Sulle migrazioni serve informazione corretta

giugno 2014

Lo sostiene l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, secondo
cui gli arrivi di migranti via mare sollevano questioni umanitarie ma sono
necessari chiarimenti sui “falsi miti”

Dall’inizio dell’anno sono giunti sulle coste italiane oltre 50.000 migranti, un dato estremamente rilevante e al centro dell’attenzione dei media di tutta Europa. «Non si tratta di un’emergenza in termini di numeri, ma di un’emergenza umanitaria e operativa» sostiene l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim-Iom), che al fine di promuovere una comunicazione quanto più possibile corretta e informata sull’argomento ha voluto chiarire alcuni punti e sfatare luoghi comuni.

Alcuni numeri

Se l’arrivo di migliaia di persone via mare (tutte attraverso un punto d’entrata geografico molto limitato e in tempi molto ravvicinati) rappresenta indubbiamente un’enorme sfida operativa e umanitaria per le autorità italiane, d’altra parte «non si può certo parlare di “invasione”» osserva l’Oim: «50.000 arrivi, anche se diventassero il doppio, rappresentano un numero importante, ma certamente non eccezionale per un Paese di 60 milioni di abitanti, anche rispetto a quanto già accade in altri Paesi europei, come in Germania (126.000 richieste d’asilo nel 2013) e in Francia (65.000). Numeri che poi diventano quasi residuali se paragonati a quanto accade in Paesi extra Ue (ad esempio il Libano, Paese di 4 milioni di abitanti che ospita un milione di rifugiati siriani).

Secondo l’Oim va anche ricordato come per anni l’Italia abbia permesso l’ingresso per lavoro di oltre 170.000 persone all’anno.

Chi arriva

Rispetto agli anni passati i flussi sono sempre più caratterizzati dalla presenza di persone in fuga da guerre, persecuzioni e regimi: infatti i Paesi di origine più rappresentati sono l’Eritrea, la Siria e la Somalia. «Si tratta di uomini, donne e bambini che giungono in Europa alla ricerca di protezione internazionale. Su uno stesso barcone, oltre ai richiedenti asilo, ci sono anche altri gruppi vulnerabili: donne vittime di tratta, minori non accompagnati, donne incinte. Persone che, secondo le norme internazionali e secondo la legge italiana, hanno il diritto di ottenere protezione e assistenza una volta arrivate in Europa» sottolinea l’Organizzazione internazionale per le migrazioni.

Mare Nostrum non basta

L’operazione denominata Mare Nostrum ha permesso di salvare migliaia di vite e affronta in modo efficace una vera e propria emergenza umanitaria, osserva l’Oim, ricordando però come migliaia di persone abbiano perso la vita nel mediterraneo negli ultimi anni, circa 700 nel solo 2013. Così, sostiene l’organizzazione intergovernativa, «Mare Nostrum non può evidentemente essere l’unica soluzione: occorre anche evitare che le persone si mettano in mare in condizioni sempre più critiche e pericolose. Bisogna intervenire lungo tutto il percorso migratorio attuando politiche di sostegno a favore dei migranti e di tutti i Paesi coinvolti, eliminando alla radice le cause dell’immigrazione e predisponendo – anche nei Paesi di transito – misure e programmi necessari a fornire un adeguato supporto legale a migranti e richiedenti asilo in cerca di protezione». La soluzione più efficace per contrastare le organizzazioni criminali che gestiscono il traffico di persone e quindi per ridurre gli enormi rischi che corrono i migranti consiste dunque nella «previsione di canali di ingresso sicuri e legali in Europa».

Supporto e finanziamenti europei

«L’Europa ha dato una quota di finanziamenti molto consistente all’Italia, è però necessario che vi sia una solidarietà maggiore tra gli Stati membri dell’Ue che dovrebbero fare di più in termini di programmi di reinsediamento, ovvero offrire la possibilità di accogliere persone che fuggono da conflitti come quello siriano andando a prendere i rifugiati sul posto per evitare che inizino viaggi pericolosi via terra e mare, quasi sempre con donne e bambini» afferma l’Oim, secondo cui i Paesi europei potrebbero anche contribuire alle operazioni di salvataggio in alto mare, «considerato che si tratta di una emergenza umanitaria che riguarda tutta l’Europa».

Migranti e malattie

L’Oim intende poi sottolineare che i migranti non portano malattie, spesso si ammalano invece nei Paesi di destinazione o transito perché costretti a lavorare in nero in condizioni inumane: «Generalmente sono sempre le persone più sane e resistenti ad arrivare in Europa dopo un viaggio di mesi per il deserto prima e il mare poi. Capita spesso invece che i migranti si ammalino una volta arrivati in Italia, quando diventano vittime di sfruttamento lavorativo – soprattutto nel settore agricolo – e di organizzazioni criminali italiane e straniere.

Respingimenti e aiuti nei Paesi d’origine

A chi propone di intensificare la pratica dei respingimenti l’Oim osserva che «sostiene una pratica per cui l’Italia è stata condannata dalla Corte Europea di Diritti dell’Uomo, in particolare per la violazione del principio di non refoulement (non respingimento), che proibisce di respingere migranti verso Paesi dove possono essere perseguitati o sottoposti a trattamenti inumani o degradanti». A chi invece propone di aiutarli a casa loro l’Oim ricorda che la maggior parte dei migranti proviene da Paesi in guerra.

INFORMAZIONI

MIGRANTES: AMPLIARE MARE NOSTRUM IN CHIAVE EUROPEA

L’approvazione da parte del Senato italiano delle mozioni a favore di un allargamento in chiave europea dell’operazione Mare Nostrum è «un atto di giustizia e un segno di rispetto di un impegno comune a favore della tutela dei rifugiati» ha dichiarato il direttore generale della Fondazione Migrantes, Giancarlo Perego.

Nella mozione approvata si chiede al governo di verificare «ogni necessaria iniziativa che possa consentire il superamento dell’operazione Mare Nostrum» e di agire «nelle idonee sedi europee e internazionali al fine di realizzare un’azione congiunta della comunità internazionale». Secondo Migrantes «è necessario accompagnare l’operazione Mare Nostrum con altri strumenti e accordi europei e internazionali per favorire la pace in Paesi in guerra (come la Siria), per tutelare le partenze dei rifugiati e i ricongiungimenti familiari. Sarà poi importante affiancare a queste mozioni un impegno per una struttura efficiente di accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati a livello nazionale, per essere più credibili in Europa».

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