Disuguaglianze di genere

marzo 2015

Le principali sfide per l’Ue in materia di parità tra donne e uomini

Nonostante la parità di genere sia da sempre tra i principali obiettivi dell’Unione europea e la grande maggioranza dei cittadini dell’Ue (il 76% secondo un recente sondaggio Eurobarometro) ritenga prioritaria la lotta contro la disuguaglianza tra uomini e donne, a fronte dei vari progressi compiuti in tale direzione restano ancora molti passi da fare. Anche quest’anno infatti, in occasione della Giornata internazionale della donna (8 marzo), la Relazione annuale della Commissione europea sulla parità tra donne e uomini e il consueto studio statistico di Eurostat mostrano ritardi su più fronti in materia di parità di genere.

«L’Europa non può permettersi di sottoutilizzare il potenziale del 50% della sua popolazione» ha dichiarato la commissaria europea per la Giustizia, i consumatori e l’uguaglianza di genere, Vera Jourová, osservando che «anche se le pari opportunità per le donne e gli uomini sono più che mai diventate una realtà, c’è ancora molta strada da fare: per ogni euro guadagnato in Europa da un uomo, un donna guadagna ancora solo 84 centesimi; le donne sono sempre sottorappresentate nella leadership sia nel mondo degli affari che nella politica; inoltre, quel che è peggio, una donna su tre ha subito violenza sessuale e fisica. Questo è inaccettabile. Mi impegno ad affrontare queste sfide e a raggiungere risultati tangibili».

Si vedrà, intanto uno studio Eurobarometro ha evidenziato le principali preoccupazioni dei cittadini in merito alle differenze di genere: circa nove europei su dieci (91%) concordano sul fatto che la lotta contro la disuguaglianza tra uomini e donne sia necessaria per la creazione di una società più giusta; una percentuale simile (89%) concorda sul fatto che la parità tra donne e uomini aiuti le donne a diventare più indipendenti economicamente; la violenza contro le donne (in particolare la violenza sessuale) e il divario retributivo tra i sessi sono le due questioni che l’Ue dovrebbe affrontare con maggiore urgenza, secondo rispettivamente il 59% e il 53% degli europei.

Le disuguaglianze secondo i dati Eurostat

Nel 2013, anno a cui si riferiscono i dati dello studio che Eurostat ha pubblicato il 5 marzo scorso, il gap retributivo di genere si è attestato al 16,4% nell’Unione europea, differenze che vanno da meno del 5% in Slovenia a oltre il 20% in Estonia, Austria, Repubblica Ceca e Germania. Il divario retributivo di genere, o gender pay gap, è la differenza di remunerazione tra donne e uomini calcolata sulla base del differenziale medio nel salario orario lordo di lavoratrici e lavoratori.

Le differenze tra maschi e femmine nel mercato del lavoro non riguardano però solo le discrepanze salariali, ma anche il tipo di occupazione. Nonostante rappresentino il 46% delle persone occupate, le donne sono ad esempio sottorappresentate tra i manager, che sono donne solo in un terzo dei casi. Al contrario, le donne sono sovrarappresentate tra gli impiegati d’ufficio e tra i lavoratori addetti ai servizi e alle vendite: circa i due terzi dei lavoratori subordinati in queste occupazioni sono infatti donne. Nel 2013, circa una donna occupata su tre (31,8%) ha lavorato a tempo parziale, rispetto a meno di un uomo su 10 (8,1%).

Differenze retributive di genere

Nel 2013, negli Stati membri dell’Ue il divario retributivo tra i sessi era inferiore al 10% in Slovenia (3,2%), Malta (5,1%), Polonia (6,4%), Italia (7,3%), Croazia (7,4%), Lussemburgo (8,6%), Romania (9,1%) e Belgio (9,8%), mentre era superiore al 20% in Estonia (29,9%), Austria (23%), Repubblica Ceca (22,1%) e Germania (21,6%).

Rispetto al 2008, il differenziale retributivo di genere è sceso nel 2013 nella maggior parte degli Stati membri dell’Ue. Le diminuzioni più evidenti tra il 2008 e il 2013 sono state registrate in Lituania (dal 21,6% del 2008 al 13,3% del 2013, ovvero -8,3 punti percentuali), in Polonia (-5 pp), in Repubblica Ceca e Malta (entrambe -4,1 pp) e a Cipro (-3,7 pp). Al contrario, il divario retributivo fra i sessi è aumentato tra il 2008 e il 2013 in nove Stati membri, con gli aumenti più significativi osservati in Portogallo (dal 9,2% del 2008 al 13% nel 2013, ovvero +3,8 punti percentuali), in Spagna (+3,2 pp), in Lettonia (+2,6 pp), in Italia (+2,4 pp) e in Estonia (+2,3 pp). A livello comunitario, il differenziale retributivo di genere è leggermente diminuito nel 2013, stabilizzandosi al 16,4% rispetto al 17,3% del 2008.

