Migrazioni: basta stragi

settembre 2014

Unhcr, Oim e le principali reti europee di Ong chiedono alle istituzioni dell’Ue soluzioni per porre fine a una situazione inaccettabile:
quasi 2500 morti e dispersi nel Mediterraneo da giugno a settembre

Mentre l’Unione europea rinnova le sue istituzioni e si accinge a elaborare e adottare nuove politiche, ai suoi confini meridionali, nel mar Mediterraneo, continuano e aumentano i “viaggi della disperazione” di migranti verso il territorio europeo, con conseguenze sempre più drammatiche. L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur-Unhcr) stima che in meno di quattro mesi, tra giugno e settembre, siano morte o disperse in mare quasi 2500 persone nel tentativo di raggiungere le coste dell’Ue. «La maggior parte di essi sono profughi e rifugiati che dovrebbero riuscire ad arrivare in Europa senza mettere a rischio la propria vita» sottolinea la portavoce di Unhcr per il Sud Europa, Carlotta Sami, la quale si chiede giustamente: «Quando si dirà “basta”? Quando le vittime saranno giudicate troppe per essere registrate dalle cronache europee e finire sulle scrivanie di uffici, ministeri, commissioni, agenzie senza destare scandalo, parte quotidiana di una normale routine?». La portavoce dell’Unhcr sottolinea come «ignorare questa realtà e le sue cause non farà sparire né i morti né i rifugiati, con la loro disperata e sempre dignitosa richiesta di aiuto: provate a immaginare cosa accadde a ebrei e rom perseguitati durante l’ultimo conflitto mondiale. Oggi abbiamo un numero di persone in fuga ancora più alto, oltre 51 milioni in tutto il mondo, e oltre l’80% vengono accolti in Paesi in via di sviluppo. È tempo che in Europa si metta in campo uno sforzo collettivo drastico e senza precedenti, proprio come la crisi umanitaria di cui siamo testimoni oggi, nel nostro Mar Mediterraneo».

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Ma come risponde l’Ue alle richieste, che giungono da più fronti, di affrontare una rilevante emergenza umanitaria? «Di fronte a trafficanti così spietati e senza scrupoli c’è poco che noi possiamo fare» ha dichiarato il portavoce della commissaria europea agli Affari Interni, Cecilia Malmström, commentando le recenti stragi di migranti avvenute nel Mediterraneo, aggiungendo che «i morti nel mar Mediterraneo non sono incidenti, sono omicidi», scaricando ogni responsabilità sui trafficanti criminali e assolvendo l’Ue. Eppure le istituzioni dell’Ue qualcosa di importante potrebbero e dovrebbero fare per porre fine a questa strage: «Un modo per rendere impotenti le organizzazioni criminali è cominciare ad aprire canali legali di entrata in Europa per tutte quelle persone, uomini, donne, bambini, che fuggono dai loro Paesi in cerca di protezione» osserva l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), mentre l’Unhcr evidenzia la necessità di affiancare alle “operazioni di salvataggio” misure che possano garantire «una via sicura per la protezione a queste persone».

Da Mare Nostrum a Frontex Plus

Per ora, però, l’unica proposta operativa avanzata dall’Ue, annunciata nelle scorse settimane dopo un incontro tra la commissaria europea Malmström e il ministro dell’Interno italiano Alfano, è il passaggio entro novembre dall’operazione Mare Nostrum a Frontex Plus, al fine di aiutare l’Italia nella gestione dei flussi migratori provenienti da Sud. «Vogliamo prima di tutto unire le due operazioni Frontex nel Mediterraneo, denominate Aeneas e Hermes, in modo da rafforzare la nostra presenza. Questa nuova operazione, che chiamerei Frontex Plus, avrà a disposizione più mezzi, più personale e vi contribuiranno più Paesi» ha spiegato la commissaria europea, aggiungendo che si sta cercando di definire le reali esigenze, dopodiché l’Agenzia europea per il controllo delle frontiere, Frontex appunto, «lancerà un appello agli Stati membri perché partecipino alla nuova operazione e mi aspetto che tutti i Paesi vi parteciperanno». Frontex infatti promuove la collaborazione tra gli Stati membri nella gestione delle frontiere esterne dell’Ue, ma finora non ha ricevuto un trasferimento di competenze dai governi nazionali, perciò il suo funzionamento e la sua efficacia dipendono ancora dalla decisione dei vari Stati membri di parteciparvi o meno.

