Una piattaforma dell’Ue contro il lavoro sommerso

aprile 2014

La Commissione europea ha proposto un’azione congiunta a livello europeo per contrastare e trasformare in formale il lavoro “nero”

Il lavoro sommerso è un fenomeno diffuso in tutti gli Stati membri dell’Ue, ancora di più da quando la crisi ha indebolito i mercati del lavoro favorendo così l’offerta privata del lavoro sommerso. Esso comprende qualsiasi attività retribuita lecita di per sé ma non dichiarata alle autorità pubbliche, tenendo conto delle diversità dei sistemi giuridici vigenti negli Stati membri. Secondo un’indagine Eurobarometro, svolta nel 2013, circa un cittadino europeo su dieci (11%) ha ammesso di aver acquistato l’anno precedente beni o servizi legati al lavoro sommerso mentre il 4% ha ammesso di aver espletato lavoro sommerso. Secondo alcune stime l’economia sommersa nell’Ue ammonterebbe a circa il 15-20% del Pil europeo.

Il lavoro sommerso comporta una serie di conseguenze negative: «Priva i lavoratori della protezione sociale, mette a rischio la loro salute e sicurezza e abbassa gli standard lavorativi. Esso pregiudica inoltre la concorrenza leale tra le imprese e fa vacillare la sostenibilità delle finanze pubbliche e dei sistemi di sicurezza sociale. In conclusione, sono tutti a perderci» ha dichiarato László Andor, commissario europeo responsabile per l’Occupazione, gli Affari sociali e l’Inclusione. Questo è il motivo per cui la Commissione è impegnata a sostenere gli Stati membri nella lotta contro il lavoro “nero”, al fine di proteggere i lavoratori, creare condizioni eque per le imprese e salvaguardare i gettiti fiscali.

Cooperazione e coordinamento

La responsabilità di affrontare il lavoro sommerso è nelle mani delle autorità nazionali, ma gli Stati membri possono ottenere risultati concreti solo lavorando insieme. La Commissione europea ha quindi proposto una nuova piattaforma europea che riunirà tutti gli organismi che si occupano della lotta contro il lavoro sommerso, come ad esempio gli ispettorati del lavoro e della sicurezza sociale, le autorità fiscali e quelle preposte alle politiche migratorie nonché altri stakeholder, come ad esempio i rappresentanti dei datori di lavoro e dei lavoratori a livello di Ue. La proposta prevede che tutti gli Stati membri partecipino alla piattaforma poiché il lavoro sommerso è un problema che li riguarda tutti ed anche perché la partecipazione congiunta di tutti i Paesi dell’Ue è essenziale per affrontare le situazioni transfrontaliere.

La piattaforma colmerà un vuoto a livello europeo, ove finora il lavoro sommerso è stato trattato in modo sporadico e non coordinato nell’ambito di diversi comitati e gruppi di lavoro. Consentirà inoltre una cooperazione più efficace tra coloro che nel quotidiano si trovano ad affrontare il lavoro sommerso.

Trasformare il “nero” in occupazione regolare

La nuova piattaforma fornirà un forum per gli esperti di incontro e scambio delle migliori pratiche, al fine di migliorare la loro conoscenza del lavoro sommerso e sviluppare una cooperazione operativa. Attraverso questo scambio potranno essere esplorati nuovi strumenti sia a livello nazionale che comunitario.

A livello operativo, poi, la piattaforma potrà anche promuovere scambi di personale, esercitazioni congiunte e ispezioni, nonché lo sviluppo di principi e linee guida per gli ispettori. Infine, la piattaforma mira ad aumentare la consapevolezza di questo problema, ad esempio attraverso ampie campagne e strategie dell’Ue.

«Lavorando insieme possiamo trovare migliori modalità, non solo per combattere il lavoro nero in modo più efficace, ma anche per trasformarlo in occupazione regolare, aumentando così la creazione di posti di lavoro formale» ha aggiunto il commissario Andor, dichiarandosi convinto che «questa piattaforma può svolgere un ruolo fondamentale per combattere questa forma nociva di dumping sociale ed economico».

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