Amnesty: porre fine alla strage di migranti

giugno 2014

Secondo l’organizzazione per i diritti umani, l’Ue deve «invertire la rotta» delle sue politiche migratorie, «prima che altre vite umane vadano perdute»

I diritti dei migranti, dei rifugiati e dei richiedenti asilo vanno messi al primo posto nelle politiche dell’Unione europea in materia di immigrazione e asilo, al fine di salvare vite umane: questa la richiesta rivolta da Amnesty International ai governi degli Stati membri.

«Giorno dopo giorno, persone disperate intraprendono viaggi pericolosi, sperando di trovare salvezza e una vita migliore in Europa. Eppure gli Stati membri dell’Ue si concentrano sulle misure per prevenire l’immigrazione, mentre le persone pagano il prezzo più alto» sostiene Nicolas Beger, direttore dell’ufficio di Amnesty International presso le istituzioni europee.

L’organizzazione per i diritti umani ricorda come dopo i naufragi dell’ottobre 2013 al largo di Lampedusa, che costarono la vita a oltre 500 persone, i leader dell’Unione europea mostrarono dolore e solidarietà auspicando il non ripetersi di ulteriori tragedie alla frontiera marittima: «Nonostante la creazione, lo stesso mese, di una task force per il Mediterraneo, gli Stati membri hanno fatto ben poco di concertato e concreto». Al contrario, sottolinea Amnesty, l’Europa sta erigendo barriere sempre più alte per tenere fuori persone che, di conseguenza, sono costrette a scegliere rotte sempre più pericolose. Così, annegamenti e tragedie in mare rimangono drammaticamente all’ordine del giorno, mentre secondo un recente Rapporto di analisi del rischio dell’Agenzia europea per le frontiere Frontex sempre più migranti irregolari prendono il mare verso l’Europa.

Nei soli primi cinque mesi del 2014, osserva Amnesty International, oltre 200 uomini, donne e bambini hanno perso la vita nel Mediterraneo e nell’Egeo e centinaia risultano ancora dispersi, molti fuggivano da Paesi tormentati dalla guerra come la Siria e l’Eritrea.

«Piuttosto che scoraggiare chi è in stato di bisogno, l’approccio preventivo dell’Ue sta mettendo vite umane in pericolo. Non importa quanto saranno alti i nostri muri, le persone cercheranno sempre di scappare dai conflitti e dalla povertà» dichiara Beger.

Serve maggior condivisione a livello europeo

Eppure, secondo Amnesty International le alternative per salvare vite umane esistono.

L’operazione Mare Nostrum, lanciata dall’Italia il 18 ottobre 2013, ha finora salvato oltre 30.000 rifugiati e migranti e il numero è in crescita, ma Amnesty ritiene che debbano essere comunque chiariti alcuni aspetti dell’operazione, per stabilire se essa venga svolta nel pieno rispetto del diritto internazionale: ad esempio, le condizioni in cui le navi adibite alla ricerca e al soccorso possono aprire il fuoco sui natanti che incontrano. L’Italia deve inoltre impegnarsi a fondo per far sì che i centri di ricevimento e accoglienza dei migranti e dei rifugiati operino in linea coi suoi obblighi internazionali sui diritti umani. «L’operazione Mare Nostrum va applaudita – sostiene il direttore dell’ufficio europeo dell’organizzazione – ma l’Italia non può essere lasciata da sola a svolgere quest’azione salva-vite. Gli Stati membri dovrebbero prendere l’impegno comune di incrementare le attività di ricerca e soccorso, per garantire la sostenibilità di questo vitale intervento umanitario».

Aprire canali sicuri di ingresso per rifugiati

Gli Stati membri dell’Ue poi, afferma Amnesty, dovrebbero riflettere sulle cause per cui le persone rischiano la loro vita su imbarcazioni inadatte alla navigazione.

Per assicurare davvero un approccio basato sulla protezione Amnesty ritiene «essenziale aprire canali sicuri d’ingresso in Europa per i rifugiati. Questo può essere fatto attraverso un più alto numero di reinsediamenti, l’incremento dei programmi di ammissione umanitaria e facilitando le riunificazioni familiari».

Amnesty cita l’esempio del Libano: alla fine del 2013 il Paese, con meno di 4,5 milioni di abitanti, ospitava 800.000 rifugiati siriani; nello stesso periodo, circa 82.000 rifugiati siriani erano riusciti a raggiungere l’Europa in cerca di protezione: «L’Ue nel suo complesso deve assicurare il rispetto dei suoi obblighi di salvare vite umane, invece di parlare di una crisi umanitaria».

Secondo Amnesty International, quindi, «è davvero giunto il momento che gli Stati membri dell’Ue comprendano che le misure preventive non stanno funzionando. I movimenti umani sono una realtà, specialmente quando le persone sono disperate. Ecco perché occorrono urgenti misure di protezione». I governi dei Paesi dell’Ue devono allora «invertire finalmente la rotta delle loro politiche in tema d’immigrazione e asilo, prima che altre vite umane vadano perdute» auspica Beger.

INFORMAZIONI

LE RICHIESTE DI AMNESTY ALLA PRESIDENZA ITALIANA DELL’UE

Amnesty International Italia ha chiesto al governo italiano, in vista della sua presidenza di turno dell’Unione europea, di sostenere le seguenti raccomandazioni all’Ue affinché:

aumenti la capacità di ricerca e soccorso, in modo concertato, al fine di coprire tutte le maggiori rotte migratorie verso l’Europa;

stringa accordi efficaci sullo sbarco a terra delle persone che siano aderenti agli standard internazionali sui diritti umani e al diritto internazionale dei rifugiati;

si assicuri che gli sbarchi a terra avvengano, in ogni circostanza, in un porto sicuro, essendo questo inteso come luogo in cui i diritti fondamentali dei migranti e dei rifugiati sono protetti e il principio di non respingimento viene rispettato;

faccia dei diritti umani la pietra angolare di qualsiasi forma di cooperazione internazionale coi Paesi terzi, in materia di controllo dell’immigrazione;

crei canali sicuri di accesso all’Europa per i rifugiati.

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