EDITORIALE

maggio 2015

Che sia l’inizio di quella “nuova politica europea sulla migrazione” su cui si era impegnato Jean-Claude Juncker nell’assumere l’incarico di presidente della Commissione europea si vedrà nei prossimi mesi, è certo però che l’Agenda proposta dall’esecutivo dell’Ue contiene elementi di novità, nel merito e nel metodo.

Intanto perché finalmente, seppur con colpevoli ritardi, c’è una presa di posizione netta sul dovere dell’Ue e dei suoi Stati membri di porre fine alle tragedie delle migrazioni nel Mediterraneo. Alcune soluzioni proposte sono decisamente discutibili, prima su tutte l’operazione militare aerea e navale (e secondo alcuni addirittura di terra) per bloccare e affondare sulle coste nordafricane le imbarcazioni utilizzate dagli organizzatori del traffico di migranti. Ma, come sottolineano anche le organizzazioni umanitarie, si registra il riconoscimento della necessità di operazioni efficaci di ricerca e soccorso in mare per salvare le vite dei migranti e si ammette che percorsi alternativi, sicuri e legali, sono efficaci per ridurre il numero delle persone costrette a rivolgersi ai trafficanti per raggiungere la salvezza in Europa.

Per la prima volta poi si introduce il concetto di reale solidarietà tra Paesi, con una strategia di reinsediamento e redistribuzione dei profughi che necessitano di protezione in Europa e di quelli che in territorio europeo sono già giunti e continuano ad arrivare, basata su quote da definire in base alle caratteristiche socio-economiche di ciascun Stato membro. Qui sta il nodo più controverso dell’Agenda, perché al di là delle intenzioni della Commissione europea sono poi gli Stati membri che determinano il successo o il fallimento di questa impostazione. I capi di Stato e di governo dell’Ue riuniti nel Consiglio europeo straordinario dello scorso 23 aprile hanno dato mandato alla Commissione di «considerare opzioni per l’organizzazione di una ricollocazione di emergenza fra tutti gli Stati membri», ma «su base volontaria», mentre l’ipotesi di quote obbligatorie è già stata nettamente respinta da alcuni governi che proveranno a far valere il diritto di veto. Resteranno comunque sicuramente fuori Regno Unito, Irlanda e Danimarca, che godono nella politica comune di asilo di una “clausola di eccezione” inserita nel Trattato dell’Ue.

Comunque vada sono però stati introdotti nuovi e reali elementi di discussione in materia di asilo e migrazioni, sono state avanzate proposte operative immediate e in prospettiva, è stato sancito il dovere dell’Ue di salvaguardare le vite dei migranti e la politica comune è tornata ad essere una priorità nell’agenda dell’Ue. Rispetto al colpevole vuoto politico osservato finora è già un successo. Come dice Amnesty International, può essere «un primo passo verso il cambiamento dell’approccio in stile “Fortezza Europa”».

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