ANNO EUROPEO DEI CITTADINI 2013

aprile 2013

Sintonizzare cittadini e istituzioni per creare una vera Unione europea

A vent’anni dall’istituzione della cittadinanza europea, definita con il Trattato di Maastricht entrato in vigore il 1° novembre 1993, l’Unione europea ha deciso di proclamare il 2013 Anno europeo dei cittadini. Obiettivo generale dell’Anno europeo 2013 è di rafforzare la consapevolezza e la conoscenza dei diritti e delle responsabilità connessi alla cittadinanza dell’Unione, al fine di permettere ai cittadini di esercitare pienamente i proprio diritti.

La cittadinanza dell’Unione è conferita automaticamente a tutti i cittadini degli Stati membri e attribuisce loro una serie aggiuntiva di diritti, tra i quali il diritto di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio di Stati membri diversi da quello di cui sono cittadini. Tale diritto è uno dei più apprezzati tra i diritti individuali conferiti dall’Ue, perché la libertà di circolazione è virtualmente sinonimo di cittadinanza dell’Unione europea e costituisce l’espressione più tangibile dei benefici derivanti dalla cittadinanza dell’Ue, contribuendo a dare concretezza alla nozione di cittadinanza europea nella vita quotidiana dei cittadini. Le persone che escono dai confini nazionali per viaggiare o per insediarsi in altri Stati membri sono infatti obbligate a prendere conoscenza e a usufruire della vasta gamma di diritti loro conferiti dal diritto dell’Ue al di fuori delle frontiere nazionali: i diritti in veste di consumatori in altri Stati membri, il diritto ad avere accesso all’istruzione, a ottenere il riconoscimento delle proprie qualifiche professionali, ad avere accesso a cure sanitarie e ad acquisire o mantenere i diritti previdenziali.

I diritti riconosciuti ai cittadini dell’Ue, di voto e di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo e alle elezioni comunali nello Stato membro in cui risiedono, assumono poi grande importanza in tale contesto, in quanto forniscono loro gli strumenti per partecipare alla vita democratica dell’Unione, contribuendo nel contempo alla loro integrazione nella società degli Stati membri di residenza.

Questo perlomeno in teoria, perché la pratica quotidiana riferisce di cittadini europei che in maggioranza non conoscono i propri diritti derivanti dall’essere cittadini dell’Ue e che hanno sempre meno fiducia nelle istituzioni europee. Si è cioè ancora lontani da quel progetto di Unione europea che dovrebbe essere tale proprio al servizio e a vantaggio dei cittadini, gran parte dei quali la sente invece distante se non addirittura portatrice di ulteriori problemi… altroché diritti. La responsabilità principale di questa scarsa sintonia tra cittadini e Unione europea ricade probabilmente soprattutto sui governi e sulle istituzioni nazionali, sempre pronti a indicare l’Ue come una sorta di sovrastruttura severa e vincolante nel tentativo di nascondere responsabilità e negligenze politico-amministrative nazionali. Qualche responsabilità ce l’hanno anche le stesse istituzioni dell’Ue, certamente nella inadeguatezza di comunicare e condividere realmente con i cittadini il progetto di costruzione europea.

Ecco allora, con la proclamazione dell’Anno europeo 2013, un tentativo per cercare di rimediare a questa carenza di sintonia attraverso la definizione di alcuni obiettivi prioritari:

• rafforzare la consapevolezza dei cittadini dell’Ue per quanto riguarda il diritto di circolare e di soggiornare liberamente nell’Unione e anche tutti gli altri diritti garantiti ai cittadini dell’Unione senza alcuna discriminazione, compreso il loro diritto di voto alle elezioni locali ed europee nello Stato membro in cui risiedono;

• rafforzare la consapevolezza dei cittadini dell’Ue circa le modalità con le quali possono tangibilmente beneficiare dei diritti dell’Unione, nonché circa le politiche e i programmi esistenti per sostenere l’esercizio di tali diritti;

• stimolare un dibattito sui benefici e sulle potenzialità del diritto di circolare e di soggiornare liberamente quale aspetto inalienabile della cittadinanza dell’Unione, con l’obiettivo di incoraggiare e rafforzare la partecipazione civica e democratica attiva dei cittadini dell’Ue, in particolare a forum civici sulle politiche dell’Unione e alle elezioni del Parlamento europeo, rafforzando in tal modo la coesione sociale, la diversità culturale, la solidarietà, la parità tra donne e uomini, il rispetto reciproco e un senso di identità comune europea tra i cittadini dell’Ue, sulla base dei valori fondamentali dell’Unione europea sanciti nei trattati e nella Carta europea dei diritti fondamentali.

