Amnesty: agire per i diritti dei migranti

novembre 2013

In seguito all’ennesima tragedia delle migrazioni nel Canale di Sicilia, Amnesty International ha chiesto all’Unione europea e ai governi degli Stati membri di agire in modo determinato per prevenire ulteriori perdite di vite umane nel Mediterraneo e proteggere i diritti umani di migranti e rifugiati.

«L’ultimo naufragio di Lampedusa ha messo in evidenza quanto le politiche europee sull’immigrazione abbiano del tutto mancato di porre al loro centro i diritti dei migranti, dei richiedenti asilo e dei rifugiati. In questi anni, le risorse sono state destinate in misura sempre crescente al controllo della frontiera esterna dell’Ue piuttosto che a proteggere e a salvare vite umane» ha osservato Amnesty.

Secondo l’organizzazione per i diritti umani, l’Ue e i suoi Stati membri dovrebbero rivedere il modo in cui affrontano le questioni migratorie e avviare una valutazione circa l’impatto sui diritti umani delle attuali politiche destinate al contrasto dell’immigrazione irregolare. Conflitti, violazioni dei diritti umani, instabilità politica e una profonda ineguaglianza sono i fattori chiave che incoraggiano le persone a migrare o a fuggire da ogni parte del mondo, osserva Amnesty sottolineando come «le politiche migratorie restrittive, volte a impedire gli ingressi in Europa, non dissuadono le persone ma le obbligano unicamente a seguire rotte più rischiose e a mettersi nelle mani di contrabbandieri e trafficanti».

«È giunto il momento che l’Ue e i suoi Stati membri riconoscano le loro responsabilità» sostiene Amnesty International, indicando tre aree d’azione prioritarie.

Operazioni in mare coordinate da Frontex

L’Ue sta attualmente discutendo le regole per le operazioni d’intercettazione in mare condotte da Frontex, l’agenzia europea delle frontiere. Queste regole mirano a rafforzare gli obblighi in tema di soccorso e ricerca nelle operazioni coordinate da Frontex e a migliorare le salvaguardie per i migranti e i richiedenti asilo intercettati in mare durante tali operazioni. Gli Stati devono rapidamente approvare queste nuove regole, in modo da porre in essere modalità di soccorso efficaci e coordinate a livello dell’Ue e garantire che tali operazioni siano condotte pienamente in linea con le norme e gli standard del diritto internazionale dei diritti umani e del diritto dei rifugiati, così come degli obblighi di diritto marittimo.

Cooperazione con Paesi terzi sul controllo

L’Ue e i Paesi europei stanno cooperando con Paesi terzi in materia di controllo dell’immigrazione, chiudendo un occhio sulle violazioni dei diritti umani subite in quei Paesi da migranti, richiedenti asilo e rifugiati. Nonostante le prove disponibili a riguardo, l’Ue e Stati membri come l’Italia stanno cooperando con la Libia per contrastare i flussi migratori verso l’Europa. Amnesty International ha ripetutamente sollecitato l’Ue e gli Stati membri a non cooperare con la Libia in materia migratoria fino a quando questo Paese non avrà dimostrato di rispettare i diritti umani di migranti, richiedenti asilo e rifugiati, istituendo anche un sistema adeguato per esaminare le richieste d’asilo.

Più in generale, secondo Amnesty, i diritti umani dovrebbero essere il punto di riferimento di ogni forma di cooperazione in materia di controllo dell’immigrazione tra l’Ue e i Paesi terzi; tutti gli accordi dovrebbero essere trasparenti, prevedere standard adeguati sulla protezione delle persone e rispettare in pieno i diritti di migranti, richiedenti asilo e rifugiati.

Solidarietà internazionale

Occorre creare vie sicure d’accesso all’Europa, sostiene Amnesty, attraverso programmi significativi di reinsediamento, di ammissione umanitaria e di abolizione delle restrizioni ai visti per i rifugiati. «L’Ue non sta assumendo la sua giusta parte di responsabilità verso i rifugiati nel mondo» denuncia Amnesty, osservando come «il numero dei rifugiati invitati in Europa deve essere di molto superiore rispetto a quanto prevedono gli attuali, deboli programmi di reinsediamento. Dev’esserci un impegno serio a reinsediare migliaia, e non numeri esigui, di rifugiati».

Fonte e informazioni:

http://www.amnesty.it

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