Migrazioni: Paesi dell’Ue in cerca di un accordo

giugno 2015

«Sono lieto di vedere che gli Stati membri sono d’accordo sui principi, ma le parole non bastano. Non dobbiamo perdere altro tempo. Dobbiamo essere all’altezza della situazione e fornire risultati. È in gioco il cuore della nostra unità europea e la collaborazione. Non abbiamo altra scelta che quella di trovare una soluzione a livello europeo». Questo il commento del commissario europeo responsabile per Migrazione, Affari interni e Cittadinanza, Dimitris Avramopoulos, in seguito al Consiglio Affari Interni svoltosi il 16 giugno scorso in Lussemburgo per un confronto tra i ministri dell’Ue sulle misure da adottare nell’ambito dell’Agenda europea per la migrazione proposta dalla Commissione. Il commissario ha affermato che «la Commissione non si darà pace finché non troveremo un accordo praticabile». Un’urgenza dettata dal fatto che dall’inizio dell’anno sono già giunte oltre 100.000 persone sulle coste meridionali dell’Ue. Entro fine luglio dovrebbero concludersi i negoziati tra gli Stati membri sui meccanismi di trasferimento e reinsediamento dei migranti. In attesa delle decisioni del Consiglio europeo, il ministro dell’Interno italiano Alfano ha espresso moderata soddisfazione per aver ottenuto «tempi certi per il meccanismo di ricollocamento dei profughi» e che «il sistema di un rimpatrio deve essere europeo». Netta la posizione tedesca: «Siamo disposti ad aiutare Italia e Grecia su accoglienza e registrazioni, ma sul luogo di arrivo. Siamo anche disposti a lavorare per una distribuzione in Europa, ma questa distribuzione riguarda i richiedenti asilo, che hanno prospettiva di restare, e non i migranti economici che dovrebbero restare in Italia e Grecia e da lì essere rinviati ai loro Paesi d’origine con l’aiuto europeo. In questo modo si riduce il numero di quelli che devono essere ridistribuiti e si agevola la solidarietà in Europa».

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