Utilizzando gli strumenti e il materiale disponibili (siti e portali web, video, opuscoli, eventi ecc.), nel corso dell’Anno europeo 2013 l’Ue lancia una campagna di comunicazione e di sensibilizzazione che intende far conoscere gli strumenti partecipativi e informativi esistenti nelle diverse lingue (Europe Direct, La tua Europa, Solvit, Interactive Policy Making, diritto d’iniziativa dei cittadini europei, petizioni) in grado di rispondere alle preoccupazioni dei cittadini e di incidere sulla quotidianità europea. La Commissione opererà in collaborazione con le altre istituzioni dell’Unione, con le autorità degli Stati membri (nazionali, regionali e locali) e con le organizzazioni della società civile: per l’occasione le principali organizzazioni europee hanno stretto un’alleanza, la EuropeanYear of Citizens 2013 Alliance, che collabora all’organizzazione dell’Anno europeo in rappresentanza della società civile e che ha redatto un Manifesto sulla cittadinanza attiva (vedi pag.IV).

Nel corso dell’anno sarà poi pubblicata la seconda Relazione sulla cittadinanza dell’Unione (per la prima Relazione, pubblicata nel 2010, vedi pag.II) in cui, sulla base delle indicazioni giunte dalla consultazione pubblica sui diritti dei cittadini svoltasi tra maggio e settembre 2012 (vedi pag. VII), la Commissione presenterà altre iniziative per eliminare i persistenti ostacoli al pieno godimento dei diritti legati alla cittadinanza dell’Ue. Un primo semplice riscontro dell’efficacia delle azioni svolte durante l’Anno europeo dei cittadini lo si avrà con le elezioni europee del 2014, quando l’interesse generale e la conseguente affluenza elettorale diranno se gli europei avranno aumentato la loro fiducia nell’Ue e si sentiranno un po’ più cittadini dell’Unione europea.

Nuovi diritti, ma molti ostacoli:il punto sulla cittadinanza nell’Ue

Il concetto di cittadinanza dell’Unione europea, introdotto dal Trattato di Maastricht nel 1992, ha aggiunto una nuova dimensione politica all’integrazione europea fino ad allora di natura prettamente economica. Il cittadino di uno Stato membro ora è automaticamente anche cittadino dell’Unione europea. La cittadinanza dell’Ue non sostituisce quella nazionale ma conferisce a tutti i cittadini dell’Ue una serie di diritti  aggiuntivi,  garantiti dai trattati e di importanza essenziale per la vita di tutti i giorni.

Come ha più volte ribadito la Corte di giustizia dell’Unione europea, lo status di cittadino dell’Unione è destinato a essere lo status fondamentale dei cittadini degli Stati membri che consente a chi di loro si trovi nella medesima situazione di ottenere, indipendentemente dalla cittadinanza, il medesimo trattamento giuridico. Quindi, la cittadinanza dell’Ue ha notevolmente rafforzato i diritti dei singoli. In particolare, la Corte ha stabilito che il solo status di cittadino di uno Stato membro conferisce ai cittadini dell’Unione il diritto di soggiorno in un altro Stato membro, facendo così assurgere la cittadinanza dell’Ue a fonte dei diritti di libera circolazione. L’entrata in vigore del Trattato di Lisbona ha poi rafforzato per molti aspetti la cittadinanza dell’Ue e i diritti che ne conseguono, introducendo un nuovo diritto, l’“iniziativa dei cittadini”, che consente ai cittadini, in numero di almeno un milione, di invitare la Commissione a presentare proposte legislative.

I diritti inerenti alla cittadinanza dell’Ue sono inoltre contenuti nella Carta europea dei diritti fondamentali. Atto giuridicamente vincolante, la Carta segna un importante passo avanti in termini di impegno politico dell’Ue nei confronti dei diritti fondamentali. Secondo il preambolo della Carta, l’Unione «pone la persona al centro della sua azione istituendo la cittadinanza dell’Unione e creando uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia».

I diritti di cittadinanza dell’Ue sono saldamente ancorati al diritto primario dell’Unione e ampiamente sviluppati nel diritto derivato. Chiunque tragga vantaggio dal progetto europeo estendendo aspetti della propria vita al di là dei confini nazionali, per turismo, studio, lavoro, matrimonio, per trascorrere gli anni della pensione, perché acquista o eredita immobili, vota o semplicemente compra on line da società stabilite in altri Stati membri, dovrebbe godere appieno dei diritti che gli riconoscono i trattati.

Tuttavia, come evidenziato dalla prima Relazione sulla cittadinanza dell’Unione intitolata Eliminare gli ostacoli all’esercizio dei diritti dei cittadini dell’Unione, resta ancora un divario tra norme giuridiche applicabili e realtà quotidiana dei cittadini, specie nelle situazioni transfrontaliere. Il gran numero di denunce e domande che la Commissione riceve ogni anno, le indagini Eurobarometro, i dibattiti con le parti interessate, l’esito di una consultazione pubblica svoltasi nel 2010 sono la prova evidente dei numerosi ostacoli che impediscono ai cittadini dell’Ue di godere dei propri diritti.

La prima Relazione sulla cittadinanza dell’Ue, pubblicata nel 2010 mentre la seconda è prevista proprio in occasione di questo Anno europeo 2013, oltre a illustrare i diritti e i vantaggi per i cittadini derivanti dal legame essenziale con l’Unione europea costituito appunto dalla cittadinanza, ha descritto i principali ostacoli con cui si scontrano i cittadini  nella vita quotidiana quando esercitano i diritti riconosciuti loro dall’Ue oltre le frontiere nazionali, delineando inoltre le misure previste per consentire loro di fruire di tali diritti.

