Povertà: l’Ue in grave ritardo

ottobre 2015

Con un quarto della popolazione a rischio, l’obiettivo 2020 risulta di fatto irraggiungibile

«La povertà e l’esclusione sociale stanno diventando uno dei problemi più persistenti in Europa. I leader dell’Ue hanno fornito forse alcuni impegni attraverso la strategia Europa 2020, tuttavia, anche per una mancanza di determinazione nel passare dalle parole ai fatti, i risultati sono scarsi» ha dichiarato il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, nel corso della Conferenza annuale organizzata lo scorso 9 ottobre a Bruxelles dall’European Anti-Poverty Network (Eapn) per discutere dei Programmi nazionali di riforma (Pnr) 2015 degli Stati membri dell’Ue.

La scarsità dei risultati è evidenziata dalla rilevazione che Eurostat ha pubblicato in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della povertà (17 ottobre): nell’Ue si stimano 122 milioni di persone a rischio di povertà o esclusione sociale, cioè un quarto della popolazione complessiva; una percentuale aumentata durante gli anni della crisi e che in alcuni Paesi si estende addirittura a un terzo della popolazione.

«Non possiamo abbassare la nostra ambizione per quanto riguarda la lotta alla povertà. La situazione attuale va contro i valori e i principi dell’Ue e mina la fiducia dei cittadini nel progetto europeo. Siamo determinati a non permettere che una tale situazione continui» ha detto la commissaria europea per gli Affari sociali e l’Occupazione, Marianne Thyssen. Finora però non è stato così.

Come osservato dalla valutazione dell’Eapn sui Programmi di riforma, le politiche anti-povertà attuate a livello europeo sono del tutto insufficienti: l’88% dei Pnr 2015 non ha la povertà tra le priorità; il 76% sostiene ancora l’austerità come obiettivo principale; il 65% si focalizza sulle politiche macroeconomiche e finanziarie e non sugli obiettivi di Europa 2020; nonostante il 47% delle reti nazionali anti-povertà sia stato consultato, il 76% ha dichiarato di non essere stato preso sul serio.

«Le politiche dell’Ue si concentrano sulla crescita, ma per chi e per che cosa? Finché le disuguaglianze non saranno affrontate, soprattutto quelle causate dall’austerità, la povertà e l’esclusione continueranno ad aumentare e con esse il rischio di fallimento dell’Ue» sostiene il presidente dell’Eapn, Sérgio Aires.

Nel 2010, la strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva aveva fissato l’obiettivo di ridurre la povertà di almeno 20 milioni entro il 2020, da realizzare attraverso il ciclo di coordinamento del semestre europeo. Invece, il numero di persone a rischio di povertà ed esclusione sociale nell’Ue non solo non è diminuito ma è addirittura aumentato di circa 5 milioni dal 2008. Oltretutto, mentre il semestre europeo avrebbe dovuto coinvolgere le parti interessate nel processo a livello nazionale e comunitario, il coinvolgimento e la partecipazione sono stati generalmente di bassa qualità, minando il sostegno all’Ue da parte della società civile e lo sviluppo di soluzioni sostenibili.

poverta¦Ç 95Per modificare la situazione sono necessarie tre azioni prioritarie, sostiene l’Eapn: assicurare obiettivi sociali nelle politiche macroeconomiche; rafforzare la dimensione sociale dell’Ue, con una strategia integrata anti-povertà e standard sociali; coinvolgere seriamente le Ong.

Una lettera aperta ai leader dell’Ue

Alla vigilia della Giornata internazionale per l’eliminazione della povertà l’Eapn ha poi inviato una lettera aperta ai capi di Stato e di governo dell’Unione europea.

Ricordando che dal 1987 la Giornata internazionale invita gli Stati a «presentare e promuovere attività concrete per l’eliminazione della povertà e della miseria», che la strategia Europa 2020 impegna gli Stati membri a raggiungere un obiettivo di riduzione della povertà, che gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite impegnano i governi a intervenire per «porre fine alla povertà», l’Eapn ha osservato: «È giunto il momento per l’Ue di essere coerente a tutti questi impegni e adottare una strategia globale e integrata per sradicare la povertà, che sia costruita con e per le persone in povertà».

