Tendenze globali dell’occupazione

febbraio 2014

Secondo il “Global Employment Trends 2014” pubblicato dall’Ilo, la debole ripresa economica a livello mondiale non incide in modo significativo sui livelli di occupazione

La crescita dell’occupazione rimane debole, la disoccupazione continua a crescere, soprattutto quella giovanile, e sono molti i lavoratori scoraggiati che restano ancora al di fuori del mercato del lavoro. La debole ripresa economica non ha portato ad un miglioramento sui mercati del lavoro mondiali, così nel 2013 il numero globale dei disoccupati ha raggiunto quasi i 202 milioni. È quanto afferma l’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil-Ilo) nel suo Rapporto sulle Tendenze globali dell’occupazione 2014 (Global Employment Trends 2014).

In molti settori si iniziano a vedere profitti che però si riversano principalmente nei mercati finanziari e non nell’economia reale, pregiudicando in questo modo le prospettive occupazionali di lungo termine, osserva l’Ilo, secondo cui ai ritmi attuali da qui al 2018 saranno creati 200 milioni di posti di lavoro supplementari: «Questo dato è inferiore al livello necessario per assorbire il numero crescente di nuovi ingressi nel mercato del lavoro». Secondo il direttore generale dell’Ilo, Guy Ryder, «abbiamo bisogno di un ripensamento delle politiche. Sono necessari maggiori sforzi per accelerare la creazione di posti di lavoro e sostenere le imprese che creano occupazione».

Problema disoccupazione giovanile

Il Rapporto dell’Ilo sottolinea l’urgenza di integrare i giovani nella forza lavoro. Attualmente sono 74,5 milioni le donne e gli uomini disoccupati di età inferiore ai 25 anni, un tasso di disoccupazione giovanile che ha superato il 13%, cioè più del doppio del tasso di disoccupazione generale a livello globale.

Nei Paesi in via di sviluppo resta diffuso il lavoro informale e il percorso verso un miglioramento della qualità dell’occupazione sta rallentando. Ciò significa che meno lavoratori riusciranno a uscire dalla condizione di povertà da lavoro. Nel 2013, sottolinea l’Ilo, il numero di lavoratori in povertà estrema (che vivono con meno di 1,25 dollari al giorno) è sceso solo del 2,7% a livello globale, uno dei tassi più bassi degli ultimi 10 anni.

La ripresa globale dei mercati del lavoro è frenata dal deficit della domanda aggregata. In molte economie avanzate, la drastica riduzione della spesa pubblica e l’aumento della tassazione sul reddito e sui consumi ha gravato pesantemente sulle imprese private e sulle famiglie. Inoltre, spiega il Global Employment Trends 2014, la mancanza di coordinamento strategico tra politiche monetarie e fiscali ha accresciuto in maniera sostanziale le incertezze sul mercato del lavoro, con gli imprenditori spesso reticenti ad assumere o a fare investimenti di lungo termine.

La durata della disoccupazione si è così allungata in maniera considerevole: in alcuni Paesi, come Spagna e Grecia, le persone in cerca di un lavoro hanno bisogno del doppio del tempo per trovare una nuova occupazione rispetto al periodo pre-crisi, mentre sono in aumento i potenziali lavoratori scoraggiati che rimangono fuori dal mercato del lavoro.

Regioni mondiali: sempre grave la situazione africana

Nelle economie avanzate e nell’Unione europea, le condizioni del mercato del lavoro non hanno visto segnali di miglioramento nel corso del 2013, osserva l’Ilo. In Europa centrale e sudorientale (Paesi non Ue) e nei Paesi della Comunità di Stati Indipendenti, la diminuzione della disoccupazione (che ha registrato il suo picco massimo nel 2009) ha invertito il suo andamento nel corso del 2013.

In America Latina e Caraibi la crescita dell’occupazione continua a essere più rapida dell’aumento della forza lavoro. Nel sud-est asiatico e Pacifico l’occupazione è cresciuta dell’1,6% nel 2013 e nei prossimi anni dovrebbe superare l’aumento della popolazione in età da lavoro. Nell’Asia del sud i mercati del lavoro continuano a registrare elevati tassi di informalità nel settore agricolo, con i lavoratori che percepiscono salari estremamente bassi e sono privi di protezione sociale. In Medio Oriente e Nord Africa nel 2013 il tasso di crescita economica è stato troppo basso per creare posti di lavoro sufficienti per una popolazione che cresce rapidamente, mentre la disoccupazione continua ad essere la più elevata al mondo. Nell’Africa sub-Sahariana, poi, le opportunità di lavoro retribuite sono scarse e il tasso di occupazione vulnerabile, al 77,4% nel 2013, è il più elevato registrato in tutte le regioni.

INFORMAZIONI
http://www.ilo.org/global/research/global-reports/global-employment-trends/2014/lang–en/index.htm
OCCUPAZIONE GLOBALE: ALCUNI DATI

• Il numero dei disoccupati a livello globale è salito di 5 milioni nel 2013, raggiungendo quota 202 milioni, che equivale a un tasso di disoccupazione mondiale del 6%.

• Nel 2013, circa 23 milioni di lavoratori hanno abbandonato il mercato del lavoro.

• Entro il 2018 si stima un aumento di oltre 13 milioni di persone in cerca di lavoro.

• Nel 2013, circa 74,5 milioni di persone tra i 15 e i 24 anni erano disoccupate, che equivale a un tasso di disoccupazione giovanile del 13,1%.

• Nel 2013, le persone che vivevano con meno di 2 dollari al giorno erano circa 839 milioni.

• Nel 2013, circa 375 milioni di lavoratori vivevano con le loro famiglie con meno di 1,25 dollari al giorno.

UNIONE EUROPEA ED ECONOMIE AVANZATE

• Nel 2013 sono stati registrati segnali di ripresa economica nell’Ue e nelle economie avanzate, tuttavia le condizioni del mercato del lavoro non hanno visto segnali di miglioramento, pertanto la regione è caratterizzata da una ripresa delle attività, ma non dell’occupazione.

• Il tasso di disoccupazione ha continuato a crescere nel 2013 raggiungendo l’8% o 45,2 milioni di persone. • La disoccupazione di lunga durata è in aumento come anche il mismatch nel mercato del lavoro.

• La qualità del lavoro è peggiorata a causa dell’incidenza del lavoro temporaneo involontario e part-time, della povertà da lavoro, del lavoro informale, della polarizzazione del lavoro e dei salari, e delle disuguaglianze di reddito.

• La ripresa fragile è in parte dovuta al perseguimento delle politiche di austerità nella regione.

• Esiste il rischio che le politiche monetarie e fiscali continuino a non essere coordinate in quanto l’austerità fiscale è perseguita con la creazione di liquidità non convenzionale e accomodante da parte delle banche centrali degli Stati Uniti, dell’Eurozona e del Giappone.

• La lenta ripresa in termini di produzione e occupazione può essere spiegata in parte dalle particolari caratteristiche della crisi, ovvero una forte espansione dei prezzi dei beni e degli investimenti immobiliari.

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