Come eliminare gli ostacoli ancora esistenti

In molti settori esaminati nella Relazione sulla cittadinanza, la mancanza di una legislazione europea non è la causa principale degli ostacoli incontrati dai cittadini nell’esercizio dei loro diritti. In alcuni casi, le norme esistenti devono essere ampliate, aggiornate o addirittura modificate radicalmente per stare al passo con l’evoluzione socio-economica e tecnologica.

Le azioni individuate per eliminare gli ostacoli rientrano per lo più in tre categorie principali: applicazione efficace dei diritti conferiti dall’Ue, agevolazione del loro esercizio nella pratica e sensibilizzazione.

La prima categoria è diretta a garantire che gli Stati membri rispettino concretamente i diritti dei cittadini. Queste azioni assumono rilevanza particolare nei settori in cui la legislazione dell’Ue prende essenzialmente la forma di direttive che, contrariamente ai regolamenti, devono essere recepite con leggi nazionali o disposizioni amministrative nel sistema giuridico dei singoli Stati membri. Tra tali azioni figurano l’esame approfondito delle disposizioni nazionali, la formulazione di linee guida attraverso la cooperazione amministrativa, la pubblicazione di orientamenti e, se del caso, l’avvio di procedure d’infrazione.

La seconda categoria mira ad agevolare la vita quotidiana dei cittadini semplificando l’esercizio dei loro diritti ed eliminando complicazioni inutili: ricerca di soluzioni caso per caso e riduzione dei costi e degli oneri amministrativi generati da procedure e prassi nazionali. A tale scopo occorrono strumenti legislativi non vincolanti, quali raccomandazioni e codici di condotta, la divulgazione di buone prassi, la promozione di maggiore fiducia e l’agevolazione di una cooperazione più stretta e più efficiente tra amministrazioni nazionali, affinché i cittadini possano esercitare i loro diritti più efficacemente in tutta Europa. Inoltre, occorre colmare le lacune della legislazione dell’Ue.

La terza categoria è diretta a  sensibilizzare i cittadini sui loro diritti, affinché possano sfruttare meglio le opportunità a loro disposizione. Parallelamente, anche le amministrazioni nazionali, i giudici e gli avvocati  dovrebbero essere consapevoli di tali diritti, in modo da poter aiutare i cittadini. Le misure individuate comprendono lo sportello unico di informazione e campagne di consulenza e informazione.

Occorre dunque che l’Ue si attivi a tutti questi livelli per tradurre i diritti dei cittadini in realtà e, a tale proposito, la Relazione ha individuato 25 iniziative a breve e medio termine per eliminare gli ostacoli all’esercizio dei diritti dei cittadini.

Secondo la Commissione, si tratta dell’inizio di un processo che consentirà di individuare gli ostacoli con cui ancora si scontrano i cittadini e le soluzioni per superarli, ma è essenziale la partecipazione dei cittadini europei, non solo in quanto beneficiari passivi dei diritti ma anche in quanto attori del progetto europeo. La gamma degli strumenti partecipativi per coinvolgere i cittadini nella definizione delle politiche è molto ampia. Tali strumenti possono permettere di analizzare più a fondo e comprendere meglio le preoccupazioni dei cittadini.

Primi risultati ottenuti

La Relazione, che ha voluto attingere dalle idee dei cittadini, ascoltarne le preoccupazioni e assecondarne le aspettative, ravvicinandoli nel contempo al processo di costruzione europea, ha inteso anche avviare un dibattito e uno scambio di opinioni su come realizzare i benefici potenziali connessi alla cittadinanza dell’Unione, dando a ciascuno maggiori opportunità e vantaggi concreti e visibili. L’intenzione è di sviluppare un approccio “dal basso verso l’alto” per creare un vero “pacchetto del cittadino” e avviare un dialogo aperto e costruttivo, elementi essenziali della costruzione di un’Europa che tuteli i diritti dei cittadini e risponda alle loro necessità.

Intanto, negli ultimi due anni alcuni degli interventi concreti indicati nella Relazione 2010 quali prioritari per risolvere i problemi che ostacolano l’esercizio dei diritti dei cittadini europei sono stati messi in atto. Tra questi:

• è stata migliorata la tutela dei diritti di circa 75 milioni di persone vittime di reati in tutta l’Unione europea;

• sono state ridotte le pratiche per l’immatricolazione dei veicoli in un altro Stato membro a vantaggio di 3,5 milioni di persone ogni anno e con un abbattimento totale dei costi di 1,5 miliardi di euro;

• sono state eliminate le spese extra per l’uso della carta di credito e i riquadri già contrassegnati per gli acquisti on line;

• è stato tutelato meglio il diritto a un processo equo per tutti i cittadini dell’Unione, che interessa circa 8 milioni di procedimenti l’anno;

• sono stati chiariti i diritti di proprietà per 16 milioni di coppie internazionali nell’Ue.

