Migrazioni: autocritica Ue

febbraio 2015

La Commissione ammette la necessità di «gestire meglio» l’immigrazione, il Parlamento definisce «insufficiente e inefficace» la politica europea

«La dura realtà che dobbiamo affrontare oggi è questa: l’Europa deve gestire meglio il fenomeno della migrazione, sotto tutti i suoi aspetti. È prima di tutto un imperativo umanitario» ha dichiarato il commissario europeo responsabile per la Migrazione, gli Affari interni e la Cittadinanza, Dimitris Avramopoulos, mentre il primo vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans, ha aggiunto: «Finché il nostro vicinato sarà teatro di guerre e instabilità, le persone continueranno a rischiare la loro vita per arrivare sulle coste europee. Non esistono soluzioni facili a questo spinoso problema, ma è chiaro che la soluzione non può essere trovata a livello nazionale. La soluzione europea è l’unica possibile. Ci stiamo adoperando a fondo per mettere a punto un approccio globale nell’ambito di una nuova agenda europea sulla migrazione da presentare entro l’anno». Sono parole di buon senso, pronunciate il 19 febbraio scorso a Bruxelles durante la presentazione di nuove misure introdotte dall’esecutivo europeo per affrontare le problematiche legate ai crescenti flussi migratori diretti verso le coste meridionali dell’Ue. Soprattutto, è una di quelle rare volte in cui si sente fare da responsabili delle istituzioni dell’Ue una duplice ammissione: il fallimento delle politiche migratorie attuate finora e l’inevitabilità delle migrazioni se non si interviene seriamente sulle cause.

Due ovvie constatazioni, alla luce di quanto avviene da quasi 30 anni ai confini dell’Unione europea, da quando cioè con gli accordi di Schengen (1985) i Paesi europei hanno progressivamente esteso il cosiddetto Spazio di giustizia, libertà e sicurezza, abolendo i controlli alle frontiere interne e intensificandoli a quelle esterne. Ma raramente si erano udite in modo così chiaro da rappresentanti del governo dell’Ue, cioè la Commissione europea. Se ciò si tradurrà poi in una nuova e migliore politica migratoria è per ora solo un auspicio, ma almeno dalle dichiarazioni sembra essersi aperto uno spazio in questa direzione, con il commissario per le Migrazioni che ha aggiunto: «Non stiamo costruendo una “fortezza Europa”». In realtà, la “sensazione” di centinaia di migliaia di migranti e di organizzazioni e reti europee impegnate da anni per i diritti fondamentali è finora stata decisamente opposta, ma la nuova Commissione è insediata da poco e non resta che monitorarne il lavoro.

grecia

Alla luce di una situazione ingestibile, soprattutto nel Canale di Sicilia, e con i tragici risvolti quasi quotidiani di naufragi e vittime, la Commissione ha quindi annunciato il potenziamento della sua assistenza a favore dell’Italia. In primo luogo, l’operazione congiunta di Frontex, denominata Triton, sarà prorogata almeno fino alla fine del 2015. In secondo luogo, la Commissione ha erogato all’Italia 13,7 milioni di euro in finanziamenti di emergenza, attingendo al Fondo Asilo, migrazione e integrazione (Amif), dichiarandosi pronta a rispondere a eventuali richieste italiane di aumentare le risorse dell’operazione congiunta Triton. Per aiutare gli Stati membri a prepararsi a gestire l’elevata e potenzialmente prolungata pressione dovuta all’attuale instabilità in alcuni Paesi del vicinato mediterraneo, la Commissione ha inoltre comunicato che sta intensificando il controllo dell’attuazione delle raccomandazioni della Task Force per il Mediterraneo, di cui riferirà al Consiglio Affari interni di marzo. Tutto ciò, sottolinea la Commissione, si aggiunge al sostegno a favore dell’Italia destinato a fronteggiare le pressioni migratorie che ammonta a oltre 500 milioni di euro per il periodo 2014-2020.

