DUBBI SUI NEGOZIATI TTIP TRA UE E USA

gennaio 2015

Il Partenariato Trans-Atlantico su commercio e investimenti è oggetto di una vasta mobilitazione internazionale che ne denuncia la scarsa trasparenza e i rischi per le ricadute sui cittadini

«Intendo esser chiara: la Transatlantic Trade and Investment Partnership (Ttip) che la Commissione europea negozierà e presenterà alla ratifica sarà un accordo che rappresenterà un bene per i cittadini europei e promuoverà la crescita e l’occupazione in Europa. Si tratterà di un accordo che rafforzerà l’influenza dell’Europa nel mondo e ci aiuterà a tenere alti i nostri standard rigorosi. La Commissione europea non prenderebbe nemmeno in considerazione un accordo che abbassasse i nostri standard o limitasse il diritto dei nostri governi di regolamentare. Neanche gli Stati membri dell’Ue, né il Parlamento europeo lo accetterebbero». Così si è espressa il 13 gennaio scorso la commissaria europea per il Commercio, Cecilia Malmström, rispondendo alle crescenti osservazioni e critiche relative alle modalità e alle possibili conseguenze del Partenariato Trans-Atlantico su commercio e investimenti, il Trattato di libero scambio tra Unione europea e Stati Uniti in negoziazione dal luglio 2013 e al centro di molte discussioni in merito alla poca trasparenza dei contenuti negoziati, nonostante le importanti ricadute che potrebbe avere sulla vita dei cittadini.

Che fossero fondate le critiche sulla segretezza dei documenti negoziati, espresse dalle centinaia di organizzazioni e movimenti che in Europa e negli Usa danno vita alla Campagna internazionale “Stop Ttip”, l’ha confermato nel novembre scorso l’Ombudsman europeo (Emily O’Reilly), l’organismo di vigilanza sulle istituzioni dell’Ue, richiamando ufficialmente la Commissione europea a garantire «in ogni momento che le eccezioni al diritto fondamentale dei cittadini europei ad avere accesso ai documenti siano fondate e pienamente giustificate».

La pubblicazione dei documenti

Così, il 7 gennaio scorso la Commissione ha pubblicato una serie di testi che definiscono le proposte dell’Ue nei colloqui commerciali bilaterali con gli Usa.

La mossa della Commissione (non proprio spontanea) intende mettere in pratica il suo impegno per una maggiore trasparenza nei negoziati Ttip. La Commissione si è infatti impegnata a: rendere pubblici i testi negoziali del Ttip che la Commissione condivide con gli Stati membri e il Parlamento europeo; fornire l’accesso ai testi negoziali a tutti i membri del Parlamento europeo; classificare meno documenti negoziali Ttip come “riservati”, rendendoli così più facilmente accessibili; pubblicare e aggiornare regolarmente un elenco pubblico dei documenti Ttip condivisi con il Parlamento europeo e il Consiglio. «Sono felice che possiamo iniziare il nuovo anno dimostrando chiaramente attraverso le nostre azioni l’impegno che abbiamo fatto per una maggiore trasparenza» ha dichiarato la commissaria europea Malmström, aggiungendo: «La pubblicazione di oggi delle nostre specifiche proposte di legge nel contesto delle Ttip segna un altro primato nella politica commerciale dell’Ue». Inoltre, al fine di rendere i documenti on line più accessibili ai non esperti, la Commissione sta pubblicando una Guida per spiegare il significato di ogni testo, un glossario dei termini e degli acronimi e una serie di schede che definiscono in un linguaggio semplice che cosa è in gioco in ogni capitolo di Ttip e quali sono gli obiettivi dell’Ue.

Le critiche della Campagna “Stop Ttip”

«Mettere l’accento sulla maggiore trasparenza grazie a questa divulgazione, come fa la commissaria al Commercio, significa ammetterne la mancanza fino a questo momento» hanno osservato i promotori della Campagna “Stop Ttip”, che ha contestato dall’inizio il «silenzio assordante» sui colloqui per il trattato e che «dopo l’“operazione trasparenza” vede confermate tutte le sue preoccupazioni rispetto al trattato Usa-Ue». Secondo “Stop Ttip”, inoltre, si tratta di «carte scarsamente rilevanti, che non dicono nulla sui punti di caduta del negoziato, ma che confermano le preoccupazioni e le denunce della società civile europea e della Campagna».

I promotori della Campagna osservano poi che lo stesso Parlamento europeo sta cominciando a dare i primi segnali ufficiali di preoccupazione: la Commissione Sviluppo (Deve) e quella sulle Libertà civili (Libe) hanno infatti da poco pubblicato le proprie proposte di parere sul negoziato Ttip dove si sottolineano le contraddizioni di un negoziato con molte ombre.

