Migrazioni: a Malta un Vertice deludente

novembre 2015

Dal Summit euro-africano nessuna svolta nelle politiche migratorie

«L’Unione europea è chiamata ad affrontare una sfida senza precedenti. Questa crisi dei rifugiati e dei migranti non svanirà da sola semplicemente perché volgiamo lo sguardo altrove. Anzi, potrà solo peggiorare». Così si è espresso il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, nel corso di un incontro informale dei leader dell’Ue il 12 novembre scorso a Malta, aggiungendo: «La solidarietà europea può funzionare se ci impegneremo tutti insieme, ma non se lasceremo che un piccolo numero di Paesi faccia tutto il lavoro pesante». Anche più duro il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, nei confronti delle titubanze e dei ritardi degli Stati membri rispetto alla redistribuzione dei rifugiati, dal momento che i posti messi a disposizione finora dai Paesi sono stati 3246 su 160 mila concordati e i ricollocamenti effettuati da Grecia e Italia sono stati appena 130: «Se si va avanti con questo ritmo si finisce nel 2101» ha detto Juncker, dichiarandosi «del tutto insoddisfatto» per la situazione.

L’incontro tra i leader dell’Ue è avvenuto a Malta al termine del Vertice euro-africano sulle migrazioni svoltosi nei giorni 11-12 novembre, cui hanno partecipato 63 capi di Stato e di governo oltre ai rappresentanti delle principali istituzioni internazionali.

Un Fondo insufficiente e ambiguo

Un Vertice che rispetto alle aspettative è stato profondamente deludente. L’unica decisione è stata quella relativa  all’Emergency Trust Fund, un fondo da 1,8 miliardi di euro con cui l’Europa intende supportare i Paesi africani per prevenire e ridurre le migrazioni. Una decisione però criticata per vari motivi.

Il presidente del Senegal, Macky Sall, attuale presidente di turno della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale, ha definito «insufficiente per tutta l’Africa» l’impegno finanziario promesso, criticando anche la «troppa enfasi messa sui rimpatri». Sulla stessa linea la presidente dell’Unione africana, Nkosazana Dlamini Zuma, la quale ha avvertito che i centri di registrazione per i migranti in Africa «comunque saranno chiamati diventeranno de-facto dei centri di detenzione», mentre in generale sulle modalità di affrontare la questione migratoria «alcuni Paesi europei hanno assunto un “approccio da fortezza”» ha sottolineato. In pratica, secondo molti leader africani e la maggior parte degli osservatori internazionali la proposta europea sembra più che altro un tentativo di delocalizzare all’esterno dei confini dell’Ue il controllo delle migrazioni, pagando ai governi africani l’impegno di fermare i migranti prima della partenza verso l’Ue e di riprendere quelli espulsi dal territorio europeo. Quindi il Trust Fund sembrerebbe destinato più a intensificare i controlli che non a incidere sulle cause delle migrazioni. Tra l’altro, oltre che considerato insufficiente il fondo è al momento del tutto virtuale: come comunicato dalla Commissione europea, finora i soldi stanziati effettivamente dagli Stati membri dell’Ue sono stati appena  81,27 milioni di euro.

Fondi sottratti alla cooperazione

Il Trust Fund si baserebbe poi su un inganno, denunciano le Ong della cooperazione internazionale: gli 1,8 miliardi promessi proverranno dai fondi per la cooperazione verso l’Africa, con  un miliardo di euro proveniente dalle riserve European Development Fund (fondi previsti ma mai stanziati) e 800 milioni coperti con altri fondi per la cooperazione, a cui si aggiungeranno i soldi che dovrebbero stanziare gli Stati membri. «L’Africa Trust Fund dovrebbe aiutare persone, non costruire barriere, mentre invece tra i possibili progetti da finanziare ne esistono anche riguardo la gestione delle frontiere nei Paesi africani, che nulla hanno a che fare con la cooperazione» ha denunciato l’Ong Oxfam.

Il fatto che si tema una sovrapposizione con i fondi destinati alla cooperazione è stato confermato dall’appello per salvare la cooperazione europea lanciato in apertura del Vertice di Malta dal segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon, secondo cui le Nazioni Unite registrano un drammatico calo di donazioni dall’Ue, passate da 560 milioni di dollari nel 2014 a 77 milioni nel 2015.

Aiuti trasformati in strumenti di controllo

«Quasi il 30% dei 60 milioni di persone in fuga nel mondo si trova in uno dei 35 Paesi africani presenti al Summit, mentre solo il 3% ha trovato rifugio nei ben più agiati Paesi dell’Ue. A fronte di questa sproporzione, con quale credibilità l’Europa può chiedere proprio a quei 35 Paesi di contenere le partenze di rifugiati e riaccogliere le persone respinte? Con che faccia, ha incoraggiato la Turchia a costruire nuovi campi e sigillare le proprie frontiere quando nella sola città di Istanbul si stima risiedano più siriani che in tutto il vecchio continente?». L’organizzazione Medici senza frontiere (Msf) Italia, attraverso le parole del suo presidente Loris De Filippi, così come molte altre Ong accusa i leader europei di «metter mano al portafogli per offrire incentivi ai governi pronti a collaborare alle operazioni di rimpatrio e alla chiusura delle proprie frontiere», ma ricorda che trasformare gli aiuti internazionali in strumenti per il controllo delle migrazioni contraddice i principi del Trattato di Lisbona (art. 18) e della Dichiarazione comune sull’aiuto umanitario. «Gli aiuti – conclude il presidente di Msf – dovrebbero servire a offrire assistenza alle persone più vulnerabili, in virtù unicamente dei loro bisogni e senza differenza tra rifugiati e migranti economici, non certo per finanziare misure di contenimento il cui unico obiettivo è impedire a queste stesse persone di trovare protezione in Europa».

I COSTI DELLA FORTEZZA EUROPEA
Secondo alcune ricerche condotte dal consorzio giornalistico europeo The Migrants’ Files, dal 2000 i rifugiati e i migranti nel tentativo di raggiungere l’Europa hanno finanziato i trafficanti con più di un miliardo di euro all’anno, mentre i Paesi europei hanno speso una quantità di denaro pubblico simile per non farli arrivare o respingerli. Dal 2000, infatti, i 28 Stati membri dell’Ue più Norvegia, Liechtenstein, Svizzera e Islanda hanno deportato milioni di persone con una spesa di almeno 11,3 miliardi di euro. Un altro miliardo è stato speso per coordinare le forze di controllo delle frontiere esterne dell’Ue, principalmente attraverso l’agenzia Frontex. Costi che in realtà sono maggiori dato che si dovrebbero aggiungere le spese sui controlli ordinari condotti alle frontiere dagli Stati membri.
Inoltre, il consorzio giornalistico stima in oltre 30.000 il numero di rifugiati e migranti morti e dispersi nel tentativo di raggiungere o rimanere in Europa dal 2000 a oggi.

Comments are closed.

Tag Cloud

Cerca in Euronote

Ricerca per data