«Abbiamo deciso di intensificare il nostro partenariato con i Paesi terzi lungo le principali rotte della migrazione nell’ambito della nostra cooperazione nei processi di Khartoum e Rabat. Ciò dovrebbe contribuire a smantellare le reti criminali di trafficanti e passatori, offrendo il massimo livello di protezione a coloro che ne hanno bisogno, a partire dalle regioni in crisi del vicinato» ha poi dichiarato l’Alta rappresentante dell’Ue per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza, Federica Mogherini, sottolineando come il lavoro congiunto con l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur-Unhcr) e con l’Organizzazione Internazionale per le migrazioni (Oim) sul reinsediamento «dovrebbe contribuire a stabilizzare la situazione nelle comunità di rifugiati nei Paesi terzi».

Le critiche delle organizzazioni

L’iniziativa della Commissione è giunta in seguito all’ennesima strage di migranti, verificatasi tra l’8 e il 9 febbraio scorso quando il naufragio di quattro imbarcazioni partite dalle coste libiche e dirette verso quelle europee di Lampedusa ha causato circa 300 morti e dispersi. La tragedia ha sollevato critiche alle politiche dell’Ue da parte di tutte le organizzazioni italiane ed europee impegnate per i diritti umani. Amnesty International, ad esempio, ha dichiarato che l’Unione europea e i suoi Stati membri devono «abbassare la testa per la vergogna». «La crisi umanitaria che aveva reso necessaria l’operazione Mare Nostrum non è finita. Mentre le persone continuano a fuggire dalla guerra e dalla persecuzione e centinaia di esse a morire in mare, gli Stati membri dell’Unione europea devono smetterla di nascondere la testa sotto la sabbia» ha dichiarato John Dalhuisen, direttore del programma Europa e Asia centrale di Amnesty International. Secondo Amnesty basta fare una semplice equazione: «Se le persone che intraprendono viaggi pericolosi aumentano e le risorse destinate alla ricerca e al soccorso diminuiscono, vi sarà un numero maggiore di morti».

La stessa Amnesty International sezione italiana ha poi sottoscritto un comunicato congiunto con Ai.bi, Caritas Italiana, Centro Astalli, Fondazione Migrantes, Emergency, Intersos, Save the Children e Terre des Hommes in cui le organizzazioni hanno chiesto all’Unione europea e al governo italiano «un reale cambio di rotta nelle politiche sull’immigrazione». Secondo le organizzazioni «occorre aprire immediatamente canali sicuri e legali d’accesso in Europa, per evitare ulteriori perdite di vite in mare, che consentirebbe di gestire un fenomeno ormai stabile e probabilmente in aumento». Contemporaneamente, le organizzazioni hanno chiesto ai responsabili politici di Italia e Unione europea di rafforzare ulteriormente le operazioni di ricerca e soccorso in mare e di avviare politiche che garantiscano la protezione e la tutela dei diritti umani di rifugiati, migranti e richiedenti asilo che attraversano il Mediterraneo: «Non è più tempo di affrontare il fenomeno dei flussi migratori di persone in fuga da guerre, persecuzioni e povertà con azioni insufficienti e poco efficaci. L’Operazione Mare Nostrum ha ampiamente dimostrato che l’Europa può affrontare meglio questo problema, dando priorità alla ricerca e al salvataggio in mare. Tuttavia è necessario un impegno diverso e condiviso in tutta Europa che preveda il dispiegamento congiunto di mezzi e risorse, con approcci e strumenti realmente utili a salvare vite umane e non solo a pattugliare le nostre coste, oltre a politiche di immigrazione e asilo che diano priorità alla dignità delle persone».

