciale deve aiutarci ad affrontare» ha dichiarato la commissaria europea per il Commercio, Cecilia Malmström, aggiungendo: «Per questo nei negoziati commerciali Ue-Usa proponiamo un approccio molto ambizioso allo sviluppo sostenibile, che sarà rispettato, attuato e fatto valere impegnandoci per i valori».

Le disposizioni sul lavoro

Contestualmente, la Commissione ha presentato anche la prima Relazione sull’ultimo ciclo di negoziati Ttip, svoltosi ad ottobre, che sintetizza le discussioni avute in tutti e tre gli ambiti dell’accordo: accesso al mercato, questioni normative e norme.

Per quanto concerne le disposizioni dettagliate nell’ambito del lavoro il testo giuridico dell’Ue comprende:

• sostegno a tutti gli obiettivi strategici dell’Agenda per il lavoro dignitoso dell’Ilo, tra cui la promozione dell’occupazione, i diritti dei lavoratori, la protezione sociale, il dialogo sociale, nonché la non discriminazione e la parità di genere;

• un’affermazione delle norme fondamentali del lavoro dell’Ilo, tra cui la libertà di associazione e il diritto alla contrattazione collettiva, l’impegno ad eradicare il lavoro forzato ed obbligatorio e il lavoro minorile e l’assenza di discriminazione lavorativa e professionale; l’inclusione di un’applicazione efficace nel diritto e nella pratica delle convenzioni dell’Ilo di cui le parti sono contraenti e il sostegno agli sforzi profusi per la ratifica delle Convenzioni fondamentali;

• il coinvolgimento di strutture, quali i Comitati aziendali, per agevolare il dialogo sociale interno e transatlantico e l’informazione e la consultazione dei lavoratori;

• l’impegno a promuovere a livello mondiale l’obiettivo di eliminare immediatamente ed efficacemente le peggiori forme di lavoro minorile e il lavoro forzato o obbligatorio in tutte le sue forme, anche tramite leggi nazionali;

• la protezione di altre norme dell’Ilo oltre a quelle fondamentali, come la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro.

Il ruolo della società civile

Secondo quanto comunica la Commissione, nell’ambito del Ttip la società civile, compresi i sindacati e le Ong attive nel settore ambientale, esercita una forte influenza sulla politica commerciale dell’Ue. Le competenze delle Ong e delle organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro si rivelano estremamente utili in sede di attuazione e di monitoraggio degli impegni assunti a favore dello sviluppo sostenibile negli accordi commerciali dell’Ue esistenti. Prima di presentare la proposta agli Stati Uniti, la Commissione europea ha detto di aver consultato più volte tutte le parti interessate, i membri del Parlamento europeo e gli Stati membri.

I recenti accordi commerciali dell’Ue, sottolinea la Commissione, prevedono un ruolo formale per la società civile, dopo che l’accordo entrerà in vigore, attraverso la partecipazione a gruppi consultivi interni e una piattaforma comune di dialogo con una vasta platea di parti interessate. «L’Ue intende continuare a lavorare in stretta collaborazione con la società civile e le organizzazioni internazionali per quanto riguarda l’attuazione pratica e il monitoraggio del Ttip» sostiene la Commissione.

Ttip sul sito della Commissione europea

LA POSIZIONE DELLA CAMPAGNA STOP TTIP
«Tanto rumore per nulla. Con  queste  poche  parole  si  può  riassumere  la  posizione  recentemente  espressa  dalla  Commissione europea su Ttip e ambiente, diritti del lavoro e sostenibilità come riassunta nel capitolo negoziale sullo Sviluppo sostenibile.
Aldilà della retorica profusa dalla commissaria al Commercio Cecilia Malmstrom nel presentare il testo, una sua  analisi e un excursus degli ultimi trattati di libero scambio conclusi dall’Ue con Paesi terzi, mostrano come le questioni collegate ai diritti del lavoro e dell’ambiente siano costantemente messe in secondo piano rispetto alle esigenze degli investitori e dei mercati e come le normative e i principi del libero mercato abbiano sempre e comunque la precedenza sulla tutela ambientale e del diritto del lavoro.
In esso, infatti, sono contenuti molti concetti, molti  desiderata,  diversi verbi declinati alla prima voce plurale del tempo futuro, ma  non si prevede  nessun meccanismo vincolante che imponga ai Paesi di tenere in seria considerazione lo sviluppo sostenibile non solo come mantra, ma anche come necessità per il Pianeta di oggi e per quello delle generazioni che verranno.
La COP21, che si tiene a Parigi nel dicembre 2015, sta ponendo una serie di questioni non più ignorabili, a cominciare dall’inadeguatezza degli impegni (volontari) presi dai Paesi  firmatari  della  Convenzione  Onu  (Unfccc)  che  se  confermati  non  impedirebbero  alla temperatura media globale di superare i 2°C di aumento rispetto alla temperatura dell’era preindustriale (le attuali stime parlano di un possibile aumento di 3.5°C). Uno scenario che porterebbe a modifiche profonde negli ecosistemi, nella capacità di resilienza dei territori e, conseguentemente, delle comunità che li abitano (e delle loro economie).
La lotta al cambiamento climatico presuppone strategie concrete, normative applicabili, un ribaltamento del senso comune secondo cui la liberalizzazione del  commercio e il primato dei mercati porteranno certamente a un aumento del benessere per tutti e a una maggiore tutela ambientale. Anche perché i dati di realtà, e molti studi, stanno dimostrando il contrario.
Ma  la  Commissione  europea  all’interno  dei  suoi  negoziati  di  liberalizzazione  commerciale,  sembra ignorare colpevolmente tutto questo. E sperare, convintamente, che lo facciamo anche noi».
Pubblicato da Stop Ttip Italia il 13 novembre 2015

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