EDITORIALE

marzo 2015

La situazione occupazionale nei Paesi dell’Unione europea dopo il disastro degli ultimi sei anni sembra aver imboccato una lenta e minima, ma comunque evidente, inversione di tendenza. I dati ufficiali mostrano come il tasso di disoccupazione sia mediamente in leggera ma costante diminuzione, mentre in vari Stati membri si registra da qualche mese la creazione di nuovi posti di lavoro. Fatto che si sta addirittura verificando anche in Italia, secondo gli ultimi dati forniti dall’Inps sulle nuove assunzioni. Questo è ciò che sta avvenendo dal punto di vista quantitativo, ma scarsa è la conoscenza (e spesso l’interesse) della dimensione qualitativa dei nuovi posti di lavoro. Gli anni di crisi occupazionale, e di quella che molti hanno definito “macelleria sociale”, hanno di fatto legittimato il concetto (e la pratica) secondo cui “qualsiasi lavoro è meglio che nessun lavoro”. Come osserva però la Confederazione europea dei sindacati (Ces), che al tema della qualità del lavoro ha dedicato recentemente un documento del suo Comitato esecutivo, questo approccio porta a considerare la qualità del lavoro un lusso, un ostacolo alla competitività, cosa che invece non corrisponde alla realtà. Vari studi e ricerche, ma anche la frequentazione diretta dei luoghi di lavoro, dimostrano infatti l’evidente valore aggiunto in termini sia sociali che economici del lavoro di qualità. D’altronde, pare quasi banale sottolineare il forte legame esistente, spesso direttamente proporzionale, tra qualità del lavoro e qualità di vita delle persone, quindi del loro benessere e della loro soddisfazione che si ripercuotono di conseguenza anche sulla motivazione al lavoro e dunque sul rendimento, sulla produttività. Per questo i vantaggi della qualità sono sociali ma anche economici. Inoltre, sottolinea un’analisi dell’Ocse, i Paesi che ottengono buoni risultati in termini di qualità complessiva del lavoro tendono anche a buone prestazioni sulla quantità di lavoro (misurata dal tasso di occupazione).

Certo, trattandosi di un concetto multidimensionale, una definizione unica a livello europeo tra le varie parti interessate e tra gli Stati membri resta difficile da raggiungere. È però importante concordare cosa che si intende per “posti di lavoro di qualità” e valutare i progressi in tal senso. Infatti, osserva la Ces, se il monitoraggio della quantità di posti di lavoro fornisce informazioni importanti sullo stato dell’economia europea, monitorare la qualità dei posti di lavoro potrebbe consentire una valutazione del funzionamento dell’economia così da identificare e correggere eventuali punti deboli. La sfida è quindi di trovare un accordo e soprattutto fare in modo che la qualità del lavoro torni ad essere un obiettivo prioritario della strategia europea per l’occupazione.

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