Niente crisi per il lavoro minorile

giugno 2015

Problema mondiale, ma anche italiano secondo Ilo e Save the Children

Sono almeno 168 milioni i bambini e gli adolescenti nel mondo costretti a lavorare, di cui 85 milioni in lavori altamente rischiosi. L’agricoltura è il settore con la più alta presenza di minori (98 milioni), ma bambini e adolescenti sono coinvolti anche in attività domestiche,  nel lavoro in miniera o nelle fabbriche, spesso in condizioni di estremo pericolo e sfruttamento. L’Africa sub-sahariana è l’area del mondo con la massima incidenza di minori al lavoro. Il lavoro minorile è presente anche in Italia, dove si stima che riguardi almeno 340.000 minori sotto i 16 anni, di cui 28.000 coinvolti in attività molto pericolose per la loro sicurezza, salute e ai limiti dello sfruttamento.

Sono questi alcuni dei dati diffusi in occasione della Giornata mondiale contro il lavoro minorile (12 giugno) dall’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil-Ilo) e da Save the Children.

Secondo il Rapporto globale sul lavoro minorile 2015 dell’Ilo:

• il coinvolgimento prematuro nel lavoro minorile è associato a livelli bassi di istruzione e, successivamente, a impieghi che non rispondono ai criteri di lavoro dignitoso;

• i minori che abbandonano la scuola prematuramente hanno meno probabilità di accedere ad un posto di lavoro stabile e corrono più rischi di rimanere esclusi dal mondo del lavoro;

• in molti Paesi, un’elevata percentuale di minori tra i 15 e 17 anni svolge lavori classificati come pericolosi o peggiori forme di lavoro minorile;

• i minori impiegati in lavori pericolosi è probabile abbiano lasciato la scuola prima del raggiungimento dell’età minima di accesso al lavoro.

Il Rapporto raccomanda interventi tempestivi per far uscire i bambini dalla trappola del lavoro minorile e riportarli a scuola, come anche misure per facilitare la transizione dalla scuola a opportunità di lavoro dignitoso per i giovani.

Particolare attenzione deve essere rivolta ai 47,5 milioni di giovani tra i 15 e i 17 anni che svolgono lavori pericolosi e alla particolare vulnerabilità delle adolescenti e delle giovani donne.

Lavoro minorile in Italia

Secondo la ricerca Game Over di Save the Children,  il 7% dei minori nella fascia di età 7-15 anni in Italia è coinvolto nel lavoro minorile. Più di 2 minori su 3 (fra 14 e 15 anni) sono maschi e circa il 7% è un minore straniero.

L’11% degli adolescenti che lavorano – pari a circa 28.000 – sono coinvolti nelle forme peggiori di lavoro minorile, con orari notturni o con un impegno continuativo, con il rischio reale di compromettere gli studi, di non avere neanche un spazio minimo per il gioco e  il divertimento o per il necessario riposo.

Lavorano  perlopiù in attività di famiglia (44,9%) mentre per ciò che riguarda i minori impiegati all’esterno del circuito familiare, i settori principali sono quelli della ristorazione (43%), dell’artigianato (20%) e del lavoro in campagna (20%).

E sono stati coinvolti in sfruttamento lavorativo anche molto pesante la gran parte di minori nel circuito della giustizia minorile, come emerge da un’ulteriore indagine di Save the Children.

«Il picco di lavoro minorile si registra  fra gli adolescenti, in quell’età di passaggio dalla scuola media alla superiore, che vede in Italia uno dei tassi di dispersione scolastica più elevati d’Europa e pari al 18,2%» spiega Raffaela Milano, direttore Programmi Italia-Europa Save the Children. Secondo la responsabile dell’organizzazione impegnata per la salvaguardia dei diritti dei minori, «bisogna intervenire per spezzare il circuito perverso fra disaffezione scolastica e lavoro minorile, rafforzando i progetti contro la dispersione scolastica, gli interventi di sostegno formativo per i ragazzi che hanno prematuramente abbandonato gli studi e favorendo una maggiore continuità fra scuola e lavoro attraverso percorsi  protetti di inserimento lavorativo. Un lavoro dignitoso, a differenza di quello illegale e sfruttato, può essere uno strumento virtuoso per favorire lo sviluppo della personalità del minore, la sua responsabilizzazione e le capacità relazionali ed è quindi cruciale finanziare e potenziare questi percorsi».

Le richieste di Ilo e Save the children

In un comunicato congiunto le due organizzazioni hanno dichiarato: «Chiediamo al Governo italiano l’adozione con urgenza di un piano d’azione nazionale sul lavoro minorile, che preveda da un lato la creazione di un sistema di monitoraggio regolare del fenomeno e dall’altro le azioni da svolgere per intervenire efficacemente sulla prevenzione e sul contrasto del lavoro illegale, e in particolare delle peggiori forme di lavoro minorile, come previsto dall’art.6 della Convenzione sulle peggiori forme di lavoro minorile (182) ratificata dall’Italia. Chiediamo inoltre l’istituzione di un tavolo di dialogo sul lavoro minorile con le parti sociali e le organizzazioni non governative».

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