Editoriale

luglio 2014

Chissà se si tratta di pura coincidenza, di un accordo o invece addirittura di una copiatura, certo fa effetto mettere a fianco il programma della presidenza italiana di turno dell’Ue e quello del nuovo presidente della Commissione europea e constatare che hanno praticamente lo stesso titolo: “Un nuovo inizio”. Probabilmente è semplicemente frutto di un sensazione diffusa, finalmente anche tra i responsabili delle istituzioni europee, di essere davvero giunti al capolinea: o si cambia impostazione o l’Unione europea è destinata al fallimento.

Ai proclami e alle buone intenzioni dovranno però seguire i fatti, su questo saranno messi alla prova i protagonisti della politica europea. Perché è indubbiamente importante presentare programmi articolati e dettagliati su ciò che si dovrebbe e vorrebbe fare, come sono ad esempio i due programmi citati, però poi le cose bisogna farle davvero.

Fa bene la presidenza italiana dell’Ue a “puntare alto”, come esemplificato anche dalla scelta del logo che evidenzia la volontà di spiccare il volo e mirare lontano, ma deve anche avere la consapevolezza della situazione reale di un Paese che si trova agli ultimi posti europei per quanto riguarda le principali prestazioni di carattere economico, produttivo, occupazionale, sociale, fiscale, ambientale ecc. Deve inoltre considerare che non basta esternare entusiasmo e simpatia perché la classe politica e dirigente italiana acquisisca credibilità in Europa superando diffidenze ampiamente motivate. Ciò non significa rinunciare alle proprie istanze, ma magari dimostrare coerenza e lavorare per un “nuovo inizio” basato sui contenuti e le proposte piuttosto che cadere nella “vecchia” usanza politica del “mercato delle poltrone” per le nuove nomine.

Così come fa bene il neopresidente della Commissione europea a impegnarsi per mobilitare risorse a favore della crescita e dell’occupazione, ma prima di indicare cifre ambiziose dovrebbe verificarne la fattibilità e la sostenibilità. Oppure in materia di migrazioni, magari anche puntare a trasformare l’Europa in «una delle destinazioni favorite dei talenti», ma prima lavorare seriamente per porre fine alle stragi di migranti e alle gravi violazioni di diritti fondamentali.

«Se l’Europa si facesse un selfie, sarebbe stanca e rassegnata» ha dichiarato il primo ministro italiano Renzi presentando il programma di presidenza dell’Ue al Parlamento europeo: è sicuramente stanca di questa cronica e abissale distanza tra i proclami e le azioni, tra le parole e i fatti, e probabilmente rassegnata sul fatto che le cose cambino realmente e che questo inizio sia davvero “nuovo”.

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