Migliorare l’integrazione sociale nell’Uem

novembre 2013

Un nuovo quadro di valutazione per una migliore e più tempestiva individuazione dei principali problemi occupazionali e sociali nel quadro del “Semestre europeo”, il meccanismo attraverso cui ogni anno sono elaborate le scelte di politica economica dell’Ue: è quanto proposto dalla Commissione europea in una comunicazione sulla dimensione sociale dell’Unione economica e monetaria (Uem) adottata il 2 ottobre scorso. A tal fine la Commissione avanza anche alcune proposte: maggiore coinvolgimento dei sindacati e dei datori di lavoro, sia a livello di Unione europea che a livello nazionale, nella definizione e attuazione delle raccomandazioni politiche nell’ambito del Semestre europeo e migliore utilizzo delle risorse di bilancio nazionali e dell’Ue per alleviare il disagio sociale ed eliminare gli ostacoli alla mobilità del lavoro.

La comunicazione della Commissione, che segue il piano per un’Unione economica e monetaria autentica e approfondita del novembre 2012, intende alimentare il dibattito a livello europeo e tra le istituzioni sul futuro dell’Uem.

«Negli ultimi cinque anni l’Ue ha compiuto enormi passi avanti in termini di governance economica, offrendo soccorso finanziario a molti Stati membri vulnerabili. Sin dall’inizio della crisi, abbiamo adottato azioni mirate per fronteggiare il disagio sociale che ha colpito alcuni settori delle nostre società. La gravità della crisi, in particolare nell’area dell’euro, ci ha tuttavia insegnato che dobbiamo collaborare ancora più strettamente per rimarginare le ferite sociali che essa ha prodotto» ha dichiarato il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, spiegando che questa comunicazione «si basa sulle norme già istituite nel quadro del Semestre europeo e mira a garantire una forte dimensione sociale nelle modalità di gestione dell’Unione economica e monetaria: è un dovere che abbiamo nei confronti dei 26 milioni di disoccupati e di indigenti in Europa».

La comunicazione si concentra su tre aspetti:

• rafforzamento della sorveglianza dei problemi occupazionali e sociali e del coordinamento delle politiche nel quadro del Semestre europeo;

• rafforzamento della solidarietà e della mobilità del lavoro;

• rafforzamento del dialogo sociale.

Sorveglianza e coordinamento

Il Semestre europeo stabilisce un calendario annuale e norme in materia di monitoraggio e coordinamento delle politiche economiche, mentre la strategia Europa 2020 definisce per i 28 Stati membri dell’Ue gli obiettivi sociali e occupazionali chiave per il prossimo decennio.

La comunicazione si concentra su questioni che attengono direttamente al buon funzionamento dell’Uem, nel pieno rispetto dell’agenda sociale generale che interessa l’intera Unione europea. Le proposte della Commissione riguardano la creazione di un quadro di valutazione che consenta di seguire i principali sviluppi sociali e occupazionali, in modo da analizzare meglio e individuare più rapidamente i problemi principali prima che si manifestino. Il quadro di valutazione comprenderebbe i seguenti indicatori:

• il livello di disoccupazione e il suo andamento;

• il tasso di Neet (Not in Education, Employment or Training, giovani disoccupati e al di fuori di ogni ciclo di istruzione e formazione) e il tasso di disoccupazione giovanile;

• il reddito lordo disponibile delle famiglie;

• il tasso di rischio di povertà riferito alla popolazione in età lavorativa;

• le disuguaglianze.

La comunicazione propone inoltre di integrare un numero limitato di indicatori occupazionali e sociali complementari nella relazione sul meccanismo di allerta che serve a individuare gli squilibri economici.

I dati dovrebbero alimentare l’elaborazione delle politiche e riflettersi, ad esempio, nell’esame economico approfondito che viene condotto sulla base della relazione sul meccanismo di allerta oppure nelle raccomandazioni specifiche per Paese pubblicate ogni anno a primavera dalla Commissione europea.

Solidarietà e mobilità del lavoro

Si può migliorare la ripartizione dei finanziamenti europei disponibili rendendola più efficace, in modo da alleviare il disagio sociale nei Paesi interessati da profonde riforme economiche. Per il periodo 2014-2020 la Commissione ha proposto che gli Stati membri destinino almeno il 20% della dotazione del Fondo sociale europeo (Fse) ad essi riservata per promuovere l’inclusione sociale e lottare contro la povertà.