È inoltre possibile seguire l’aggiornamento dei progressi realizzati rispetto a quanto definito nella Relazione 2010 consultando l’indirizzo web:

http://ec.europa.eu/commission_2010-2014/reding/factsheets/index_en.htm .

COSA SIGNIFICA ESSERE CITTADINO EUROPEO


La cittadinanza dell’Unione europea conferisce alcuni diritti in aggiunta a quelli derivanti dalla cittadinanza nazionale. Questi diritti, sanciti dalla Carta europea dei diritti fondamentali, nonché dai trattati, permettono ai cittadini dell’Ue di:

• circolare e soggiornare liberamente nel territorio dell’Unione europea;

• votare ed essere eletti al Parlamento europeo e alle elezioni comunali nello Stato membro di residenza;

• ricevere protezione diplomatica e consolare da un altro Stato membro dell’Unione europea, quando un cittadino è in un Paese al di fuori dell’Unione e se lo Stato membro di origine del cittadino non ha una sede consolare o diplomatica in quel Paese;

• presentare una petizione al Parlamento europeo e scrivere al Mediatore europeo;

• avviare o partecipare a una “iniziativa dei cittadini europei”, in base alla quale un milione di cittadini può invitare la Commissione europea a presentare adeguate proposte sulle questioni che rientrano nella sua competenza.

La cittadinanza europea è stata anche definita come «la partecipazione, a livello di Unione europea, nella società civile, la comunità e/o la vita politica caratterizzata da rispetto reciproco e non violenza e nel rispetto dei diritti umani e della democrazia».

Fonte:http://europa.eu/citizens-2013

FIDUCIA NELLE ISTITUZIONI DELL’UE


Il livello di fiducia dei cittadini europei nelle istituzioni dell’Unione europea ha subito un calo costante negli ultimi 5 anni. Tra il 2007 e il 2012, infatti, la fiducia nella Commissione europea è scesa dal 52% al 36%, quella nel Parlamento europeo dal 56% al 40% e quella nel Consiglio dell’Ue dal 47% al 40% (i dati per il Consiglio sono disponibili solo fino al 2010, ma presumibilmente la tendenza è simile a quella rilevata per le altre due istituzioni).

Inoltre, da quando gli europei hanno votato per la prima volta per i loro deputati al Parlamento europeo, nel 1979, l’affluenza media alle elezioni europee è diminuita costantemente, passando dal 61,99% del 1979 al 43% del 2009.

Nonostante questa apparente caduta di fiducia nelle istituzioni europee, gli europei ritengono che i tre migliori modi di far sentire la loro voce ai responsabili dell’Ue sono:

• votare alle elezioni europee (57%);

• promuovere e/o partecipare a “iniziative dei cittadini europei” (29%);

• scrivere ai loro rispettivi deputati europei (19%)

Fonte:http://europa.eu/citizens-2013

GLI EUROPEI SI SENTONO CITTADINI DELL’UE?


L’Unione europea è composta ed esiste per i suoi cittadini. I diritti legali, tuttavia, non sono sufficienti per garantire una cittadinanza partecipativa  – i cittadini dell’Ue devono avere pari opportunità di esercitare e godere pienamente dei loro diritti.

La maggioranza degli europei intervistati nel 2012 (54%), poco più che nel 2011 (52%), ha dichiarato di ritenere di non essere stata informata adeguatamente su quali sono i diritti derivanti dalla cittadinanza europea. Inoltre, la maggioranza (63%) ha detto di volerne sapere di più di tali diritti (10% in meno rispetto all’indagine 2011).

Le risposte a queste domande non hanno mostrato differenze significative tra i Paesi dell’Ue, siano essi nuovi o vecchi Stati membri, che facciano parte o meno della zona euro.

LE RISPOSTE DEI CITTADINI EUROPEI

tabella1_75Secondo l’Eurobarometro 77-2012 sulla cittadinanza europea, gli europei ritengono che la loro cittadinanza europea sarebbe rafforzata da un sistema sociale europeo armonizzato, nonché dalla libertà di prendere la residenza e ricevere la pensione nel Paese di loro scelta al momento del pensionamento. In sostanza, i cittadini europei sono interessati alla mobilità all’interno dell’Ue. I principali settori rispetto ai quali i cittadini europei vorrebbero saperne di più circa i loro diritti sono quelli del lavoro e della sanità, in particolare ricevere assistenza medica in un altro Paese dell’Ue (rispettivamente 41% e 36%), seguiti dal vivere in un altro Paese dell’Ue (35%).

I cittadini dell’Unione europea possono ottenere ulteriori informazioni sui loro diritti contattando i servizi di Europe Direct nella loro lingua madre, o telefonando gratuitamente al n. 00800 6789 1011, o tramite il sito web europa.eu/youreurope.

