Il contributo dell’Europarlamento

settembre 2015

Approvate in tempi brevi le proposte per affrontare la crisi in corso

A differenza di quanto stanno facendo alcuni Stati membri dell’Ue, il Parlamento europeo sta collaborando assiduamente con la Commissione per favorire interventi in merito alla crisi dei rifugiati. Dopo aver approvato le prime misure di emergenza provvisorie per un trasferimento iniziale di 40.000 richiedenti asilo in due anni da Italia e Grecia, nel tempo record di una settimana l’Europarlamento ha approvato il 17 settembre scorso anche la proposta urgente di ricollocazione di 120.000 richiedenti asilo provenienti da Italia, Grecia e Ungheria verso altri Stati membri dell’Ue, avanzata dalla Commissione il 9 settembre (vedi pag. 3).

Il sostegno immediato del Parlamento alla proposta della Commissione invia ai governi dei Paesi dell’Ue il chiaro messaggio che è giunta l’ora di agire e di trovare finalmente un accordo sulla proposta di emergenza.

Prima della votazione il presidente dell’Europarlamento Martin Schulz ha informato l’Aula sulla sua intenzione di chiedere – in nome del Parlamento – all’attuale presidente di turno dell’Ue, il premier lussemburghese Xavier Bettel, fondi comunitari da liberare immediatamente al fine di aiutare i Paesi che ospitano la maggioranza dei rifugiati siriani (Libano, Turchia e Giordania).

Distribuzione obbligatoria
e clausola di solidarietà

Il sistema obbligatorio proposto e approvato dall’Europarlamento assegnerebbe i richiedenti asilo agli Stati membri in base alla loro capacità di assorbirli. Gli Stati membri che partecipano al sistema riceverebbero 6.000 euro per persona trasferita, incluso un tasso di prefinanziamento del 50% per consentire alle autorità nazionali di agire molto rapidamente. I Paesi dai quali sarebbero trasferiti i richiedenti asilo riceverebbero 500 euro per ogni persona trasferita, per coprire i costi di trasporto.

La proposta prevede poi, per motivi debitamente giustificati e obiettivi come un disastro naturale, che se uno Stato membro è temporaneamente incapace di partecipare, debba contribuire al bilancio dell’Ue fino allo 0,002% del suo Pil.

I deputati europei hanno poi duramente criticato la prolungata incapacità dei ministri per gli Affari interni dell’Ue di trovare un accordo per stabilire le modalità di trasferimento di 120.000 richiedenti asilo, invitando gli Stati membri ad «agire congiuntamente e con urgenza per affrontare la crisi in corso e costruire un sistema di asilo e migrazione europea in grado di funzionare nel lungo termine».

Modificare le norme di Dublino

Nella risoluzione votata una settimana prima, invece, i deputati europei oltre ad accogliere con favore le proposte della Commissione per l’accoglienza dei rifugiati si erano dichiarati pronti a lavorare su dei progetti di legge per una politica solida d’immigrazione e di asilo. Ad esempio hanno sostenuto la proposta di un meccanismo permanente che modifichi le norme di Dublino, che determinano quale Stato membro è responsabile del trattamento delle domande d’asilo. I deputati hanno chiesto anche che siano prese in considerazione le prospettive di integrazione, i casi particolari e le esigenze dei richiedenti asilo, dichiarando l’intenzione di far avanzare i lavori sui progetti di legge «in modo da garantire che gli Stati membri applichino senza ritardi il meccanismo permanente di ricollocazione».

Reinsediamento e visti umanitari

Il Parlamento auspica che gli Stati membri accolgano i rifugiati provenienti da Paesi terzi, attraverso un programma di reinsediamento obbligatorio, ritenendo «altamente prioritario che l’Ue e gli Stati membri creino canali sicuri e legali per i rifugiati», come ad esempio corridoi umanitari e visti. I deputati ritengono che sia necessario modificare il codice dell’Ue sui visti, includendo «disposizioni comuni più specifiche sui visti umanitari» e chiedendo ai Paesi dell’Ue di rendere possibile la richiesta di asilo nelle ambasciate e negli uffici consolari.

L’Europarlamento ha poi chiesto che il sistema europeo comune di asilo sia attuato adeguatamente, al fine di garantire l’applicazione di «norme comuni, efficaci, coerenti e umane in tutta l’Ue», mentre si è detto favorevole «ad aprire le frontiere all’interno dello spazio Schengen», pur sottolineando la necessità di garantire una gestione efficace delle frontiere esterne. Elogi sono stati espressi per gli sforzi compiuti da gruppi della società civile e da singole persone in tutta Europa per dare accoglienza e aiuto ai rifugiati e migranti: «Tali azioni danno prova di vera adesione ai valori europei e sono un segno di speranza per il futuro dell’Europa» si legge nella risoluzione.

Infine, il Parlamento europeo ha invitato la Commissione e la rappresentante della politica estera dell’Ue, Federica Mogherini, a convocare una Conferenza internazionale sulla crisi dei rifugiati, con la partecipazione dell’Ue, dei suoi Stati membri, delle pertinenti agenzie delle Nazioni Unite, degli Stati Uniti, delle pertinenti Ong internazionali e degli Stati arabi, con l’obiettivo di «mettere a punto una strategia di aiuto umanitario comune e globale».

http://www.europarl.europa.eu

CES: IN PRIMA LINEA PER L’INTEGRAZIONE DEI RIFUGIATI

«L’incapacità finora mostrata dai governi europei di agire insieme sulla crisi dei rifugiati è un imbarazzo internazionale per l’Ue e i suoi cittadini», questo il giudizio della segretaria generale della Confederazione europea dei sindacati (Ces), Bernadette Ségol, che ha invece accolto favorevolmente le proposte della Commissione europea.

La Ces ritiene però necessarie altre azioni, tra le quali:

• investimenti in posti di lavoro e servizi pubblici per aiutare l’integrazione dei rifugiati nella società europea, il che significa posti di lavoro di qualità, sanità, alloggio e istruzione per tutti, non solo servizi per i rifugiati;

• la sospensione della convenzione di Dublino, dando alla Commissione il mandato di proporre una vera e propria politica europea di asilo;

• un piano per la protezione temporanea di coloro che non ottengono il riconoscimento dell’asilo.

Secondo i sindacati europei è improbabile che il flusso di profughi si riduca nel breve periodo, non solo a causa della persistente instabilità nel Sud del Mediterraneo e in Medio Oriente, ma anche per le situazioni in Ucraina e altrove. L’Ue ha quindi bisogno di «misure politiche di asilo specifiche, di lungo periodo con la comunità internazionale e a breve termine per aiutare i rifugiati e riportare la pace nei loro Paesi» sostiene la Ces. I sindacati europei si dicono inoltre d’accordo con il presidente della Commissione, Juncker, sul fatto che i richiedenti asilo dovrebbero essere autorizzati a lavorare, mentre sostengono che «governi, datori di lavoro e sindacati dovrebbero fare in modo che i rifugiati non vengano sfruttati da datori di lavoro senza scrupoli, attraverso riduzioni di salari o condizioni di lavoro». I sindacati europei, ha sottolineato Ségol, «sono in prima linea per l’integrazione dei rifugiati nel mondo del lavoro».

https://www.etuc.org

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