Conseguenze sociali della crisi secondo Caritas Europa

marzo 2015

«Le scelte politiche correnti, erodendo la dimensione sociale dell’Europa, stanno avendo un impatto estremamente negativo sulle persone vulnerabili. (…) Il fallimento dell’Ue e degli Stati membri nel fornire sostegno alle persone che stanno vivendo queste difficoltà, nel proteggere i servizi pubblici essenziali e nel creare posti di lavoro, è probabile che prolunghi la crisi». È quanto afferma Caritas Europa nel suo terzo Rapporto di monitoraggio dell’impatto della crisi economica (Crisis Monitoring Report 2015), pubblicato lo scorso febbraio, sostenendo che «la crisi non è finita» e continua a lasciare il segno sui cittadini. Nonostante alcuni segnali di ripresa registrati negli indicatori macro-economici, osserva Caritas Europa, gli effetti della crisi appaiono ancora molto forti e persistenti: è aumentato il numero di famiglie che soffrono di grave deprivazione materiale e bassa intensità di lavoro e si è esteso il rischio di povertà fino a colpire molte persone che un lavoro ce l’hanno. Una situazione diffusa a livello europeo ma che riguarda soprattutto i Paesi più “deboli”, quelli cioè che per vari motivi hanno subito maggiormente l’impatto della crisi economica, divenuta poi crisi sociale: Italia, Portogallo, Spagna, Grecia, Irlanda, Romania, Cipro. Il Rapporto descrive un’Europa dove i rischi sociali sono in aumento, i sistemi sociali sono stati ridimensionati e gli individui e le famiglie stanno scivolando sempre più nella povertà. Secondo Caritas Europa l’Ue e i suoi Stati membri continuano ad affrontare la crisi in corso concentrandosi principalmente sulle politiche economiche, a spese delle politiche sociali. Il risultato è però che le politiche messe in atto stanno avendo un «impatto devastante» sui cittadini europei.

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