La Ces chiede investimenti e critica la Commissione

febbraio 2015

La Confederazione europea dei sindacati (Ces) ha chiesto ai ministri delle Finanze dell’Ue di sostenere e rilanciare un piano di investimenti ambizioso per l’Europa.

La Ces sostiene fortemente gli investimenti come un mezzo per creare domanda, crescita e occupazione, per questo invita i governi europei ad aumentare i fondi disponibili per gli investimenti dai bilanci nazionali e assicurarsi che i finanziamenti vadano a favore di progetti per la creazione di posti di lavoro di qualità nei Paesi più bisognosi di stimolo economico.

I sindacati europei temono che il piano di investimenti da 315 miliardi di euro nel corso dei prossimi tre anni, proposto dalla Commissione europea, «così come attualmente concepito, fornirà molti meno investimenti del necessario e diretti verso quei Paesi e progetti che potrebbero più facilmente permetterseli senza un programma europeo» ha scritto la segretaria generale della Ces, Bernadette Ségol, in una lettera inviata ai ministri delle Finanze dell’Ue.

Più netto e preoccupato il giudizio espresso dalla leader della Ces in un articolo pubblicato dal quotidiano tedesco “Neues Deutschland” il 15 gennaio scorso: «Quello che mi preoccupa è il divario tra ciò che l’Unione europea dice di voler fare e quello che fa realmente, sto cominciando a dubitare del “nuovo inizio per l’Europa” della nuova Commissione europea. Per quanto posso vedere, il programma di lavoro della Commissione è ancora impostato su interessi corporativi, (…) sotto la pressione di Business Europe. (…) Non vedo nulla nei piani della Commissione per il 2015 che renderà l’Europa una società più equa in termini di distribuzione della ricchezza e del reddito, o in termini di accesso ai servizi e alle opportunità. Le cosiddette “riforme strutturali” e “il consolidamento fiscale” fanno esattamente il contrario. (…) La gente è arrabbiata. Non sarà ingannata da belle parole, si aspetta azioni e risultati nell’affrontare i problemi che affliggono l’Europa: troppi disoccupati, troppa disuguaglianza, troppa ingiustizia sociale».

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