Fonte:http://europa.eu/citizens-2013

Cittadinanza: il Manifesto della società civile

In occasione dell’Anno europeo dei cittadini 2013 le principali organizzazioni europee della società civile hanno stretto un’alleanza, la EuropeanYear of Citizens 2013 Alliance (EYCA2013;  Alleanza dell’Anno europeo dei cittadini – AEC2013), che collabora con la Commissione quale partner strategico in rappresentanza della società civile. Tale Alleanza ha pubblicato un Manifesto per l’Anno europeo, che pubblichiamo di seguito integralmente, in cui è esplicitato il significato della cittadinanza attiva secondo le oltre 50 organizzazioni europee che costituiscono l’Alleanza.

Le principali organizzazioni e reti della società civile si sono unite e hanno creato l’Alleanza AEC2013 per avanzare proposte rivolte a collocare la cittadinanza  europea al centro dell’agenda politica dell’Ue. Facendo affidamento sull’esperienza e le conoscenze dei suoi membri che continuamente operano perché la cittadinanza diventi una dimensione permanente e trasversale del processo decisionale, dell’attuazione e della valutazione delle politiche pubbliche europee, l’Alleanza AEC2013 promuoverà attività che abbiano un impatto sulla costruzione di un’Unione europea dalla parte dei cittadini, che non sarà più ristretta solamente a preoccupazioni di natura economica e che faciliterà e sosterrà varie espressioni e la mobilitazione della cittadinanza attiva.

Accompagneremo un processo di costruzione di una cittadinanza europea che, oltre ad un approccio individuale basato sui diritti, affronti il senso di appartenenza degli europei ad un comune futuro europeo.

Nell’Unione europea si è arrivati ad interpretare la cittadinanza attiva in molti modi e il 2011 è stato proclamato Anno europeo della  cittadinanza attiva attraverso le  attività di volontariato, anche se meglio conosciuto come Anno europeo del volontariato. Le attività di volontariato sono espressione di cittadinanza attiva, ma si possono anche svolgere senza far riferimento al coinvolgimento in affari pubblici, nella comunità e nella società.

Per noi, cittadinanza attiva significa in primo luogo coinvolgimento attivo dei cittadini come partecipazione alla vita delle loro comunità, e quindi alla democrazia, in termini di attività e processo decisionale. Cittadinanza attiva è più che far beneficienza, votare alle elezioni o far volontariato. Le definizioni di partecipazione che si concentrano sulla partecipazione politica o su una concezione in senso stretto del volontariato non riescono a captare la diversità dell’impegno delle persone in tutt’Europa. Per rendere la piena accezione e ampiezza della cittadinanza attiva europea, e per aiutare a ridurre il divario tra i cittadini e le istituzioni dell’Ue, bisogna considerare le nuove prospettive aperte dall’articolo 11 del Trattato sull’Unione europea per la partecipazione dei cittadini alla vita democratica dell’Unione europea.

Cittadinanza attiva nel contesto democratico europeo

Per noi cittadinanza attiva è:

• Una cittadinanza democratica basata sullo status legale dei cittadini e che include tutti gli aspetti della vita in una società democratica inerenti una vasta gamma di argomenti quali, tra gli altri, l’istruzione, la cultura, lo sviluppo sostenibile, la non

discriminazione, l’inclusione delle minoranze etniche, la partecipazione alla società delle persone con disabilità, l’uguaglianza di genere compresa la pari rappresentanza di donne e uomini nel processo decisionale ecc.

• Una cittadinanza democratica che garantisce che i cittadini e le organizzazioni della società civile abbiano voce in capitolo nei processi deliberativi e decisionali delle politiche dell’Ue attraverso l’elezione dei loro rappresentanti al Parlamento europeo.

In vista delle prossime elezioni del 2014 e in un periodo nel quale ci troviamo ad affrontare un divario sempre crescente tra l’Unione europea e i suoi cittadini, come confermato dall’affluenza alle ultime elezioni europee e da indagini che mostrano ripetutamente la mancanza di consapevolezza dei cittadini in merito a cittadinanza e identità europea, la posta in gioco non potrebbe essere più alta.

• Una cittadinanza democratica che implica che le istituzioni europee godano della fiducia pubblica e possano assicurare un coinvolgimento attivo dei cittadini e degli attori organizzati della società civile nei processi decisionali a tutti i livelli, da quello locale e nazionale a quello europeo; quindi, l’adozione di un accordo inter-istituzionale per un quadro strutturato per un dialogo civile europeo offrirebbe una solidità pratica permanente a una tale cittadinanza attiva e partecipativa insieme alle  disposizioni del Trattato di Lisbona, oltre al diritto di iniziativa dei cittadini europei.

• Una cittadinanza democratica che deve operare necessariamente anche a livello degli Stati membri, di modo che le strutture per l’impegno dei cittadini siano accessibili e facciano parte dell’esperienza di ogni cittadino. Mentre godono dei loro diritti e si assumono le loro responsabilità, i cittadini dell’Ue così come tutti i residenti dei Paesi aderenti e dei Paesi candidati e non solo, dovrebbero essere pienamente coinvolti nelle attività dell’AEC2013 che dovrebbero promuoverne il coinvolgimento nelle questioni di governo locale, attraverso il potenziamento della cooperazione anche con le autorità locali in quanto tra i principali stakeholder dell’AEC2013;

• Una cittadinanza democratica che garantisce che tutti i cittadini possano partecipare alla vita delle loro comunità e alla definizione delle politiche pubbliche, compresi i gruppi più svantaggiati che sono spesso i più lontani dal processo di costruzione europea. Non si possono esercitare i propri diritti civili e politici a meno che si sia in grado di godere dei diritti di cittadinanza sociali ed economici e l’Unione europea non dovrebbe perdersi il contributo dei più svantaggiati.

