Lavoro forzato: nuovo Protocollo dell’Ilo

settembre 2014

La Commissione europea ha proposto al Consiglio dell’Ue di autorizzare gli Stati membri a ratificare il nuovo Protocollo della Convenzione sul lavoro forzato adottato nel giugno scorso dall’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil-Ilo). I Paesi che ratificano il Protocollo dell’Oil si impegnano a prevenire il ricorso al lavoro forzato, in particolare nel contesto della tratta degli esseri umani, a migliorare la protezione delle vittime e a fornire l’accesso al risarcimento. Il Protocollo inoltre intensifica la cooperazione internazionale nella lotta contro il lavoro forzato o obbligatorio.

Secondo le stime dell’Oil sono oltre 21 milioni nel mondo le persone vittime del lavoro forzato o obbligatorio, 11,4 milioni sono donne e ragazze e 9,5 milioni sono uomini e ragazzi. Circa 19 milioni di vittime sono sfruttate da imprese e individui privati e 2 milioni da Stati o gruppi ribelli. Si stima che il lavoro forzato generi ogni anno profitti illegali per 150 miliardi di dollari. Gli Stati che ratificano la Convenzione sono tenuti ad elaborare una politica nazionale e un piano d’azione per l’eliminazione del lavoro forzato, in consultazione con le organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori. Essi devono adottare misure per prevenire il lavoro forzato, anche informando le persone vulnerabili e proteggendole da eventuali pratiche di assunzione fraudolente.

Per quanto riguarda le vittime del lavoro forzato, la Convenzione introduce un obbligo per garantire l’identificazione, la liberazione, la protezione, il recupero e la riabilitazione delle stesse. Ulteriori clausole impegnano gli Stati che ratificano il Protocollo a fornire l’accesso ai mezzi di ricorso a tutte le vittime, compreso il risarcimento, e a garantire che le autorità competenti abbiano la facoltà di non procedere legalmente contro di loro accusandole di attività illegali che sono state costrette a commettere.

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