Rischio fallimento

novembre 2013

vignetta76_intercettazioniCambiamento, svolta, cambio di rotta: quando si prendono in esame le politiche europee in ambito sociale le richieste rivolte all’Unione europea e ai suoi Stati membri sono univoche, pur giungendo da soggetti diversi quali le organizzazioni sociali e sindacali europee, istituzioni e organismi come il Parlamento europeo, il Comitato economico e sociale, il Consiglio d’Europa fino alle Agenzie dell’Onu. Ciò che emerge è un generale fallimento, una grave distanza tra i proclami e i risultati, tra il decantato “modello sociale europeo” e una realtà sociale sempre più difficile.

Emblematica in questo senso la situazione della povertà. Il 2010 era stato proclamato dall’Ue Anno europeo di lotta alla povertà, erano stati presi impegni e definiti obiettivi ambiziosi, compreso quello poi inserito nella strategia Europa 2020 di ridurre di 20 milioni il numero delle persone a rischio di povertà. Ebbene, da allora il numero di persone in povertà nell’Ue è aumentato di 4 milioni ed è aumentata l’intensità della povertà per coloro che già vivevano tale condizione; così, oggi, si stimano circa 120 milioni di persone a rischio di povertà di cui oltre 80 milioni vivono al di sotto della soglia di povertà. «Se abitassero in un unico Paese questo sarebbe il più grande Stato membro» sottolinea il network europeo anti-povertà, definendo «scandalosa» questa situazione, ma anche «un segno inconfutabile che l’Ue non riesce a mantenere gli impegni con i suoi cittadini».

Constatazioni simili si possono fare in materia di occupazione, con un numero di disoccupati che ha raggiunto i 27 milioni ed è aumentato di quasi un milione nell’ultimo anno, con un giovane su quattro che non riesce a trovare lavoro e circa 7,5 milioni di giovani che non lavorano e non si formano. L’Ue cerca ora di concentrarsi anche sulla «dimensione sociale» delle sue politiche economiche, in modo però tardivo e insufficiente secondo i sindacati europei.

Ma è sull’immigrazione che si è visto il peggio: poche settimane dopo il drammatico naufragio di Lampedusa e i conseguenti proclami sulla necessità di affrontare subito il problema, i leader dell’Ue riuniti nel Consiglio europeo si sono concentrati sulla questione delle intercettazioni telefoniche, relegando all’ultimo punto del Vertice la materia dell’immigrazione e rinviando alla prossima primavera ogni decisione. Come ha osservato il presidente dell’Europarlamento, Martin Schulz, «Lampedusa è diventata il simbolo della politica migratoria europea», del «fallimento degli Stati membri nel gestire il flusso e riflusso dei migranti in modo umano ed efficace».

Il termine fallimento ricorre spesso, ma un fallimento dell’Europa sociale determinerebbe il fallimento della stessa Unione europea, come potrebbero evidenziare tra pochi mesi le elezioni europee.

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