Sottoccupazione, problema europeo

maggio 2015

Quasi 10 milioni di lavoratori part-time vorrebbero lavorare di più

Tra i 44,1 milioni di persone che nel 2014 lavoravano a tempo parziale nell’Unione europea, 9,8 milioni avrebbero voluto lavorare più ore ed erano disponibili a farlo. Ciò corrisponde a una quantità di sottoccupati pari al 22,2% di tutti i lavoratori part-time e al 4,5% dell’occupazione totale nei Paesi dell’Ue. La grande maggioranza dei lavoratori part-time sottoccupati nel 2014 erano donne (67%).

Accanto alla popolazione economicamente attiva, 11,6 milioni di persone di età 15-74 anni economicamente inattive nell’Ue aveva nel 2014 «un certo attaccamento al mercato del lavoro», osserva Eurostat, così da poter essere considerata come una potenziale manodopera supplementare, pari al 4,8% della forza lavoro dell’Ue. Tra questi, circa 9,5 milioni erano disponibili a lavorare ma non in cerca di lavoro (ad es. perché scoraggiati dalla ricerca) e 2,2 milioni in cerca di lavoro ma non immediatamente disponibili (ad es. studenti che cercano un lavoro da iniziare dopo la laurea). Anche nel caso di questa potenziale forza lavoro supplementare si tratta per la maggior parte di donne (57%).

Massima sottoccupazione in Grecia

La percentuale di lavoratori a tempo parziale sottoccupati rispetto al totale dei lavoratori part-time varia notevolmente tra gli Stati membri dell’Ue. Così, la maggioranza dei lavoratori a tempo parziale avrebbe voluto lavorare più ore in Grecia (72,1%), Cipro (65,9%) e Spagna (57,3%). D’altro canto, invece, i Paesi Bassi hanno fatto registrare di gran lunga la quota più bassa di lavoratori part-time sottoccupati (4%), seguiti da Lussemburgo (10,5%), Danimarca (10,7%), Estonia (11,2%) e Repubblica Ceca (11,4%).

A livello europeo, la percentuale dei sottoccupati tra le persone che hanno lavorato a tempo parziale nel 2014 è stata del 22,2%. Lo studio di Eurostat evidenzia poi come i lavoratori part-time sottoccupati siano prevalentemente donne in tutti gli Stati membri dell’Ue ad eccezione di Romania e Slovacchia.

Italia: potenziale forza lavoro aggiuntiva

Anche il potenziale di forza lavoro aggiuntiva varia in modo significativo tra gli Stati membri dell’Ue, con la percentuale più elevata registrata in Italia (pari al 13,6% della forza lavoro), davanti a Croazia (9,6%), Bulgaria (7,6%) e Finlandia (7,4% ). In ogni Stato membro dell’Ue la forza lavoro potenziale è costituita principalmente da persone disponibili a lavorare ma che non cercano lavoro. Le donne costituivano nel 2014 la maggior parte del potenziale di manodopera supplementare totale in tutti gli Stati membri, tranne l’Irlanda e la Finlandia. A livello comunitario, la forza lavoro potenziale, composta da 57% di donne, è stata nel 2014 pari al 4,8% della forza lavoro totale.

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