Rafforzare la politica sociale

giugno 2015

È l’intenzione espressa dalla Commissione europea per migliorare l’equità e la protezione sociale nell’Ue

L’Europa sta faticosamente uscendo dalla crisi economica e per la prima volta dall’inizio della crisi le economie di tutti gli Stati membri danno segnali di miglioramento, anche sul fronte dell’occupazione. Tuttavia, tali progressi non possono essere avvertiti a breve nella società europea e sui mercati del lavoro, dove  occorrerà del tempo prima che si possano recuperare i posti di lavoro persi durante la crisi. Il problema della disoccupazione resta rilevante tra i giovani e tra i disoccupati di lunga durata, mentre la crisi ha ulteriormente allontanato l’Ue dal raggiungimento degli obiettivi della strategia Europa 2020 sia in materia di occupazione che di riduzione della povertà. I tassi di povertà sono aumentati: il numero di poveri è aumentato di 6 milioni dal 2008, raggiungendo la quota di 123 milioni nel 2013. Attualmente nell’Ue circa un cittadino su quattro (24,5% della popolazione) è a rischio di povertà o di esclusione. Il tasso di occupazione (nella fascia di età tra i 20 e i 64 anni) si è ridotto scendendo dal 70,3% nel 2008 al 69,2% nel 2014, mentre l’obiettivo fissato dall’Ue per il 2020 è del 75%.

«Anche se la nostra economia sta uscendo dalla crisi, molti cittadini europei non sentono ancora gli effetti della ripresa economica. Creare posti di lavoro, ristabilire l’equità, assicurare protezione e ridurre le disuguaglianze restano pertanto le nostre priorità per una valida ripresa economica di cui tutti, in Europa, possano beneficiare. Il nostro obiettivo è promuovere la convergenza sociale verso l’alto e fornire ai cittadini europei risultati concreti» ha dichiarato la commissaria europea responsabile per l’Occupazione, gli Affari sociali e la Mobilità dei lavoratori, Marianne Thyssen, annunciando a inizio giugno l’avvio di un dibattito attraverso il quale la Commissione europea intende orientare la politica dell’Ue per affrontare meglio le problematiche sociali e del lavoro in Europa.

«La nostra risposta richiede un mix di politiche in grado di rafforzare l’economia e di migliorare al tempo stesso le condizioni sociali» ha aggiunto il commissario europeo per l’Euro e il Dialogo sociale, Valdis Dombrovskis, spiegando: «Stiamo rivedendo le forme di coordinamento della politica economica nell’Ue, questo per tener maggiormente conto delle preoccupazioni sociali, con un contestuale pieno coinvolgimento delle parti sociali nella definizione delle riforme. Incoraggiamo inoltre gli Stati membri a sfruttare al meglio i finanziamenti dell’Ue destinati ai bisogni sociali, come il Fondo sociale europeo e l’iniziativa a favore dell’occupazione giovanile».

migrantiIn ambito sociale finora la Commissione europea ha varato il Piano di investimenti per l’Europa, al fine di promuovere l’occupazione e la crescita, e l’iniziativa a favore dell’occupazione giovanile. Nel suo programma di lavoro per il 2015, poi, sono previste alcune iniziative quali una raccomandazione relativa all’integrazione dei disoccupati di lunga durata e un pacchetto sulla mobilità dei lavoratori. Ma l’esigenza di aprire un dibattito interno sul miglioramento della politica sociale indica la consapevolezza della necessità di un’accelerazione.

Gli strumenti a disposizione dell’Ue

Per rafforzare la politica sociale dell’Ue la Commissione propone di utilizzare alcuni strumenti politici a disposizione:

un migliore coordinamento delle politiche: «Dall’inizio della crisi la governance economica dell’Ue è stata rafforzata e si è ancora impegnati a migliorarla, anche tenendo meglio conto degli obiettivi sociali e occupazionali» sostiene l’esecutivo europeo. Un approccio che trova espressione nelle Raccomandazioni specifiche per Paese del maggio scorso. Come annunciato negli orientamenti politici, una maggiore convergenza tra gli Stati membri che condividono una moneta unica dovrebbe anch’essa far parte integrante della riforma dell’Unione economica e monetaria (Uem);

il rafforzamento del coinvolgimento delle parti sociali a livello nazionale e dell’Ue «sarà importante per contribuire alla definizione di riforme in grado di rafforzare la ripresa» osserva la Commissione, che ha rilanciato il dialogo sociale europeo, sostiene la partecipazione attiva delle parti sociali al semestre europeo a livello nazionale e sottolinea di essere «impegnata a coinvolgere le parti sociali» in una serie più ampia di politiche quali l’approfondimento dell’Uem, la creazione di un’Unione dell’energia, la politica commerciale, l’attuazione dell’agenda digitale, la promozione dell’imprenditorialità e una migliore sintonia tra competenze e necessità del mercato del lavoro;

l’ammodernamento della legislazione sociale e del lavoro dell’Ue: «Il corpus legislativo ha bisogno di essere periodicamente aggiornato in linea con l’evoluzione dei problemi economici e sociali e con il programma “Legiferare meglio”» nota la Commissione, ricordando come gran parte della legislazione sociale e del lavoro dell’Ue risalga ai tempi dell’istituzione del mercato unico e agli ultimi allargamenti. Gli enormi cambiamenti tecnologici sopraggiunti, la diversificazione della forza lavoro e dei modelli di business hanno portato però a cambiamenti radicali che devono essere considerati per la «protezione dei cittadini durante tutta la loro vita»;

strumenti di finanziamento: per promuovere la coesione sociale sono disponibili finanziamenti cospicui, ricorda la Commissione, in particolare attraverso i Fondi strutturali e di investimento europei, come il Fondo sociale europeo, «che possono direttamente contrastare la disoccupazione e la povertà, migliorare le competenze delle persone e sostenere la creazione di posti di lavoro, in particolare per quanto riguarda i giovani grazie all’iniziativa per l’occupazione giovanile».

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