Clima: la linea dell’Europarlamento

ottobre 2015

Indicate le priorità sui cambiamenti climatici in vista della Conferenza di Parigi

In preparazione della Conferenza delle Nazioni Unite sul clima, COP21 che si terrà a Parigi dal 30 novembre all’11 dicembre, il Parlamento europeo ha richiesto all’Unione europea e ai suoi Stati membri di raggiungere un accordo su un taglio del 40% delle emissioni di gas a effetto serra entro il 2030 e un aumento progressivo degli impegni finanziari per le politiche climatiche. Gli eurodeputati, secondo i quali limitare l’aumento della temperatura a una media di 2°C non garantisce che saranno evitati impatti negativi significativi, hanno chiesto che anche i settori del trasporto aereo e marittimo adottino provvedimenti per limitare le loro emissioni entro la fine del 2016.

«Ci troviamo di fronte alla lotta del secolo. Se non riusciremo a evitare che il riscaldamento globale superi i 2°C entro la fine del secolo, assisteremo sempre più a fenomeni di siccità, inondazioni, scioglimento dei ghiacciai e scomparsa di terreno coltivabile» ha dichiarato il relatore della risoluzione approvata lo scorso 14 ottobre, Gilles Pargneaux, ricordando come il cambiamento climatico sarà anche una delle cause dell’aumento delle migrazioni.

Una minaccia globale reale

I cambiamenti climatici «rappresentano una minaccia globale urgente e potenzialmente irreversibile per le società umane e la biosfera» osserva il Parlamento europeo, citando nella sua risoluzione il quinto Rapporto di valutazione dell’Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change), del 2014, secondo cui: il riscaldamento del sistema climatico è inequivocabile; i cambiamenti climatici sono una realtà di fatto e le attività umane sono la causa principale del riscaldamento osservato sin dalla metà del XX secolo; gli effetti diffusi e considerevoli dei cambiamenti climatici sono già chiaramente osservabili nei sistemi naturali e umani di tutti i continenti e negli oceani.

Secondo gli ultimi dati dell’Amministrazione nazionale degli oceani e dell’atmosfera degli Stati Uniti (Noaa), nel marzo 2015 per la prima volta dall’inizio delle rilevazioni la concentrazione media globale mensile di biossido di carbonio nell’atmosfera ha superato le 400 parti per milione, ricorda la risoluzione dell’Europarlamento, citando anche l’Adaptation Gap Report 2014 elaborato dall’Unep (United Nations Environment Programme) che evidenzia gli enormi costi derivanti dall’inazione, giungendo alla conclusione che i costi di adattamento ai cambiamenti climatici nei Paesi in via di sviluppo saranno probabilmente il doppio o il triplo della cifra stimata di 70-100 miliardi di dollari l’anno di qui al 2050.

Tra il 1990 e il 2013, osserva il Parlamento europeo, l’Ue ha ridotto le sue emissioni del 19% nell’ambito del protocollo di Kyoto, registrando nel contempo una crescita del Pil superiore al 45%, mentre nello stesso periodo le emissioni a livello mondiale sono aumentate di oltre il 50%.

Le richieste dell’Europarlamento

Nella risoluzione, che ha conferito il mandato per la delegazione dell’Europarlamento alla COP21, i deputati europei hanno esplicitamente invitato l’Ue a chiedere:

• una riduzione di almeno il 40% delle emissioni di gas serra;

• un obiettivo di efficienza energetica del 40%;

• un obiettivo del 30% entro il 2030 per le energie rinnovabili.

Il Parlamento europeo invita a un rilancio generale della politica europea sul clima, in linea con l’impegno dell’Ue di ridurre dell’80-95% le sue emissioni di gas serra entro il 2050, rispetto ai livelli del 1990.

Secondo l’Europarlamento, il nuovo Protocollo 2015 sul clima dovrebbe:

• essere giuridicamente vincolante;

• puntare a eliminare progressivamente le emissioni globali di carbonio entro il 2050 o poco oltre, in modo da mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2°C;

• se necessario, prevedere che i lavori inizino nel 2016 per elaborare misure di riduzione supplementari;

• prevedere periodi di impegno quinquennali quale soluzione più appropriata per evitare che i risultati siano modesti.

L’Ue e i suoi Stati membri, sostiene il Parlamento europeo, dovrebbero concordare una tabella di marcia per incrementare i finanziamenti, così da raggiungere l’obiettivo complessivo di 100 miliardi di dollari l’anno entro il 2020. In aggiunta, l’Europarlamento propone di destinare alcune quote di emissione nell’ambito dello Schema di commercio delle emissioni (Ets) come fonti aggiuntive di finanziamenti per le politiche climatiche, così come i profitti derivanti dalle misure europee e internazionali sulle emissioni prodotte dai trasporti aerei e marittimi.

La risoluzione sul clima del Parlamento europeo

UN APPELLO PER LA GIUSTIZIA CLIMATICA
La Coalizione Italiana per il Clima, promossa in Italia da numerose organizzazioni nazionali e locali della società civile in vista della Conferenza ONU di Parigi, ha lanciato un appello per la giustizia climatica che pubblichiamo di seguito:

La Coalizione Italiana Clima chiede che dalla COP21 di Parigi scaturisca un accordo equo, legalmente vincolante, che consenta di limitare il riscaldamento globale legato alle attività umane ben al di sotto di 2°C (possibilmente 1,5°C), accelerando la transizione verso la decarbonizzazione e lo sviluppo sostenibile.
L’Accordo di Parigi deve porre le fondamenta per un mondo nel quale l’impatto delle attività umane non danneggi le basi della vita, nel quale le risorse naturali vengano usate in modo sostenibile e vengano distribuite in modo equo, nel quale gli “scarti” delle attività umane vengano minimizzati e non minino il funzionamento dei sistemi naturali.
L’Accordo di Parigi deve costituire un impegno per il mondo ad agire insieme, agire in fretta, agire in modo efficace. Il rispetto per la sovranità nazionale non deve limitare le ambizioni collettive, al contrario deve dare a ogni Paese maggiori responsabilità nel vincere una sfida dalla quale dipende la sopravvivenza del Pianeta come lo conosciamo e della stessa civilizzazione umana. L’accordo di Parigi va ancorato alle indicazioni della Comunità scientifica e, quindi, alla necessità di iniziare da subito una traiettoria di rapido declino delle emissioni di gas serra, a cominciare dalla CO2.
L’accordo di Parigi deve essere equo, tenendo conto del principio delle responsabilità comuni ma differenziate e delle rispettive capacità, alla luce delle diverse circostanze nazionali; il principio di equità va applicato anche all’interno dei Paesi, favorendo una giusta transizione che garantisca migliori opportunità alle popolazioni povere o impoverite e un futuro alle persone e alle comunità colpite dagli impatti del cambiamento climatico.
L’accordo di Parigi deve anche sancire il principio dell’equità intergenerazionale, principio secondo cui il pianeta debba essere consegnato alle generazioni future in condizioni non peggiori rispetto a quelle in cui lo abbiamo ereditato.
Coalizione Clima

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