Affinché i cittadini si impegnino nello sviluppo delle politiche, bisogna che vengano messi in opera dei meccanismi efficienti per offrire informazioni ed educare in maniera diversificata e obiettiva i cittadini. Bisogna sviluppare anche la capacità dei gruppi locali e della società civile organizzata di collegarsi sia con i cittadini sia con le istituzioni. Questa costruzione di capacità sarebbe un pilastro importante nello stimolo alla presa di consapevolezza dei cittadini come approccio diretto dell’Iniziativa dei cittadini e promuoverebbe un maggior impegno nel progetto europeo. Internet e lo sviluppo dei social network offrono degli strumenti e dei luoghi nuovi attraverso i quali e nei quali le persone, specialmente i giovani, si riuniscono e agiscono al di là dei confini.

Un tale approccio soddisfa le aspettative dei membri dell’Alleanza AEC2013 che rappresentano fondamentali stakeholder della società civile organizzata, che esprimono le preoccupazioni e danno voce alle opinioni dei cittadini in una vasta gamma di aree delle politiche europee.

Cosa significa cittadinanza europea

Questo status legale garantisce la libertà di movimento e alcuni diritti politici che si ritiene contribuiscano, insieme all’intensificazione del mercato unico per beni e servizi, a creare un senso di appartenenza ad una comunità di persone. L’Europa fa parte della vita quotidiana dei suoi cittadini, ma i diritti e i benefici che derivano da questa “cittadinanza del mercato unico” sono al momento essenzialmente limitati alla mobilità. Quindi diventano effettivi solo “all’estero”. E che ne facciamo di chi non viaggia, né studia o lavora all’estero e per cui la cittadinanza europea può perciò solo essere un concetto astratto e senza senso? Che ne facciamo dei residenti che lavorano, pagano le tasse, sono impegnati in attività sociali o nella comunità ma non hanno un passaporto di uno Stato membro dell’Ue?

Tali questioni estremamente complesse riflettono il fatto che il concetto di cittadinanza implica una relazione reciproca tra una comunità e i suoi membri. Il Trattato di Lisbona offre un quadro più ampio per lo sviluppo di una cittadinanza europea radicata in una “comunità di valori” e ne rinforza le dimensioni sociali e politiche assegnando alla Carta dei diritti fondamentali lo stesso valore legale dei trattati dell’Unione europea e creando le condizioni per il pieno coinvolgimento dei cittadini e delle organizzazioni della società civile nei processi europei.

L’Anno europeo dei cittadini 2013 dovrebbe riflettere questo ricco approccio, i diritti custoditi nella Carta dei diritti fondamentali dell’Ue devono essere realmente implementati e meccanismi di controllo appropriati messi in atto. La cittadinanza europea, inoltre, dovrebbe basarsi sul principio di residenza ed in nome dell’universalità dei diritti tutti i residenti dell’Unione europea dovrebbero godere dello stesso trattamento e dello stesso diritto di partecipare alla vita pubblica dei cittadini dell’Ue.

Cittadinanza attiva: guardando avanti

La democrazia  partecipativa va incontro alle esigenze attuali  della  governance democratica nell’Unione  europea, completando e consolidando la democrazia rappresentativa. Coinvolgere la società civile organizzata nella definizione delle politiche e nella preparazione delle decisioni rinforza la legittimità democratica delle istituzioni pubbliche, il loro lavoro e le loro attività. La qualità del dialogo civile – compreso il dialogo sociale, che ne è l’elemento cruciale – è un indicatore dello stato di salute delle nostre democrazie.

L’articolo 11 del Trattato di Lisbona è potenzialmente di particolare importanza in maniera significativa, dato che rappresenta un impegno istituzionale per un «dialogo aperto, trasparente e regolare» tra gli organi governativi dell’Europa e la società civile, allo scopo di porre fine al “deficit democratico” di cui parlano i detrattori, garantendo al  tempo stesso la cittadinanza attiva europea.

Nonostante questi passi avanti, c’è ancora molto da fare per trasformare questi impegni in pratica concreta e sostenibile.

Anche se il Trattato di Lisbona offre ai «cittadini e alle associazioni rappresentative» la «possibilità di rendere note e scambiare pubblicamente le loro opinioni», c’è un ampio dibattito su come si dovrebbe arrivare a questo, il che ha portato alcuni a notare che  la “discussione efficace” non è ancora ben esplorata o impiegata. Crediamo fermamente che la nostra Alleanza è uno strumento appropriato per realizzare delle attività per l’AEC2013 che supportino una cittadinanza attiva e partecipativa articolata con la democrazia rappresentativa che apra la strada alla rigenerazione del progetto europeo nell’attuale crisi globale, un passo necessario prima delle elezioni europee del 2014. È un modo per i cittadini e le organizzazioni della società civile di partecipare visibilmente ai dibattiti pubblici europei e di dar voce alle proprie opinioni, e per le istituzioni europee di offrire del feedback su come le loro preoccupazioni sono state ascoltate e tenute in considerazione.

