L’Anno dei cittadini

aprile 2013

vignetta75_annoeuropeocittadiniQuesto 2013, che nei suoi primi mesi ha confermato (se non aggravato) tutti i problemi che la crisi economico-finanziaria ha causato negli ultimi anni ai Paesi dell’Unione europea, è anche stato dichiarato Anno europeo dei cittadini.

L’obiettivo generale dell’Anno europeo 2013, recitano le motivazioni, è di rafforzare la consapevolezza e la conoscenza dei diritti e delle responsabilità connessi alla cittadinanza dell’Unione, al fine di permettere ai cittadini di esercitare pienamente i proprio diritti. La cittadinanza dell’Unione, spiegano ancora le istituzioni europee, è conferita automaticamente a tutti i cittadini degli Stati membri e attribuisce loro una serie aggiuntiva di diritti, tra i quali il diritto di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio di Stati membri diversi da quello di cui sono cittadini.

Certo può sembrare quasi irritante per molti cittadini oggi, soprattutto dei Paesi più colpiti dalla crisi, sentir parlare di diritto alla circolazione quando invece la decisione di emigrare diventa spesso una necessità dettata dalla disperata ricerca di un lavoro che nel proprio Paese non si trova. Così come può apparire una sorta di presa in giro sentirsi dire che la cittadinanza europea aumenta la gamma di diritti di cui si dispone, in una fase in cui sono minacciati e in certi casi demoliti molti diritti fondamentali quali il diritto a un lavoro, alla salute, alle cure socio-assistenziali, a una vita dignitosa, è smontato e gravemente ridimensionato quel modello sociale europeo che dovrebbe invece essere uno dei fondamenti dell’Unione europea.

Ma non c’è troppo cinismo o cattiveria da parte delle istituzioni, quelle europee in questo caso e quelle nazionali in innumerevoli altri casi, semplicemente permane una distanza enorme tra teoria è realtà, tra palazzi della politica e vita reale, tra diritti sulla carta e diritti di fatto. E se una responsabilità va imputata ai membri delle istituzioni (europee e nazionali) e dei governi (non tutti, naturalmente), sta nel fatto che nella maggior parte dei casi sono ben consapevoli dell’esistenza di questo gap ma che troppo spesso non fanno il necessario per ridurlo o (magari) annullarlo. È questo atteggiamento a essere colpevole e a creare sfiducia e diffidenza nella politica da parte di molti cittadini di tutta Europa.

Tra gli obiettivi dell’Anno europeo 2013 c’è proprio quello di colmare la distanza e aumentare il dialogo tra istituzioni e cittadini: un fallimento su questo fronte sarebbe poco sostenibile e molto pericoloso.

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