La Svizzera limita l’immigrazione

febbraio 2014

L’esito referendario elvetico prevede l’introduzione di quote annuali per gli ingressi anche di cittadini comunitari, cosa che compromette le relazioni con l’Unione europea

Una violazione del diritto di libera circolazione delle persone secondo l’Ue, una riappropriazione della sovranità nazionale in materia di immigrazione secondo la maggioranza degli svizzeri: queste le interpretazioni, decisamente discordanti, date all’esito del voto referendario sulle quote di immigrazione svoltosi in Svizzera il 9 febbraio scorso.

La Svizzera, pur non facendo parte dell’Unione europea è “molto vicina” all’Ue geograficamente, politicamente, economicamente e culturalmente. È il terzo partner economico (commercio di beni e servizi) dell’Ue dopo Stati Uniti e Cina, davanti a Russia e Giappone, mentre a sua volta l’Ue è il più importante partner commerciale per la Svizzera (78% delle importazioni e 57% delle esportazioni nel 2011). Oltre al significativo livello di integrazione che la Svizzera ha con il mercato interno dell’Ue, va ricordato che oltre un milione di cittadini dell’Ue vivono in Svizzera e altri 230.000 circa attraversano il confine ogni giorno per lavoro, mentre 430.000 cittadini svizzeri vivono nei Paesi dell’Ue.

Vari accordi bilaterali

Tutte queste intense relazioni tra Unione europea e Svizzera sono regolate da un Accordo di libero scambio del 1972 e da un pacchetto di sette accordi settoriali firmati nel 1999 (Bilaterali I) che includono: libera circolazione delle persone, ostacoli tecnici al commercio, appalti pubblici, agricoltura e trasporti aerei e terrestri. Inoltre, un accordo di ricerca scientifica associa pienamente la Svizzera a programmi quadro di ricerca dell’Ue. Nel 2004 è stato siglato un ulteriore insieme di accordi settoriali (Bilaterali II) che copre, tra l’altro, la partecipazione della Svizzera a Schengen e Dublino (immigrazione e asilo) e accordi sulla tassazione del risparmio, prodotti agricoli trasformati, statistiche, lotta contro la frode, partecipazione al programma Media, l’Agenzia per l’ambiente e contributi finanziari della Svizzera alla coesione economica e sociale nei nuovi Stati membri dell’UE. Nel 2010 è poi stato firmato un accordo sulla partecipazione della Svizzera alle iniziative dell’Ue in materia di istruzione, formazione professionale e programmi per la gioventù. Infine è in corso dal 2007 un negoziato per un accordo sull’elettricità, che dovrebbe integrare la Svizzera nel mercato interno europeo ma che è stato temporaneamente sospeso il seguito all’esito referendario del 9 febbraio.

Un Paese di immigrazione

La Svizzera ospita una popolazione straniera pari al 23,3% degli 8 milioni di abitanti del Paese. A metà 2013 la Svizzera contava infatti 1.846.500 stranieri domiciliati (57.175 in più rispetto all’anno precedente), due terzi dei quali provenienti da Stati dell’Unione europea e dell’Associazione europea di libero scambio (Efta). I gruppi più numerosi sono quelli degli italiani (290.000 circa) e dei tedeschi (oltre 280.000). Il bilancio migratorio della Svizzera è stato particolarmente importante con la Germania (circa 16.100 persone all’anno) e il Portogallo (circa 8.700), ma negli ultimi anni l’aumento di immigrazione nel Paese elvetico ha riguardato soprattutto persone provenienti dai Paesi dell’Europa meridionale quali Grecia (+44,8%), Spagna (+36,2%) e Italia (+28,1%). Il benessere economico svizzero attira inoltre molti frontalieri dai Paesi confinanti, in particolare da Germania (56.920), Francia (145.000) e Italia (oltre 65.000, quasi tutti in Ticino).

Relazioni tese con l’Ue

L’elevatissima percentuale di immigrati stranieri residenti (più che tripla rispetto ad esempio a quella che si registra in Italia) e un saldo migratorio di circa 77.000 persone l’anno (superiore alle previsioni), sommati alle conseguenze di una crisi globale che si è fatta sentire anche in Svizzera hanno probabilmente inciso sui livelli di tolleranza soprattutto in alcuni Cantoni (quelli tedeschi e il Ticino), dove le posizioni per un fermo controllo dell’immigrazione anche comunitaria hanno fatto presa sulla maggioranza dei cittadini nonostante fossero contrastate da governo, maggioranza parlamentare, organizzazioni economiche e sindacali, uniti nell’avvertire sui rischi per l’economia e per le relazioni con l’Ue. Già due anni fa la Svizzera aveva introdotto quote per gli immigrati provenienti da 8 Paesi dell’Europa centrale e orientale, mentre ora il sistema delle quote è esteso anche agli immigrati provenienti dall’Europa occidentale.

Dure le reazioni dell’Ue che, pur «rispettando l’esito referendario», si attende che la Svizzera «onori i propri obblighi derivanti dagli accordi stipulati con l’Unione europea nel quadro del diritto pubblico internazionale» ha dichiarato il presidente di turno del Consiglio dell’Ue, Evangelos Venizelos, ricordando che «le 4 libertà fondamentali sono una parte integrante dei rapporti fra Ue e Confederazione elvetica: il mercato interno e i 4 pilastri sono indivisibili ed è impossibile accettare una separazione fra la libera circolazione degli individui e quella dei capitali».

Duro il giudizio del presidente dell’Europarlamento, Martin Schulz, secondo il quale «se la Svizzera vuole modificare le leggi sulla libera circolazione anche per i cittadini comunitari, allora dobbiamo reagire, discutere e forse negoziare dei nuovi accordi. È difficile limitare la libera circolazione delle persone e non limitare la libera circolazione dei servizi». Secondo Schulz «spetta al governo svizzero decidere se sospendere gli accordi con noi o no». Esiste infatti una clausola che lega tutti i capitoli contenuti negli accordi del 1999, per cui se la Svizzera non è più in grado di soddisfare le condizioni sulla libera circolazione delle persone tutti gli altri accordi sono compromessi.

INFORMAZIONI
http://eeas.europa.eu/delegations/switzerland/index_it.htm

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