Invece, «l’Europa deve fare uno sforzo collettivo» sostiene l’Unhcr, che avanza richieste precise per la tutela dei migranti. «Chiediamo di aumentare le posizioni per i programmi di reinsediamento, di aprire i programmi di ammissione umanitaria e di incentivare i programmi per studenti e per bambini in età scolare, oltre a prevedere visti di carattere umanitario anche per ragioni di impiego» ha dichiarato la portavoce Sami, chiamando in causa direttamente le istituzioni dell’Ue: «È fondamentale che ci sia un cappello europeo alle operazioni di salvataggio, e vogliamo essere fiduciosi che il governo italiano voglia continuare: sarebbe impensabile che Mare Nostrum o qualsiasi operazione di salvataggio, venisse diminuita nell’intensità, in questo momento così grave».

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RACCOMANDAZIONI DELL’OIM ALLA PRESIDENZA ITALIANA DELL’UE
Il semestre di presidenza italiana dell’Ue è stato caratterizzato in questi primi tre mesi dalla questione dell’immigrazione, con elevati flussi in entrata soprattutto attraverso il Mediterraneo e numerosi drammatici naufragi. «Si tratta di  flussi composti per larga parte da persone in fuga da guerre (come in Siria), o da regimi (come in Eritrea), costrette a raggiungere l’Europa a bordo di barconi fatiscenti anche a causa delle condizioni di instabilità interne della Libia (che per loro è un Paese di transito), che rendono la loro permanenza nel Paese ancora più pericolosa che in passato» osserva l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), che ha inviato un documento alla presidenza di turno italiana dell’Ue contenente alcune raccomandazioni per affrontare in modo efficace le problematiche connesse all’immigrazione. Secondo l’Oim, infatti, «la presidenza italiana del Consiglio dell’Unione europea  può contribuire in modo rilevante allo sviluppo di una politica europea  che affronti in modo adeguato  le complessità della gestione del fenomeno migratorio». Le migrazioni, ha sottolineato il direttore dell’Ufficio di coordinamento dell’Oim per il Mediterraneo José Angel Oropeza, «sono un fenomeno complesso, che  inevitabilmente continuerà anche negli anni a venire e che, se gestito in modo adeguato, potrà rappresentare un’importante risorsa sociale ed economica per il continente europeo.  È dunque il momento  di trovare  posizioni e risposte comuni: solo un’azione congiunta di tutti i Paesi membri dell’Ue potrà far avanzare nella giusta direzione le politiche europee sulle migrazioni».

Questi i punti chiave delle raccomandazioni dell’Oim:

Immigrazione irregolare
Sostenere i Paesi di origine e di transito nello sviluppo di adeguate politiche di gestione della migrazione e di gestione delle frontiere, nonché nello sviluppo della capacità di identificare e perseguire i trafficanti di persone.
Incoraggiare un’attenzione più approfondita alla migrazione dei minori, per rispondere in modo più efficace ai loro bisogni e colmare eventuali lacune emerse finora. Occorre inoltre promuovere iniziative volte a sostenere e diffondere le procedure di  determinazione del “superiore interesse” del minore.
Rafforzare la collaborazione tra tutti i Paesi coinvolti dai flussi migratori per fornire attività di assistenza, accoglienza e supporto ai migranti durante tutto il loro percorso, così da offrire alternative all’immigrazione irregolare.
Sviluppare un “modello di gestione umanitaria dei confini” affinché tutti i Paesi  soggetti a forte pressione migratoria possano gestire in modo adeguato i flussi migratori.

Migrazione per lavoro
Sviluppare strumenti capaci di favorire l’incontro domanda-offerta di lavoro, affinché i fabbisogni del mercato del lavoro europeo trovino riscontro nella disponibilità di lavoratori migranti. A tal fine è necessario promuovere il riconoscimento effettivo delle qualificazioni e competenze dei lavoratori migranti, fornire un sostegno pre-partenza all’integrazione e promuovere un equo sistema di assunzione.
Promuovere partnership efficaci sul tema di migrazione e mobilità, che riconoscano l’influenza positiva delle migrazioni per la crescita e lo sviluppo economico della regione del Mediterraneo e che sostengano il rafforzamento del ruolo delle diaspore nello sviluppo dei Paesi di origine e di accoglienza.
Incoraggiare un dibattito politico responsabile e bilanciato a livello europeo, che contrasti falsi miti e disinformazione sulla migrazione e risponda con azioni efficaci ed evidenti a quelle  preoccupazioni che possano invece essere giustificabili.

Migrazione e ritorni
Sostenere una cooperazione maggiore tra gli Stati membri per rafforzare, insieme ai Paesi di origine e di transito, le partnership esistenti e realizzare politiche di ritorno efficaci.
Assicurare un’attenzione specifica alle dinamiche dei ritorni nel contesto Sud-Sud.
Promuovere un approccio europeo ai ritorni che possa essere inclusivo e rispettoso dei diritti umani nella collaborazione con i Paesi della sponda sud del Mediterraneo.
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