Salute e sicurezza sul lavoro: nuovo quadro strategico

giugno 2014

Ogni anno nell’Ue oltre 3 milioni di lavoratori sono vittime di gravi infortuni sul lavoro (con un’assenza superiore a tre giorni), di cui 4000 mortali. Quasi un terzo dei lavoratori europei ritiene che le condizioni di lavoro comportino un rischio per la loro salute. Oltre alle sofferenze umane, infortuni e malattie sul lavoro impongono un elevato costo economico e aumentano i costi previdenziali. Da uno studio condotto nel 2010 emerge che ogni euro investito nella prevenzione produce un utile compreso tra 1,29 e 2,89 euro. La strategia 2007–2012, fondata su un quadro comune di interventi che rispondevano alle esigenze dei singoli Paesi, è riuscita a ridurre i gravi infortuni sul lavoro di quasi il 30%. Ora il nuovo quadro strategico 2014-2020 individua tre sfide principali in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro:

migliorare l’attuazione delle norme in materia di salute e sicurezza esistenti, in particolare rafforzando la capacità delle microimprese e delle piccole imprese di mettere in atto misure di prevenzione dei rischi efficaci ed efficienti;

migliorare la prevenzione delle malattie professionali affrontando i rischi nuovi ed emergenti senza trascurare quelli già esistenti;

tenere conto dell’invecchiamento della forza lavoro dell’Ue.

Il quadro strategico propone di affrontare queste sfide con una serie di azioni in sette obiettivi strategici: coordinamento delle politiche e apprendimento reciproco; sostegno concreto alle piccole e microimprese al fine di aiutarle a soddisfare meglio le norme in materia di salute e sicurezza; migliorare l’applicazione da parte degli Stati membri, con una valutazione dell’efficienza degli ispettorati del lavoro nazionali; semplificare la legislazione esistente, preservando un livello elevato di protezione; affrontare l’invecchiamento della forza lavoro europea e migliorare la prevenzione delle malattie professionali, per affrontare i rischi nuovi e quelli attuali relativi a nanomateriali, tecnologie verdi e biotecnologie; migliorare la raccolta dati e il monitoraggio; rafforzare il coordinamento con le organizzazioni internazionali come l’Ilo, l’Oms, l’Ocse.

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