Secondo il network europeo, la crisi migratoria in corso aggrava la crisi che l’Unione europea sta vivendo negli ultimi anni, «nata da politiche che continuano a trascurare il benessere delle persone e la crescita diffusa esacerbando le disuguaglianze». Eapn ricorda innanzitutto che coloro che soffrono di queste crisi sono persone, che necessitano di risposte adeguate nel rispetto della loro dignità e ritiene immorale mettere in concorrenza le esigenze di chi è nella disperazione con le esigenze di coloro che vivono in povertà. «Invece di creare una concorrenza tra poveri, è giunto il momento di affrontare le disuguaglianze, contrastare l’evasione e la frode fiscale, tassare la speculazione finanziaria in modo che la ricchezza sia ridistribuita per garantire che siano soddisfatte le esigenze di tutte le persone in povertà. Dobbiamo combattere la povertà e non combattere i poveri» scrive la Rete europea che, con le sue 31 reti nazionali e i suoi 18 organismi europei che rappresentano più di 6000 organizzazioni in tutta Europa, ricorda ai capi di Stato e di governo dell’Ue alcune priorità:

• La povertà è una violazione dei diritti umani vissuta da oltre 121 milioni di persone e il numero è in crescita.

• L’Unione europea ha la responsabilità di rispondere rapidamente a questa crisi di povertà, con una strategia integrata che consideri la politica sociale come un investimento e non un costo e che, in combinazione con sistemi fiscali/previdenziali equi, può portare a ridurre la povertà e le disuguaglianze e garantire la crescita inclusiva e sostenibile.

• Le politiche macroeconomiche devono contenere obiettivi sociali, al servizio dell’inclusione sociale e della coesione. Obiettivi e traguardi di Europa 2020 devono essere ripristinati al centro delle politiche chiave a livello europeo, tra cui il semestre europeo.

• Standard sociali comuni a livello europeo devono essere introdotti per garantire un reddito adeguato per tutti in tutto il ciclo di vita, tra cui l’adozione di una direttiva quadro per i meccanismi di reddito minimo adeguato.

• L’effettiva partecipazione della società civile è fondamentale, compresa quella delle persone in povertà e delle loro organizzazioni, nella progettazione, attuazione e controllo delle politiche. Tale partecipazione efficace richiede un adeguato e continuo sostegno finanziario per il lavoro della società civile.

http://www.eapn.eu

IN ITALIA SERVE UN VERO PIANO CONTRO LA POVERTÀ
La povertà si contrasta con un Piano organico e le risorse non sono il principale ostacolo alla sua attuazione, perché se c’è chiarezza sull’obiettivo e sul percorso, ed una forte volontà politica, si può iniziare da subito. Questo il messaggio lanciato il 14 ottobre scorso a governo e Parlamento italiani dall’Alleanza contro la povertà in Italia, realtà che raccoglie l’adesione di 35 organizzazioni nazionali appartenenti alle istituzioni, al sindacato e al Terzo settore. L’Alleanza propone di introdurre un Reddito di inclusione sociale (Reis) partendo dalle famiglie più indigenti,  indipendentemente dall’età o da altre caratteristiche dei componenti, e di estenderlo progressivamente a tutte quelle in povertà assoluta. Secondo l’Alleanza, il vero salto di qualità rispetto al passato sarebbe stabilire che ogni povero, in quanto tale, ha diritto a sperare in un futuro migliore.
«Negli ultimi 12 mesi abbiamo registrato un elevato grado di consenso sulla misura contro la povertà assoluta proposta dall’Alleanza, il Reis – ha affermato Cristiano Gori, professore dell’Università Cattolica –. Tre sono gli obiettivi: costruzione di futuro, inclusione sociale, universalismo. Dobbiamo iniziare oggi un percorso credibile per un Welfare migliore che rimanga domani». Secondo Pietro Barbieri, del Forum Nazionale del Terzo Settore, «è tempo di smetterla con le sperimentazioni sulla povertà. Chiediamo che vengano definiti i livelli essenziali di assistenza e che il Paese si faccia carico del tema della povertà e del Welfare». Vera Lamonica, Cgil, ritiene necessario «un piano strutturale, universale e di prospettiva che abbia un obiettivo definito, il contrasto della povertà assoluta, da raggiungere con un percorso graduale che può avere un unico criterio, il grado di povertà: si parte da chi è in condizioni di maggiore difficoltà, ma ci si deve rivolgere a tutti e non a specifiche categorie. Il contrasto alla povertà deve essere un Livello essenziale di assistenza garantito in tutto il Paese». Il governo, ha dichiarato Lorenzo Lusignoli della Cisl, «deve fare uno sforzo per recuperare le risorse necessarie a far partire il Reis in un Piano quadriennale che contempli sì la gradualità ma anche la certezza sugli obiettivi da raggiungere anno dopo anno, fino alla completa introduzione di uno strumento organico, strutturale e universale di lotta alla povertà».

http://www.redditoinclusione.it

poverta-ue-2008-2014

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