Europa 2020: ritardi su occupazione e povertà

marzo 2014

A quattro anni dall’avvio della strategia dell’Ue sono evidenti le difficoltà
di molti Stati membri nel perseguire gli obiettivi su occupazione, ricerca e povertà. Pessime le prestazioni dell’Italia in ambito socio-economico

Il processo di convergenza economica e sociale nell’Unione europea ha rallentato e in alcuni ambiti è addirittura retrocesso sotto la pressione della crisi, questo emerge da una Relazione di Bilancio della strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva pubblicata il 5 marzo scorso dalla Commissione europea, per fare il punto della situazione dopo 4 anni di applicazione della strategia avviata appunto a inizio 2010 e subentrata alla precedente strategia di Lisbona.

L’Ue, osserva la Commissione, è sulla buona strada per soddisfare o avvicinarsi ai suoi obiettivi in materia di istruzione, clima ed energia, ma non in materia di occupazione, ricerca e sviluppo o sulla riduzione della povertà. Questo è il bilancio complessivo, dopodiché esistono differenze sostanziali tra gli Stati membri virtuosi (che hanno definito obiettivi ambiziosi e li stanno raggiungendo con largo anticipo) e quelli invece in maggiori difficoltà. Emerge una chiara spaccatura tra un’Europa centro-settentrionale virtuosa e quella mediterranea in grave ritardo su tutti gli obiettivi della strategia. L’Italia, poi, fa registrare prestazioni scarse rispetto alla maggior parte degli obiettivi socio-economici.

Tasso di occupazione

Il tasso di occupazione nell’Ue è stato stagnante negli ultimi anni e rimane al di sotto dell’obiettivo del 75% della popolazione di età 20-64 anni in occupazione definito da Europa 2020. Come risultato della profonda contrazione dell’economia il tasso di occupazione nell’Ue è sceso al 68,9% nel 2009, ulteriormente diminuito al 68,5% nel 2010 e al 68,4% nel 2012, attestandosi 6,6 punti percentuali al di sotto dell’obiettivo 2020. Ciò è dovuto alla combinazione tra l’impatto negativo della crisi e il tempo necessario affinché i miglioramenti si traducano sui mercati del lavoro, nonché alla lentezza delle riforme del mercato del lavoro in alcuni Stati membri.

Sulla base della situazione attuale e dei lievi aumenti del tasso di occupazione previsti nei prossimi anni, secondo la Commissione l’obiettivo di Europa 2020 non sarebbe soddisfatto con un tasso di occupazione che si attesterebbe al 71,8% nel 2020: per raggiungere l’obiettivo 2020 all’Ue servirebbero circa 16 milioni di persone occupate in più.

Nel 2012 il divario maggiore tra i tassi di occupazione nazionali variava dal 55,3% in Grecia al 79,4% in Svezia. In generale, i Paesi dell’Europa centro-settentrionale tendono ad avere tassi di occupazione superiori a quelli degli Stati membri orientali e meridionali. L’Italia, con un tasso del 61% circa, si colloca al quartultimo posto della classifica europea, vanno peggio solo Spagna, Croazia e Grecia.

Ricerca e sviluppo

La spesa per il settore ricerca e sviluppo nell’Ue è recentemente in leggero aumento, ma rimane ancora di quasi un punto percentuale inferiore all’obiettivo del 3% del Pil definito dalla strategia 2020. Rispetto ai concorrenti internazionali il deficit dell’Ue deriva principalmente dai bassi livelli di investimenti privati, osserva la Commissione secondo cui ai livelli attuali è improbabile che l’obiettivo possa essere raggiunto entro il 2020: per farlo, infatti, il tasso di crescita medio annuo della spesa per R&S nell’Ue dovrebbe raddoppiare rispetto al periodo 2007-2012. Anche in questo ambito le differenze sono notevoli tra Paesi come Finlandia e Svezia, che mostrano già la maggiore intensità di R&S e hanno fissato obiettivi superiori all’Ue (4% del Pil), e Paesi quali Cipro e Grecia che hanno obiettivi rispettivamente dello 0,50% e dello 0,67%. Altri Paesi hanno invece definito obiettivi raggiungibili ma non eccessivamente ambiziosi, come l’Italia con il suo 1,53% del Pil.