In questo quadro, intendiamo sviluppare delle attività che innalzino le aspettative dei cittadini in relazione alla democrazia partecipativa e li facciano sentire coinvolti  implementando gli obiettivi dell’Articolo 11. Questa è la nostra risposta all’attuale disaffezione verso le istituzioni europee risultante dalla presente crisi economica, e chiediamo ai leader politici europei di agire al riguardo.

Fonte e informazioni:http://ey2013-alliance.eu

Europarlamento: migliorare la consapevolezza dei diritti

«I cittadini che intendono studiare, lavorare, trascorrere la loro pensione o risiedere in un altro Stato membro dell’Ue hanno bisogno di essere adeguatamente informati sui vari diritti che possono far valere in tal caso e di poter effettivamente avvalersi di tali diritti nella pratica. Senza tali conoscenze i cittadini non sono in grado di prendere decisioni informate sull’esercizio dei loro diritti. Più in generale, la consapevolezza dei loro diritti in qualità di cittadini dell’Unione è fondamentale per permettere ai singoli cittadini, alle imprese e alla società nel suo complesso di cogliere tutte le opportunità offerte dal mercato unico». È quanto ha affermato il Parlamento europeo nella sua Decisione relativa all’istituzione dell’Anno europeo dei cittadini 2013 (agosto 2011), ricordando che sebbene gli europei siano in generale consapevoli del proprio status di cittadini dell’Unione (il 79% degli intervistati da un sondaggio Eurobarometro considera familiare l’espressione “cittadino dell’Unione europea”), le loro conoscenze concrete in merito all’esatto significato dei diritti derivanti da tale status risultano carenti. Più in particolare, solo il 43% conosce il significato dell’espressione suddetta e quasi la metà dei cittadini europei (48%) ritiene di non essere ben informata sui propri diritti.

L’Anno europeo dei cittadini, ha dichiarato l’Europarlamento, può pertanto rafforzare il processo lanciato dalla Commissione per individuare gli ostacoli ancora esistenti al pieno esercizio della cittadinanza dell’Ue e delineare soluzioni idonee a permetterne la rimozione, entro i limiti delle competenze dell’Unione europea, «contribuendo a tale esercizio volto a garantire che i cittadini dell’Unione possano effettivamente esercitare i loro diritti ai sensi del diritto dell’Ue».

Incidenza sui diritti fondamentali

In varie occasioni le organizzazioni della società civile hanno caldeggiato la proposta di focalizzare le politiche dell’Ue sulla nozione di cittadinanza dell’Unione e sui diritti ad essa connessi, nonché sulle modalità con cui far acquistare alla cittadinanza dell’Unione un significato reale nella vita quotidiana delle persone. Così, il Parlamento europeo ha ricordato che, ad esempio, il diritto dei cittadini dell’Unione di circolare e di soggiornare liberamente è sancito dall’art. 45 della Carta dei diritti fondamentali dell’Ue: nella misura in cui mira a facilitare l’esercizio di tale diritto, l’Anno europeo dei cittadini ha «una consistente incidenza positiva in termini di una più efficace attuazione della Carta».

Libera circolazione

Fin dalla sua introduzione nel Trattato di Roma del 1957 definito come una delle quattro libertà fondamentali, il diritto di circolare e di soggiornare liberamente ha dimostrato la sua validità come uno dei pilastri per la creazione del mercato unico, a beneficio sia delle economie degli Stati membri sia dei singoli cittadini.

In particolare, ha sottolineato l’Europarlamento, la libera circolazione e la mobilità dei lavoratori hanno contribuito a permettere al mercato del lavoro di far fronte alle conseguenze del cambiamento demografico, incrementando nel contempo le possibilità di occupazione delle persone e migliorando la competitività delle industrie europee. Nello stesso tempo, «la libera circolazione assicura, quale condizione fondamentale, o promuove l’esercizio da parte dei cittadini di una vasta gamma di diritti di cui godono in forza del diritto dell’Unione, quali i diritti in veste di consumatori ad avere accesso a beni e servizi o i diritti in qualità di passeggeri e di turisti». Pertanto, ha osservato il Parlamento europeo, «facilitare la libera circolazione può potenzialmente determinare un accrescimento delle possibilità per i cittadini di cogliere pienamente le opportunità offerte dal mercato unico, costituendo un volano fondamentale per la crescita». Inoltre, hanno aggiunto gli eurodeputati, il diritto di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri «dimostra e promuove una migliore comprensione del valore dell’integrazione europea, nonché la partecipazione dei cittadini al processo volto a plasmare l’Unione europea», perché l’esercizio di tale diritto «contribuisce a rendere la cittadinanza dell’Unione una realtà tangibile nella vita quotidiana dei cittadini».

