IL PROGRAMMA DELLA NUOVA COMMISSIONE

gennaio 2015

Numerose nuove iniziative e proposte ferme da annullare o modificare, questo il piano di lavoro del nuovo esecutivo dell’Ue

«I cittadini si aspettano dall’Ue un intervento decisivo per affrontare le grandi sfide socioeconomiche e vogliono che l’Ue interferisca meno nelle questioni a cui gli Stati membri sono maggiormente in grado di rispondere con efficienza. Per questo abbiamo assunto l’impegno di dirigere il cambiamento e di guidare un’Ue che sia più grande e più ambiziosa sulle grandi cose e più piccola e più modesta sulle piccole cose». Con queste parole il presidente della nuova Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha presentato lo scorso 16 dicembre il programma di lavoro dell’esecutivo europeo per il 2015, esponendo le azioni che intende adottare nei prossimi 12 mesi per cambiare le cose in termini di occupazione, crescita e investimenti e portare vantaggi concreti ai cittadini. «Un programma di cambiamento» l’ha definito Juncker.

23 nuove iniziative

Il programma espone le 23 iniziative che la Commissione ha assunto l’impegno politico di realizzare nel 2015, in un elenco di “cose da fare” nei prossimi dodici mesi incentrato sulle “grandi cose”, quali occupazione, crescita e investimenti.

Nello specifico, la Commissione si è impegnata a realizzare nel 2015:

• un piano di investimenti per l’Europa, «liberando nell’economia reale investimenti pubblici e privati per almeno 315 miliardi di euro nei prossimi tre anni»;

• un pacchetto ambizioso per il mercato unico digitale, instaurando condizioni propizie a un’economia e una società digitali dinamiche tramite l’integrazione del quadro normativo sulle telecomunicazioni, modernizzando le norme sui diritti d’autore, semplificando le norme che disciplinano gli acquisti on line e in ambiente digitale, rafforzando la sicurezza informatica e integrando la digitalizzazione nei diversi settori;

• i primi passi verso un’Unione europea dell’energia, per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento energetico, spingere sull’integrazione dei mercati nazionali dell’energia, ridurre la domanda energetica europea e decarbonizzare il mix energetico;

• un approccio di maggiore equità fiscale, mediante un piano d’azione per la lotta all’evasione e alla frode fiscali, contenente misure a livello di Ue per passare a un sistema secondo il quale il Paese in cui sono generati gli utili sia anche il Paese di imposizione, e grazie allo scambio automatico di informazioni sui ruling fiscali e alla stabilizzazione delle basi imponibili dell’imposta sulle società;

• un’agenda europea in materia di migrazioni, definendo un nuovo approccio all’immigrazione legale affinché l’Ue si affermi come meta in grado di attrarre i talenti e le competenze e migliorando la gestione dell’immigrazione nell’Ue attraverso una maggiore cooperazione con i Paesi terzi, la solidarietà tra gli Stati membri e il contrasto alla tratta degli esseri umani;

• un’Unione economica e monetaria più profonda, perseverando negli sforzi per promuovere la stabilità economica e attrarre gli investitori verso l’Europa.

80 proposte da ritirare o modificare

Per preparare il programma di lavoro la Commissione ha esaminato le circa 450 proposte che attualmente attendono una decisione del Parlamento europeo e del Consiglio e per 80 di esse propone il ritiro o la modifica. Per alcune, il ritiro è proposto perché manca la rispondenza alle priorità della nuova Commissione, mentre in molti altri casi l’impegno della Commissione verso l’obiettivo perseguito resta saldo, ma le proposte «non sono di nessuna utilità se rimangono ferme sul tavolo negoziale oppure se, durante i negoziati, vengono diluite in modo tale da non poter più raggiungere lo scopo iniziale». In tali situazioni la Commissione proporrà modalità nuove e migliori con cui conseguire gli obiettivi ricercati. Prima di formalizzare il ritiro di queste proposte la Commissione attenderà che Parlamento europeo e Consiglio si esprimano al riguardo.

Prima di presentare il suo programma di lavoro la Commissione ha, per la prima volta, coinvolto il Parlamento europeo e gli Stati membri in un dialogo al riguardo, nell’intento di assicurarsene il sostegno. È infatti convinzione della Commissione che «le proposte siano utili soltanto se sono adottate, accettate e attuate correttamente in concreto; in questo senso, il sostegno dei colegislatori è imprescindibile».

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