Il nuovo programma dell’Ue per l’occupazione e l’innovazione sociale, il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione e il Fondo di aiuti europei agli indigenti sono anch’essi strumenti importanti che possono dare il loro contributo.

Occorre inoltre impegnarsi per agevolare la mobilità del lavoro all’interno dell’Unione europea. Quasi un quarto dei giovani economicamente attivi nell’area dell’euro è disoccupato, con enormi differenze nei tassi di disoccupazione giovanile tra un Paese e l’altro (dal 62,9% registrato in Grecia al 7,7% della Germania), mentre meno del 4% della popolazione in età lavorativa nell’area dell’euro proviene da un altro Stato membro.

Con questa comunicazione la Commissione si impegna quindi a intervenire per ridurre i costi e gli ostacoli alla mobilità lavorativa nell’Ue.

Dialogo sociale

Vi sono margini per migliorare la consultazione delle parti sociali in fasi chiave del processo decisionale nell’ambito del Semestre europeo. La Commissione si è impegnata a:

• riunire le parti sociali dell’Ue prima dell’adozione dell’analisi annuale della crescita ogni autunno;

• organizzare, successivamente all’analisi annuale della crescita, un dibattito con le parti sociali dell’Ue e i loro membri nazionali;

• organizzare riunioni tecniche preparatorie prima del Vertice sociale trilaterale di marzo e altre riunioni ad alto livello;

• incoraggiare gli Stati membri a discutere con le parti sociali nazionali tutte le riforme collegate alle raccomandazioni specifiche per Paese.

Obiettivo: migliorare la governance economica

Questa comunicazione si inquadra in un processo già in atto finalizzato a migliorare l’architettura della governance economica dell’Ue e porta avanti le idee contenute nel piano della Commissione per un’Uem autentica e approfondita.

Risponde così alla richiesta avanzata dal Consiglio europeo del dicembre 2012, che sollecitava la presentazione di possibili misure sulla dimensione sociale dell’Uem, dialogo sociale compreso.

Il Consiglio europeo del giugno 2013 aveva poi ricordato la necessità di rafforzare la dimensione sociale, sottolineando l’importanza di monitorare meglio la situazione sociale e del mercato del lavoro in seno all’Uem, mediante l’utilizzo degli opportuni indicatori sociali e dell’occupazione nel quadro del Semestre europeo.

Il Consiglio europeo aveva anche richiamato la necessità di assicurare un migliore coordinamento delle politiche occupazionali e sociali, pur nel pieno rispetto delle competenze nazionali, ribadendo il ruolo fondamentale delle parti sociali e del dialogo sociale, anche a livello nazionale.

Informazioni:

http://ec.europa.eu/index_it.htm

CES: I PARAMETRI SOCIALI DEVONO ESSERE VINCOLANTI

«La Confederazione europea dei sindacati (Ces) accoglie con favore l’introduzione nel semestre europeo di indicatori chiave di carattere sociale, ma deplora la mancanza di potere di questi indicatori nel cambiare le regole della governance economica». Così i sindacati europei hanno commentato la pubblicazione da parte della Commissione europea della comunicazione per approfondire la dimensione sociale dell’Unione economica e monetaria (Uem).

La Commissione europea propone cinque indicatori per prevenire squilibri sociali nell’Uem, che dovrebbero servire per svolgere un “quadro di valutazione”  all’interno del sistema Semestre europeo. La Ces condivide l’obiettivo di un migliore coordinamento in materia di politiche sociali e occupazionali all’interno dell’Uem, ma deplora il fatto che gli indicatori di riferimento – così come proposti – non si tradurrebbero in un meccanismo sanzionatorio vincolante simile a quelli esistenti per gli squilibri eccessivi di carattere macroeconomico.

«Un recente sondaggio europeo rivela che circa il 60% dei cittadini ritiene esistano modi migliori dell’austerità per risolvere la crisi economica e solo il 5% vede dei risultati positivi nei tagli dell’austerità. Questa è un’ulteriore prova del fallimento delle politiche di austerità» ha dichiarato Bernadette Ségol, segretario generale della Ces, secondo la quale  «i leader europei devono cambiare rotta. Potevano farlo realmente con un serio approfondimento della dimensione sociale europea, in particolare permettendo a questi indicatori sociali di avere un vero e vincolante impatto sulle politiche economiche. Purtroppo il metodo suggerito dalla Commissione è insufficiente».

La Ces concorda con la proposta di un ulteriore coinvolgimento delle parti sociali, sia a livello europeo che nazionale, nella definizione e nell’attuazione delle raccomandazioni politiche durante il Semestre europeo. Si tratta però di una pratica che deve essere concretizzata, soprattutto nei numerosi Paesi europei in cui il dialogo sociale è in realtà ignorato dalle autorità.

