L’Agenda europea sulle migrazioni

maggio 2015

Presentata la proposta della Commissione europea per una miglior gestione delle migrazioni in Europa

«La tragica perdita di vite umane nel Mediterraneo ha sconvolto tutti gli europei. I nostri cittadini si aspettano che gli Stati membri e le istituzioni dell’Ue agiscano per impedire il ripetersi di simili tragedie. Il Consiglio europeo ha dichiarato esplicitamente che occorrono soluzioni europee, basate sulla solidarietà interna e sulla consapevolezza che abbiamo una comune responsabilità nel creare una politica migratoria efficace. Per questo la Commissione propone un’Agenda che rispecchia i comuni valori europei e dà una risposta ai timori che nutrono i nostri cittadini, sia di fronte a una sofferenza umana inaccettabile che rispetto all’applicazione inadeguata delle nostre norme comuni e condivise in materia di asilo». Con queste parole il primo vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans, ha presentato a Bruxelles il 13 maggio l’Agenda europea sulla migrazione, annunciata da mesi, che consiste in un insieme di misure previste nell’immediato per rispondere alla situazione di crisi nel Mediterraneo e in alcune iniziative da varare negli anni a venire per gestire meglio la migrazione. L’Agenda intende essere la risposta europea alla difficile e complessa situazione creatasi soprattutto negli ultimi mesi ai confini meridionali dell’Ue, una risposta che combina politica interna ed estera, sfrutta le agenzie e gli strumenti dell’Ue e coinvolge tutti gli attori: Stati membri, istituzioni comunitarie, organizzazioni internazionali, società civile, autorità locali e Paesi terzi.

Vari aspetti dell’Agenda saranno definiti nelle prossime settimane, soprattutto quelli più spinosi relativi al reinsediamento di circa 20.000 rifugiati attualmente in campi profughi di Paesi terzi, che saranno «distribuiti su tutti gli Stati membri», e alla ricollocazione di migranti già giunti in Europa «in situazioni emergenziali di afflusso massiccio»: per entrambe le situazioni dovranno essere definite delle quote-Paese, cosa che vede l’opposizione di alcuni Stati membri. Per l’Italia le indiscrezioni parlano di una quota del 9,94% in merito al reinsediamento (cioè circa 2000 persone) e dell’11,84% per il ricollocamento, ma è prevedibile che tali divisioni saranno al centro di lunghe discussioni e trattative tra i governi dei vari Paesi dell’Ue.

obietivo«La migrazione è responsabilità condivisa di tutti gli Stati membri e tutti gli Stati membri sono chiamati ora a raccogliere questa sfida storica. Una sfida che non è solo europea, è globale» ha dichiarato l’Alta rappresentante dell’Ue, Federica Mogherini, sottolineando però che «una risposta reale, a lungo termine, sarà possibile soltanto se affrontiamo le cause profonde, che vanno dalla povertà all’instabilità dovute alle guerre, fino alla crisi in Libano e in Siria. Come Unione europea, siamo impegnati e determinati a cooperare con la comunità internazionale».

E proprio dalla comunità internazionale si attende una risposta su un’altra questione delicata, legata alle misure di contrasto dei flussi provenienti dalle coste nordafricane: si tratta delle operazioni che attengono a ciò che il Consiglio europeo ha definito «misure sistematiche per individuare, fermare e distruggere le imbarcazioni prima che siano usate dai trafficanti». Di fatto, una controversa campagna militare aerea e navale nel Mediterraneo e nelle acque territoriali libiche, per la quale l’Ue chiede il via libera delle Nazioni Unite.

Le azioni immediate

Sulla base di una proposta della Commissione europea, con la dichiarazione del Consiglio europeo del 23 aprile scorso gli Stati membri hanno sancito l’impegno ad agire rapidamente per salvare vite umane e intensificare l’azione dell’Ue, impegno confermato pochi giorni dopo da una risoluzione del Parlamento europeo.

Con l’Agenda la Commissione ha quindi esposto le azioni concrete e immediate che intende intraprendere:

• Triplicare le capacità e i mezzi delle operazioni congiunte di Frontex, Triton e Poseidon, nel 2015 e nel 2016. È stato adottato un bilancio per il 2015 per un totale di 89 milioni di euro, comprensivo di 57 milioni per il Fondo asilo, migrazione e integrazione e 5 milioni per il Fondo sicurezza interna in finanziamenti di emergenza destinati agli Stati membri in prima linea, mentre entro fine maggio sarà presentato il nuovo piano operativo Triton.

Proporre per la prima volta l’attivazione del sistema di emergenza previsto dal Trattato sul funzionamento dell’Ue (articolo 78, paragrafo 3) per aiutare gli Stati membri interessati da un afflusso improvviso di migranti. Entro la fine di maggio la Commissione proporrà un meccanismo temporaneo di distribuzione nell’Ue delle persone con evidente bisogno di protezione internazionale. Entro la fine del 2015 seguirà una proposta di sistema europeo permanente di ricollocazione in situazioni emergenziali di afflusso massiccio.

Proporre entro fine maggio un programma europeo di reinsediamento per offrire ai rifugiati con evidente bisogno di protezione internazionale in Europa 20.000 posti distribuiti su tutti gli Stati membri, grazie a un finanziamento supplementare di 50 milioni di euro per il 2015 e il 2016.

Varare un’operazione di politica di sicurezza e di difesa comune nel Mediterraneo volta a smantellare le reti di trafficanti e contrastare il traffico di migranti, nel rispetto del diritto internazionale.