INFORMAZIONI
SCHULZ: POLITICA MIGRATORIA DELL’UE INSUFFICIENTE E INEFFICACE
«Quando potremo finalmente porre fine all’immensa tragedia umana che accade proprio davanti alla nostra porta di casa?». La domanda è stata posta dal presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, ai capi di Stato e di governo dell’Ue riuniti nel Consiglio europeo informale svoltosi lo scorso 12 febbraio.
Schulz ha riconosciuto l’importanza dell’operazione Triton a guida Frontex come segno di un impegno europeo, ma l’ha definita un passo indietro rispetto all’operazione italiana Mare Nostrum: «Dobbiamo costruire una missione europea di Search and Rescue (soccorso e salvataggio), alla stregua dell’italiana Mare Nostrum». Secondo il presidente dell’Europarlamento, le ultime tragedie delle migrazioni verificatesi nel Mediterraneo hanno reso ancora una volta evidente che «l’approccio europeo al problema dei disperati che arrivano nel nostro Continente per sfuggire a situazioni di violenza e povertà è insufficiente e inefficace. Ogni vita persa è una vergogna». La richiesta ai leader dell’Ue espressa da Schulz a nome del Parlamento europeo è che «l’Ue si doti di una politica di immigrazione comune», mentre dal canto suo l’Europarlamento lavorerà «cercando di superare le divisioni fra partiti, così da rendere tale politica una realtà».
L’UNHCR CHIEDE ALL’UE UN’OPERAZIONE DI RICERCA E SOCCORSO NEL MEDITERRANEO PIÙ EFFICACE
Alla luce delle tragedie nel Mediterraneo e delle centinaia di rifugiati e migranti che hanno perso la vita in mare, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur-Unhcr) esorta l’Unione europea a cambiare approccio nell’affrontare l’emergenza delle traversate via mare, mettendo il salvataggio di vite umane come principale priorità. «Non c’è più alcun dubbio che l’operazione Triton sia terribilmente inadeguata a sostituire l’italiana Mare Nostrum» ha dichiarato l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, António Guterres, aggiungendo: «La priorità deve essere data al salvataggio di vite umane. È necessaria un’operazione di ricerca e soccorso nel Mediterraneo più efficace, non solo un controllo delle frontiere».
Il 2014 ha mostrato un drammatico incremento nel numero di rifugiati che hanno intrapreso le pericolose traversate del Mediterraneo  – costretti dai vari conflitti in corso. In totale, segnala l’Unhcr, almeno 218.000 persone hanno attraversato il Mediterraneo, mentre 3500 hanno perso la vita. L’Unhcr ha ripetutamente espresso le sue preoccupazioni per la conclusione dell’operazione italiana Mare Nostrum senza che ci fosse un’operazione europea di ricerca e salvataggio in grado di sostituirla. Il 1° novembre Frontex ha lanciato Triton che, nonostante abbia contribuito alle operazioni di ricerca e soccorso, ha come obiettivo principale quello di sorvegliare le frontiere. L’Alto commissario per i rifugiati, preoccupato che la risposta dell’Europa alla crescente portata della tragedia in corso non sia di potenziare gli sforzi nel salvataggio di vite umane, ma di eliminarli, ha quindi esortato l’Unione europea a istituire con urgenza un’operazione di ricerca e soccorso simile a Mare Nostrum per capacità e raggio d’azione. «In caso contrario, è inevitabile che molte altre persone moriranno nel tentativo di raggiungere la salvezza in Europa» ha aggiunto. L’Unhcr ha ripetutamente esortato i governi europei a trovare una soluzione comune per chi, fuggendo dalla guerra, è costretto ad attraversare il Mediterraneo, e che abbia come obiettivo principale la riduzione delle morti in mare attraverso adeguate operazioni di monitoraggio, ricerca e soccorso. L’Agenzia ha inoltre incoraggiato ad aumentare gli  sforzi per risolvere le questioni alla base di questa emergenza, ponendo maggiore enfasi sulla ricerca di soluzioni politiche ai conflitti e garantendo migliori possibilità per i rifugiati nei Paesi vicini alle zone di conflitto, alternative sicure e legali alle pericolose traversate sui barconi, e procedure rafforzate per le operazioni di sbarco e per il riconoscimento dei rifugiati da chi non lo è.
Fonte: http://www.unhcr.it

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