Informazioni: http://www.etuc.org

L’EFFETTO DELLA CRISI SUL DIALOGO SOCIALE

Intervenendo a Zagabria lo scorso 18 ottobre 2013 a una tavola rotonda sul ruolo del dialogo sociale per il futuro del modello economico e sociale europeo, il commissario europeo responsabile per Occupazione, Affari sociali e Inclusione, László Andor, ha riaffermato la sua posizione favorevole al dialogo sociale delineandone le evoluzioni e i problemi emersi negli ultimi anni.

La crisi in corso ha messo sotto grave pressione le relazioni industriali e, di conseguenza, le pratiche di dialogo sociale. Ci sono state molte discussioni circa il rispetto dei principi del dialogo sociale, purtroppo però le riforme avviate non sono sempre state accompagnate da un dialogo sociale pienamente efficace, ha sottolineato Andor. Tale situazione ha generato tensioni e conflitti, minando gli sforzi per raggiungere un accordo su come condividere il peso e le responsabilità derivanti dalla crisi. «Alcuni sostengono che il dialogo sociale e forti istituzioni delle relazioni industriali costituiscano ostacoli alla competitività. Al contrario, negli Stati membri in cui il dialogo sociale è ben consolidato e le istituzioni delle relazioni industriali sono forti, la situazione economica e sociale tende ad essere più favorevole e meno soggetta a deformazioni, così che queste economie sono le più competitive d’Europa» ha osservato il commissario europeo, rendendo esplicita la sua posizione largamente favorevole al dialogo sociale: «Per dirla senza mezzi termini, il dialogo sociale non è parte del problema ma è invece parte della soluzione alla crisi. Un vero dialogo sociale è un valore aggiunto nell’elaborazione delle politiche economiche e sociali. Il dialogo sociale non è un lusso ma un fattore vitale per la competitività e la coesione dell’Europa». Tuttavia, ha ammesso il commissario europeo, la componente sociale della governance economica a livello europeo è ancora poco sviluppata, mentre le parti sociali dovrebbero essere maggiormente coinvolte al fine di modellare le riforme e contribuire a risposte politiche appropriate.

«Sono personalmente impegnato a promuovere il coinvolgimento delle parti sociali, come un modo per sviluppare una politica economica e sociale più equilibrata nell’Unione economica e monetaria e nell’Unione europea» ha spiegato Andor, ricordando che la Commissione incoraggia gli Stati membri a intensificare il coinvolgimento delle parti sociali nella discussione, la progettazione e l’attuazione delle riforme: «Solo questo può garantire che l’Unione europea esca più forte dalla crisi» ha concluso.

PAROLE VUOTE AL VERTICE EUROPEO SECONDO LA CES

«Un’“ampia comprensione” degli squilibri e delle ingiustizie sociali è ciò che il Consiglio europeo concepisce come dimensione sociale dell’Uem, un’impostazione lontanissima da quella sostenuta dalla Confederazione europea dei sindacati (Ces). Le Conclusioni del Consiglio non offrono alcuna prospettiva di modificare la politica economica per indirizzarla verso una maggiore uguaglianza, verso meno povertà, verso investimenti a lungo termine per la crescita sostenibile e buoni posti di lavoro». È un giudizio fortemente negativo quello espresso dai sindacati europei sulle posizioni emerse dal Consiglio europeo, svoltosi nei giorni 24-25 ottobre scorsi, in merito alla volontà di accrescere l’attenzione alla dimensione sociale nell’ambito della politica economica.

«Stanno cercando di convincerci che il nero è bianco, ma non ci inganneranno . La dimensione sociale è ridotta a un quadro di valutazione, di informazioni statistiche; nessuna azione per la crescita sostenibile e posti di lavoro dignitosi, nessuna iniziativa per una maggiore giustizia sociale. Mentre invece possiamo aspettarci altre azioni di deregolamentazione europea» ha dichiarato Bernadette Ségol, segretario generale della Ces, aggiungendo amaramente: «Oggi i lavoratori si sentono arrabbiati e profondamente delusi».

Secondo la Ces, inoltre, anziché attaccare i lavoratori la Commissione europea dovrebbe concentrare i suoi sforzi per garantire che la legislazione dell’Ue sia correttamente applicata in tutta Europa, identificando tutte le lacune normative.

Informazioni: http://www.etuc.org

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