«Ecco perché siamo molto cauti e critici nell’accogliere con favore l’apparente apertura della Commissione: si tratta di un gioco delle tre carte che, come insegna l’esperienza, si conclude sempre con la sconfitta dei cittadini» dichiarano gli esponenti di “Stop Ttip”.

Ttip: motivazioni favorevoli e contrarie

Il Ttip, che nelle intenzioni dei suoi negoziatori dovrebbe portare alla creazione di un unico mercato di un miliardo di consumatori unendo Ue, Usa e Canada, vuole essere più che un semplice accordo commerciale prevedendo tre campi di intesa: la liberalizzazione dell’accesso ai mercati, con l’abolizione delle tariffe doganali; la convergenza dei regolamenti, in base al principio che un prodotto autorizzato in Europa può essere venduto negli Usa e viceversa, senza ulteriori trafile burocratiche; la definizione di nuove regole commerciali per abolire le barriere non doganali.

La Commissione europea ritiene che grazie al Ttip le esportazioni dall’Ue verso gli Usa crescerebbero del 28%, con un aumento di 187 miliardi di euro, mentre complessivamente le esportazioni europee aumenterebbero del 6% e quelle americane dell’8%.

Di tutt’altro avviso i promotori della Campagna “Stop Ttip”, che hanno già raccolto in pochi mesi più di 1,2 milioni di firme per fermare il negoziato, secondo i quali esso «disegna un quadro di pesante deregolamentazione dove obiettivo principale non saranno tanto le barriere tariffarie, già abbastanza basse, ma quelle non tariffarie, che riguardano gli standard di sicurezza e di qualità di aspetti sostanziali della vita di tutti i cittadini: l’alimentazione, l’istruzione e la cultura, i servizi sanitari, i servizi sociali, le tutele e la sicurezza sul lavoro».

Sul sito della Campagna, poi, sono citati pareri e studi autorevoli che mettono in discussione le previsioni economiche ottimistiche espresse dalle autorità europee: l’export dell’Ue migliorerebbe, ma le importazioni dagli Usa potrebbero aumentare addirittura del 118%; la domanda interna europea potrebbe diminuire pesantemente, così come gli scambi commerciali intraeuropei, cosa che porterebbe a una sostanziale diminuzione del Pil dell’Ue.

LE RAGIONI DELLA CAMPAGNA PER FERMARE IL TTIP

Sicurezza alimentare: le norme europee su pesticidi, Ogm, carne agli ormoni e più in generale sulla qualità degli alimenti, più restrittive di quelle americane e internazionali, potrebbero essere condannate come “barriere commerciali illegali”.

Acqua ed energia: sono settori a rischio privatizzazione. Le comunità che si dovessero opporre potrebbero essere accusate di distorsione del mercato.

Servizi pubblici: il Ttip limiterebbe il potere degli Stati nell’organizzare i servizi pubblici come la sanità, i trasporti, l’istruzione, i servizi idrici, educativi e metterebbe a rischio l’accesso per tutti a tali servizi.

Diritti del lavoro: la legislazione sul lavoro, già deregolamentata dalle politiche di austerity dell’Ue, verrebbe ulteriormente attaccata in quanto potrebbe essere considerata “barriera non tariffaria” da rimuovere.

Finanza: il trattato comporterebbe l’impossibilità di qualsivoglia controllo sui movimenti di capitali e sulla speculazione bancaria e finanziaria.

Brevetti e proprietà intellettuale: la difesa dei diritti di proprietà delle imprese sui brevetti metterebbe a rischio la disponibilità di beni essenziali, quali ad esempio i medicinali generici. Così come la difesa dei diritti di proprietà intellettuale può limitare la diffusione della conoscenza e delle espressioni artistiche.

Gas di scisto: il fracking, già bandito in Francia per rischi ambientali, potrebbe diventare una pratica tutelata dal diritto. Le compagnie estrattive potrebbero chiedere risarcimenti agli Stati che ne impediscono l’utilizzo. Si violerebbe così il principio di precauzione sancito dall’Ue, incentivando iniziative economiche che mettono in pericolo la salute umana, animale e vegetale, nonché la protezione dell’ambiente.

Libertà e web: i giganti della rete cercherebbero di indebolire le normative europee di protezione dei dati personali per ridurli al livello quasi inesistente degli Usa, autorizzando un accesso incontrastato alla privacy dei cittadini da parte delle imprese private.

Democrazia: il trattato impedirebbe qualsiasi possibilità di scelta autonoma degli Stati in campo economico, sociale, ambientale, provocando la più completa esautorazione di ogni intervento da parte degli enti locali.

Biocombustibili: il Ttip attraverso l’armonizzazione delle normative europee in ambito energetico, incentiverebbe l’importazione di biomasse americane che non rispettano i limiti minimi di emissione di gas a effetto serra e altri criteri di sostenibilità ambientale.

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