Abbandono dei sistemi formativi

La percentuale di abbandono scolastico è in costante calo dal 2000, anche se il tasso rimane al di sopra dell’obiettivo del 10% definito da Europa 2020: nel 2012 è stata del 12,7%. Parte di questa performance positiva può essere legata agli effetti della crisi, in cui il peggioramento delle condizioni di lavoro e delle prospettive in particolare per i giovani li hanno incoraggiati a rimanere più a lungo all’interno dei sistemi di istruzione e formazione. L’obiettivo 2020 in materia di abbandono scolastico è realizzabile, sostiene la Commissione, a patto però di mantenere e forse rafforzare il livello di impegno da parte degli Stati membri. Anche in termini di riduzione dell’abbandono precoce dell’istruzione e della formazione l’ambizione varia molto tra gli Stati membri, con obiettivi nazionali che vanno dal 4% in Croazia al 16% in Italia. Nel 2012 nove Stati membri avevano già raggiunto i loro rispettivi obiettivi, anche se in realtà avevano fissato obiettivi meno ambiziosi di altri Stati membri. Alcuni Stati membri come la Spagna, la Romania e l’Italia mostrano elevati tassi di abbandono prematuro dell’istruzione e della formazione e progressi relativamente lenti. L’Italia, con il 17,6%, si colloca al 4° posto per abbandoni dopo Spagna, Malta e Portogallo: questi ultimi due Paesi hanno però fatto registrare notevoli progressi.

Istruzione terziaria

Buoni progressi sono stati compiuti verso l’innalzamento del livello di istruzione terziaria, con nove Stati membri che nel 2012 avevano già raggiunto i loro obiettivi e altri tre in procinto di farlo. Rispecchiando i diversi livelli di ambizione degli Stati membri, gli obiettivi nazionali variano tra il 26-27% in Italia e il 60% in Irlanda. In termini di progressi compiuti negli ultimi dieci anni, alcuni Stati membri si segnalano allo stesso tempo per un basso livello di istruzione terziaria e per gli scarsi progressi: tra questi l’Italia, Paese che con il 21,7% ha il più basso tasso d’istruzione terziaria tra gli Stati membri dell’Ue e si è posta l’obiettivo meno ambizioso a livello europeo da raggiungere nel 2020.

Rischio povertà

Per quanto riguarda i livelli di povertà, questi sono in aumento anziché in diminuzione come prescritto dalla strategia Europa 2020. Si è infatti passati dai 118 milioni di persone a rischio povertà nell’Ue nel 2010, ad oltre 121 milioni nel 2011 e a più di 124 milioni nel 2012. Sulla base delle tendenze recenti e secondo le ultime proiezioni, osserva la Commissione, l’obiettivo dell’Ue di ridurre il numero di persone a rischio di povertà o di esclusione sociale a 96,4 milioni entro il 2020 è difficilmente raggiungibile e l’indicatore potrebbe restare intorno ai 100 milioni. Come conseguenza della crisi è infatti aumentata la vulnerabilità delle persone alla povertà e all’esclusione sociale nella maggior parte degli Stati membri. Così, nel 2012 solo Germania e Lettonia avevano raggiunto i loro obiettivi di riduzione della povertà, la Polonia era molto vicina a raggiungere il suo, mentre Bulgaria, Lituania, Repubblica Ceca e Finlandia si stavano muovendo nella giusta direzione. D’altro canto, invece, Italia, Ungheria, Grecia e Spagna risultavano essere lontani dai loro rispettivi obiettivi. Dei “vecchi” Stati membri dell’Ue solo la Grecia fa peggio dell’Italia, Paese questo che sfiora il 30% di persone a rischio di povertà per un totale di oltre 18 milioni nel 2012.

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