Part-time e tasso di occupazione femminile

Obiettivo da raggiungere entro il 2020 secondo la strategia dell’Ue è un tasso di occupazione generale del 75% tra le persone di età compresa tra i 20 e i 64 anni. Tra gli Stati membri, nel 2013, sono state registrate le maggiori disparità nei tassi di occupazione tra uomini e donne a Malta (79,4% per gli uomini e 49,8% per le donne, con una differenza di 29,6 punti percentuali), in Italia (19,9 pp) e in Grecia (19,4 pp), mentre le differenze minori hanno riguardato Lituania (2,6 pp), Finlandia (2,8 pp), Lettonia (4,2 pp) e Svezia (5 pp).

Eurostat osserva che gli Stati membri con il più alto tasso di occupazione femminile sono generalmente anche quelli con una quota elevata di donne occupate in lavori a tempo parziale: nel 2013 Svezia, Germania, Danimarca, Paesi Bassi e Austria avevano tutti un tasso di occupazione femminile superiore al 70% e una quota di lavoro a tempo parziale tra le donne ben oltre il 30%. Le eccezioni sono rappresentate da Finlandia ed Estonia, che combinano un elevato tasso di occupazione femminile e una quota bassa di lavoro part time tra le donne.

A livello comunitario, il tasso di occupazione femminile si attestava al 62,6% nel 2013 e quasi un terzo (31,8%) delle donne occupate avevano un lavoro part-time, mentre per gli uomini il tasso di occupazione è stato del 74,2%, ma meno del 10% (8,1%) lavorava a tempo parziale.

Scarsa presenza nei ruoli dirigenziali

A livello di Unione europea, nel 2013 solo un terzo (33%) dei dirigenti era di sesso femminile. Al contrario, le donne rappresentavano circa i due terzi di tutti i lavoratori di ufficio (67%) e di tutti quelli dei servizi e del settore delle vendite (64%).

Le donne erano sottorappresentate tra i manager in tutti gli Stati membri, ma in modo particolare in Lussemburgo (rappresentavano il 44% degli occupati, ma solo il 16% dei manager), a Cipro (48% vs. 19%), nei Paesi Bassi (47 % vs. 25%) e in Croazia (46% vs. 25%). Al contrario, le quote di donne manager più rilevanti rispetto alla quota di occupazione femminile totale è stata registrata in Ungheria (la percentuale di donne era del 46% tra i lavoratori e il 41% tra i manager), in Lettonia (51% e 44%) e in Polonia (45% e 38%).

In tutti gli Stati membri, le donne sono sovrarappresentate tra gli impiegati di ufficio, con l’Irlanda (46% donne tra i lavoratori dipendenti ma 80% tra gli impiegati) e la Repubblica Ceca (43% vs. 79%) con le percentuali più elevate di donne in queste occupazioni.

Relazione 2015 della Commissione sulla parità

Anche la Relazione annuale 2015 sulla parità tra donne e uomini pubblicata dalla Commissione europea sottolinea che, sebbene i divari tra uomini e donne si siano ridotti negli ultimi decenni, le disuguaglianze di genere all’interno e fra gli Stati membri permangono soprattutto in alcune aree critiche: per ogni ora lavorata le donne guadagnano in media il 16,4% in meno degli uomini;  le donne tendono ancora a concentrarsi in settori meno retribuiti; la violenza di genere è ancora allarmante; le donne continuano a rappresentare meno di un quarto dei membri dei consigli di amministrazione delle società, pur rappresentando quasi la metà della forza lavoro impiegata (46%); le donne hanno maggiori probabilità di avere un grado di istruzione superiore (oltre il 60% dei nuovi laureati sono donne), ma sono nettamente sottorappresentate nella ricerca e nei posti di responsabilità a tutti i livelli di istruzione superiore.

Così, la Commissione ricorda che l’Ue ha emanato raccomandazioni specifiche per Paese e utilizzato le opportunità di co-finanziamento con i fondi strutturali europei e gli investimenti per promuovere l’occupazione femminile, l’investimento in strutture educative e di assistenza nella prima infanzia, cure accessibili a lungo termine e la riduzione di disincentivi fiscali per le donne a lavorare. L’Ue ha inoltre sostenuto azioni specifiche, come le campagne dei governi nazionali contro la violenza di genere e progetti guidati da organizzazioni non governative per proteggere le donne e le ragazze dalla violenza di genere.

Tutti i membri maschi della Commissione europea hanno poi dato il loro sostegno alla campagna delle Nazioni Unite #HeforShe, che mira a rendere la parità di genere una questione che interessa uomini e donne e che prevede l’impegno più attivo degli uomini nella lotta contro tale discriminazione, in quanto svolgono un ruolo fondamentale nel cambiare le norme sociali che colpiscono le donne.

La Commissione ha reso noto che continuerà a lavorare con gli Stati membri, le Ong e le parti interessate a portare avanti la parità di genere a tutti i livelli, rafforzando e consolidando i miglioramenti ottenuti e affrontando le nuove sfide nel prossimo futuro. L’accento sarà posto sul «finire il lavoro incompiuto», per colmare le lacune in materia di retribuzione, occupazione, pensioni, processo decisionale e per sradicare la violenza di genere.

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