CORRUZIONE: ITALIA ANCORA IN FONDO ALLA CLASSIFICA EUROPEA

gennaio 2015

L’organizzazione Transparency International ha reso noto nel dicembre scorso l’Indice di percezione della corruzione (Cpi) 2014, giunto alla sua ventesima edizione, con l’Italia classificatasi al 69° posto nel mondo, conservando stessi posizione e punteggio dell’anno precedente. Al livello dell’Italia, con un voto di 43 su 100, si trovano la Romania (come nel 2013) e altri due Paesi europei in risalita rispetto allo scorso anno: Grecia e Bulgaria. Complessivamente si distinguono in negativo Francia (69), Cina (36) e Turchia (45) che perdono diverse posizioni rispetto all’anno precedente, mentre rimangono in cima alla classifica dei Paesi più virtuosi Danimarca, Nuova Zelanda e Finlandia. La Germania è al 12° posto, gli Stati Uniti al 17°, mentre tre delle principali economie mondiali, Cina, India e Russia, sono rispettivamente al 100°, 85° e 136° posto. I Paesi più corrotti al mondo, secondo questa graduatoria, sono la Corea del Nord e la Somalia, fanalini di coda alla 174ª posizione.

La corruzione, sottolineano gli autori della rilevazione, affligge in maniera endemica il sistema economico, sottraendo allo Stato risorse preziose, peggiorando la qualità dei servizi e contribuendo ad aumentare la povertà: «I cittadini sono i primi a subirne le conseguenze, per questo non devono più rimanere in silenzio, ma prendere posizione con determinazione».

Secondo il presidente di Transparency International Italia, Virginio Carnevali, «il Cpi 2014 evidenzia come l’Italia non sia ancora riuscita a intraprendere la strada giusta per il suo riscatto etico. Non possiamo restare fermi a guardare ancora per molto, mentre invece altri Paesi fanno progressi: come cittadini possiamo e dobbiamo essere parte attiva nella lotta contro la corruzione». Secondo i dati del Barometro globale della corruzione 2013, solo il 56% degli italiani è disposto a segnalare un episodio di corruzione, rispetto alla media globale del 69%. I motivi che spingono a rimanere in silenzio sono soprattutto la paura, la sfiducia e la triste convinzione che nulla può cambiare. Così, Transparency International ha dato vita al servizio “allerta anticorruzione” (Alac), primo esempio italiano di servizio di assistenza per chi decide di segnalare episodi di corruzione e che si avvale di un software che permette l’invio di segnalazioni in totale sicurezza e anonimato.

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