EDITORIALE

luglio 2015

La crisi greca e il lungo negoziato tra il governo di Atene, le istituzioni europee e internazionali e gli altri Paesi dell’Eurozona hanno attirato tutta l’attenzione europea nelle ultime settimane, facendo passare in secondo piano la questione sociale dell’Ue, che come proprio la Grecia evidenzia è preoccupante. Lo ricordano costantemente le principali reti europee di organizzazioni e associazioni, così come i sindacati europei. Oltre alla sempre attuale questione migratoria, per la quale si sta faticosamente cercando di ottenere una responsabilizzazione di tutti i Paesi dell’Ue, resta totalmente irrisolto il problema dell’impoverimento diffuso della popolazione. Le cifre parlano da sole: oltre 123 milioni di persone nell’Ue sono a rischio di povertà e di esclusione sociale, circa 25 milioni sono disoccupate.

La Rete europea di lotta alla povertà (Eapn), in rappresentanza di 31 reti nazionali e 18 organizzazioni europee, si è così rivolta ai capi di Stato e di governo dell’Ue denunciando appunto che «la povertà e l’esclusione sociale hanno reso un quarto della popolazione europea senza diritti». L’Eapn ha condannato le politiche dell’Ue, «che danno priorità agli interessi finanziari di cui beneficiano pochi a scapito del bene comune», e proprio facendo riferimento alla situazione greca ha sottolineato: «Abbiamo bisogno di riaffermare il ruolo dell’Ue come un progetto democratico e sociale».

Anche secondo Caritas Europa «i leader europei hanno completamente ignorato la necessità di formulare raccomandazioni contro la povertà per gli Stati membri con elevati livelli di povertà». Caritas ritiene che i governi dell’Ue debbano prestare maggiore attenzione a questa situazione e prendere in considerazione le proposte per una crescita realmente inclusiva, che metta le persone al centro dell’economia: garantendo un reddito minimo per assicurare che tutte le persone possano vivere dignitosamente; investendo in una vera dimensione sociale dell’Unione monetaria, con l’obiettivo di ridurre le disuguaglianze e creare posti di lavoro di qualità.

«Sembra che interventi e politiche per affrontare direttamente la povertà non siano una priorità per l’Ue» ha denunciato poi la Federazione europea degli organismi che lavorano con persone senza dimora (Feantsa), commentando le raccomandazioni della Commissione europea agli Stati membri in ambito sociale. Secondo Feantsa mancano totalmente indicazioni per affrontare i drammatici incrementi di senzatetto e della povertà estrema, mentre alcune riforme causano addirittura un aumento del rischio di povertà ed esclusione sociale, cosa che «indebolisce ulteriormente la legittimità dell’Ue agli occhi dei cittadini».

Anche su questo la Grecia, con una situazione sociale allarmante e con un referendum popolare che si è opposto alle politiche di austerità ma che è rimasto inascoltato dalle istituzioni europee e internazionali, fornirà probabilmente indicazioni nei prossimi mesi.

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