I quattro pilastri dell’Agenda

«La crisi migratoria del Mediterraneo ha puntato i riflettori sui bisogni immediati, ma ha anche rivelato tutta l’inadeguatezza della nostra comune politica migratoria» sostiene la Commissione, che propone quindi in prospettiva una serie di iniziative basate su quattro pilastri per gestire meglio la migrazione:

• Ridurre gli incentivi alla migrazione irregolare, in particolare distaccando funzionari di collegamento europei per la migrazione presso le delegazioni dell’Ue nei Paesi terzi strategici; modificando la base giuridica di Frontex per potenziarne il ruolo in materia di rimpatrio; varando un nuovo piano d’azione con misure volte a trasformare il traffico di migranti in un’attività ad alto rischio e basso rendimento e affrontando le cause profonde nell’ambito della cooperazione allo sviluppo e dell’assistenza umanitaria.

• Gestire le frontiere: salvare vite umane e rendere sicure le frontiere esterne, soprattutto rafforzando il ruolo e le capacità di Frontex; contribuendo al consolidamento delle capacità dei Paesi terzi di gestire le loro frontiere; intensificando la messa in comune di alcune funzioni di guardia costiera.

• Onorare il dovere morale di proteggere: una politica comune europea di asilo forte. La priorità è garantire l’attuazione piena e coerente del sistema europeo comune di asilo, promuovendo su base sistematica l’identificazione e il rilevamento delle impronte digitali, con sforzi per ridurne gli abusi rafforzando le disposizioni sul Paese di origine sicuro; valutando ed eventualmente riesaminando il regolamento Dublino nel 2016.

• Una nuova politica di migrazione legale: l’obiettivo è che l’Europa, nel suo declino demografico, resti una destinazione allettante per i migranti; bisognerà quindi rimodernare e ristrutturare il sistema Carta blu, ridefinire le priorità delle politiche di integrazione, aumentare al massimo i vantaggi della politica migratoria per le persone e i Paesi di origine, anche rendendo meno costosi, più rapidi e più sicuri i trasferimenti delle rimesse.

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AMNESTY: CAMBIAMENTO POSITIVO, MA non DEVe ESSERE
COMPROMESSO DAGLI STATI MEMBRI

Amnesty International ha definito le nuove proposte della Commissione europea contenute nell’Agenda sulle migrazioni «un cambiamento positivo nell’approccio alla crisi umanitaria in atto nel Mediterraneo, che potrebbe dar luogo a piccoli ma importanti passi avanti per risolvere la crisi globale dei rifugiati». Secondo il direttore del programma Europa e Asia centrale di Amnesty International, John Dalhuisen, la Commissione europea ha fatto «il primo passo verso il cambiamento del suo approccio in stile “Fortezza Europa” rispetto alla crisi dei rifugiati. Ora occorrerà dargli completa attuazione e col pieno sostegno di tutti gli Stati membri dell’Ue». L’Agenda sull’immigrazione, osserva Amnesty, «non solo contiene il chiaro riconoscimento della necessità di operazioni efficaci di ricerca e soccorso in mare per salvare le vite dei rifugiati e dei migranti, ma ammette anche che percorsi alternativi, sicuri e legali sono efficaci per ridurre il numero delle persone costrette a porre le loro vite nelle mani dei trafficanti per raggiungere la salvezza in Europa».
L’estensione sia dell’operatività che dell’area geografica d’azione di Triton, pur non definita in modo chiaro, secondo Amnesty dimostra il riconoscimento, seppur tardivo, da parte della Commissione dell’importanza del pattugliamento aereo e navale lungo le principali rotte migratorie: «Se fatto da singoli Stati membri o dall’operazione Triton, poco importa. Quello che conta è salvare vite umane» ha affermato Dalhuisen.
Le proposte circa uno schema europeo di reinsediamento che coinvolga tutti gli Stati membri, in aggiunta a quelli di reinsediamento a livello nazionale, costituiscono «una buona idea» sostiene Amnesty, ma la previsione  di 20.000 posti all’anno per due anni «è inadeguata di fronte alla richiesta di reinsediare 380.000 rifugiati solo dalla Siria entro il 2016 formulata dall’Unhcr». Amnesty ritiene invece che gli Stati membri dell’Ue dovrebbero garantire 100.000 posti per questi rifugiati.
Oltre al reinsediamento, la Commissione europea ha proposto un nuovo schema da utilizzare nelle situazioni di emergenza, attraverso la distribuzione tra i Paesi dell’Ue dei richiedenti asilo già arrivati: «Se applicato in modo appropriato, uno schema europeo di reinsediamento potrebbe ridurre il numero dei rifugiati che intraprendono viaggi pericolosi. Insieme al meccanismo di redistribuzione interna, lo schema potrebbe contribuire a garantire una condivisione più equa dell’onere della crisi dei rifugiati tra gli Stati membri e tra la stessa Ue e altre regioni del mondo» ha aggiunto Dalhuisen.
Infine, sulle proposte contenute nell’Agenda relative alla cooperazione con i Paesi terzi per controllare i flussi migratori, che potrebbero di fatto collocare la prima linea difensiva della “Fortezza Europa” in luoghi lontani come il Niger, Amnesty ritiene «essenziale che qualsiasi “centro multi-funzione” esternalizzato garantisca il rispetto delle salvaguardie essenziali sulla protezione dei diritti e dei bisogni delle singole persone, in particolare quelle relative a una procedura equa ed efficiente di asilo».
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