Lavoro di qualità

marzo 2015

La Ces riafferma l’importanza sociale ed economica della qualità del lavoro, oggi messa in secondo piano

Ventiquattro milioni di uomini e donne, e cinque milioni di giovani sotto i 25 anni, sono attualmente disoccupati nell’Ue, mentre dall’inizio della crisi nel 2008 sono stati persi circa 10 milioni di posti di lavoro. Negli ultimi mesi i livelli di disoccupazione stanno iniziando a diminuire, ma la creazione di nuovi posti di lavoro resta problematica e soprattutto è importante garantire che i nuovi posti di lavoro siano di qualità, cioè permettano alle persone di avere un livello di vita dignitoso, contribuiscano al loro benessere e allo sviluppo di un’economia solida.

«La creazione di posti di lavoro di qualità deve essere la priorità numero uno» sostiene la Confederazione europea dei sindacati (Ces) in un documento adottato dal suo Comitato esecutivo l’11 marzo scorso, osservando come «nonostante l’urgente necessità di creare posti di lavoro, ciò deve avvenire nel contesto di una visione a più lungo termine delle tipologie di posti di lavoro che verranno creati».

La globalizzazione, l’innovazione tecnologica, le tendenze demografiche e la transizione verso un’economia più “verde” stanno avendo un profondo impatto sul mercato del lavoro e offrono opportunità per creare posti di lavoro, «ma non vi è alcuna garanzia che questi posti di lavoro siano di qualità» sottolineano i sindacati europei. La Strategia europea per l’occupazione infatti, osserva la Ces, non riesce a consegnare posti di lavoro di qualità e così la sostenibilità a lungo termine dei posti di lavoro che si stanno creando è «preoccupante». Molti dei posti di lavoro creati sono temporanei e part-time, mentre la sottoccupazione è in aumento soprattutto tra le donne e i giovani. «Troppi occupati si trovano di fronte a precarietà del lavoro, salari troppo bassi ed esclusione dalla protezione sociale di base. I contratti precari, come quelli “a zero ore”, il falso lavoro autonomo, gli stage non pagati e il lavoro sommerso stanno accrescendo le caratteristiche negative del mercato del lavoro» sostiene la Confederazione europea dei sindacati.

jobs act

Oltretutto, il mercato del lavoro è sempre più polarizzato: in generale, i lavoratori altamente qualificati/istruiti continuano ad accedere a posti di lavoro di alta qualità ben pagati, mentre i lavoratori meno qualificati sono sempre più colpiti dalla scarsa qualità del lavoro, dai bassi salari e dall’insicurezza. Restano bassi i livelli di partecipazione al mercato del lavoro tra le donne, i giovani, i lavoratori anziani, i migranti e le persone poco qualificate, persone che sono invece rappresentate in modo sproporzionato nei posti di lavoro di scarsa qualità e a bassa retribuzione.

Secondo la Ces, la revisione della strategia Europa 2020 deve essere utilizzata come un’opportunità per mettere la questione della qualità del lavoro al centro della politica europea: «La nuova Commissione europea ha dichiarato la sua ambizione di migliorare la giustizia sociale nell’Ue. Se e come questo si concretizzerà resta da vedere. La qualità del lavoro sarà un punto di riferimento fondamentale per la valutazione che la Ces farà di ogni iniziativa occupazionale della Commissione».

La qualità non ostacola la competitività

La qualità del lavoro era già una preoccupazione prima della crisi, ma le ripercussioni sui mercati del lavoro della crisi economica e i ridimensionamenti dettati dalle politiche adottate hanno portato ad un’erosione del modello sociale europeo e la nozione di qualità del lavoro è ormai passata in secondo piano. La Ces ricorda come all’inizio del secolo ci fu un consenso politico, stabilito nelle conclusioni del Consiglio di Nizza (dicembre 2000), intorno all’idea del lavoro di qualità come elemento necessario nella realizzazione della competitività e della piena occupazione. Nel 2010 poi, in seguito all’adozione della strategia Europa 2020, la Commissione europea aveva individuato “una migliore qualità del lavoro e delle condizioni di lavoro” come una delle quattro priorità fondamentali per raggiungere l’obiettivo occupazionale 2020 dell’Ue. «Oggi, invece, non è raro che responsabili politici europei e rappresentanti dei datori di lavoro promuovano il messaggio che “qualsiasi lavoro è meglio di nessun lavoro”. Questo approccio significa però che i salari equi, una decente protezione dell’occupazione e anche luoghi di lavoro sicuri e salubri sono considerati ostacoli alla creazione di posti di lavoro, un freno alla competitività o “oneri” per le imprese. Al contrario – sottolinea la Ces – l’evidenza dimostra chiaramente il valore sia sociale sia economico del lavoro di qualità».

Effetti sociali ed economici della qualità

«La qualità della vita lavorativa di una persona è un aspetto fondamentale della qualità di vita generale» osserva la Ces, sottolineando come la maggior parte delle persone trascorra una parte significativa della vita lavorando, per cui oltre ad essere un mezzo per guadagnarsi da vivere il lavoro può avere un impatto sostanziale sul benessere delle persone: posti di lavoro di scarsa qualità possono portare a insicurezza del reddito, esclusione sociale, povertà in età avanzata e scarsa salute fisica e mentale. Inoltre, avere un lavoro non garantisce più dai rischi di povertà o esclusione sociale.

D’altro canto, posti di lavoro di qualità costituiscono una caratteristica essenziale per un’economia ben funzionante: la Ces ha costantemente sottolineato la necessità di concentrarsi sulla creazione di occupazione di qualità come un aspetto fondamentale per la crescita sostenibile in Europa. «L’evidenza mostra che i lavori di qualità sono una condizione essenziale per la crescita economica e la competitività. Una migliore qualità del lavoro è anche associata a una maggiore partecipazione al mercato del lavoro. Posti di lavoro di qualità danno ai lavoratori più soddisfazione sul lavoro, miglioramento delle competenze e maggiori motivazioni, che a loro volta portano a maggior produttività e innovazione delle imprese. Viceversa – nota la Ces – posti di lavoro di scarsa qualità, insieme al lavoro nero, hanno un impatto negativo sulle finanze pubbliche, con ridotte entrate da tassazione, sussidi per i salari troppo bassi e per situazioni di povertà».

Valutare l’impatto sociale delle politiche

La Ces chiede ai governi di fermare le politiche che minano i salari, la contrattazione collettiva e i diritti di protezione sociale: «È necessario un nuovo approccio alle riforme, investendo nelle persone». Sono stati fatti alcuni sforzi frammentari per affrontare aspetti della qualità del lavoro in alcune raccomandazioni specifiche per Paese, ma, osserva la Ces, i programmi nazionali di riforma devono tener conto di questa analisi in modo più sistematico. «Gli indicatori di qualità del lavoro dovrebbero essere utilizzati per valutare l’impatto delle riforme strutturali sul lavoro e le parti sociali dovrebbero essere pienamente coinvolte in questo processo. Qualsiasi programma di riforma dovrebbe essere valutato ex ante in relazione alle sue conseguenze sociali, in particolare il suo impatto sulla qualità del lavoro. Questo dovrebbe essere parte integrante della preparazione dei programmi nazionali di riforma» sostiene la Ces, secondo cui la governance economica va riformata per tener conto degli sviluppi sociali e per essere coerente con gli obiettivi di Europa 2020.

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