Monitoraggio e valutazione

Al fine di promuovere la partecipazione dei cittadini al processo di eliminazione degli ostacoli che si frappongono all’esercizio dei diritti e, più in generale, alla definizione delle politiche dell’Ue che danno concretezza ai loro diritti, «un ruolo centrale spetta alle organizzazioni della società civile europea» dichiara l’Europarlamento, così come «la responsabilità della sensibilizzazione dei cittadini sui loro diritti in quanto cittadini dell’Ue incombe in primo luogo sugli Stati membri».

Per verificare l’efficacia delle azioni svolte durante l’Anno europei dei cittadini, il Parlamento europeo ha stabilito che entro la fine del 2014 dovrà riceve dalla Commissione una Relazione sull’attuazione e sui risultati delle iniziative realizzate, contenente inoltre una valutazione generale di tali iniziative.

Informazioni:http://www.europarl.europa.eu

LE TAPPE ITALIANE DEL DIALOGO CON I CITTADINI


Si è svolto a Torino lo scorso 21 febbraio il primo appuntamento italiano dell’Anno europeo dei cittadini: si è trattato della seconda tappa europea 2013 del “Dialogo con i cittadini”, serie di dibattiti promossi dalla Commissione europea per ridurre la distanza ancora esistente tra cittadini e istituzioni dell’Ue e per ragionare sull’Europa che verrà. La commissaria europea Cecilia Malmström, responsabile per gli Affari interni, ha quindi incontrato più di 200 persone, tra rappresentanti della società civile e degli enti locali, nel corso di un dibattito incentrato su diverse tematiche relative alla cittadinanza, come l’immigrazione, il controllo delle frontiere esterne e la libera circolazione, la lotta al crimine. Le tappe italiane del dibattito diretto con i cittadini, dopo la prima svoltasi a Napoli il 30 novembre 2012 sul tema dell’occupazione e quella di Torino dedicata soprattutto alla protezione dei cittadini e della sicurezza dell’Europa, prevedono ancora un incontro a Roma sull’imprenditorialità e uno a Pisa dedicato alla sostenibilità ambientale e dei consumi. Ognuno di questi eventi costituisce un’occasione per i cittadini di dire la loro sulle competenze, le politiche, le attese e le proposte dell’Ue. I dibattiti e i loro esiti confluiranno poi in un grande incontro paneuropeo aperto a tutti, con la partecipazione della vicepresidente della Commissione europea VivianeReding, per cercare insieme di trarre le conclusioni di questo confronto sui diritti e le aspettative dei cittadini in merito all’Europa del futuro.

Una consultazione sui diritti dei cittadini

Nel corso del 2012, tra maggio e settembre, su iniziativa della Commissione europea si è svolta la più grande consultazione pubblica sui diritti dei cittadini mai condotta nell’Ue, per definire l’agenda politica dei prossimi anni e delineare il futuro dell’Europa. La consultazione, preludio alla proclamazione dell’Anno europeo 2013, ha dato ai cittadini europei la possibilità di esprimersi su quali sono gli ostacoli che impediscono l’esercizio della cittadinanza dell’Unione, ad esempio quando viaggiano in Europa, quando votano o si candidano alle elezioni o ancora quando fanno acquisti on line o necessitano del riconoscimento di alcuni dei loro diritti.

Chi ha partecipato

Complessivamente hanno partecipato alla consultazione rispondendo al questionario on line circa 11.600 soggetti, nel 98% dei casi si è trattato di individui e nel restante 2% di organizzazioni o associazioni; inoltre, la Commissione ha anche ricevuto 115 contributi attraverso un dedicato account di posta elettronica, un terzo di questi proveniva da organizzazioni attive nel settore della cittadinanza europea.

Nella grande maggioranza dei partecipanti individuali si è trattato di cittadini dell’Unione europea residenti nell’Ue (94%), con un ampio mix di nazionalità: il gruppo principale composto da cittadini polacchi (18%), seguiti da francesi, italiani e tedeschi (8% ciascuno). Molti i giovani che hanno risposto al sondaggio: il 34% circa di coloro che hanno risposto apparteneva alla fascia d’età 18-30 anni, seguiti da vicino dal gruppo 31-45 anni (33%). Di tutti gli intervistati, il 61% erano uomini, il 35% donne e il 4% non ha specificato. Oltre ai singoli hanno inviato risposte 301 organizzazioni, alcune in rappresentanza di gruppi particolari, come ad esempio lavoratori, studenti, giovani o persone con disabilità, che hanno messo in comune le idee e le preoccupazioni dei loro associati locali o nazionali.

La consultazione ha inoltre richiamato l’interesse di cittadini comunitari che vivono al di fuori dell’Ue (149 risposte) e cittadini non comunitari (154) che vivono sia all’interno dell’Ue (93) sia all’esterno (61).

Libertà di circolazione

Quasi il 90% di coloro che hanno partecipato alla consultazione ha dichiarato di aver utilizzato il diritto alla libera circolazione all’interno dell’Unione europea. I motivi principali della mobilità interna all’Ue sono il turismo, il lavoro e lo studio, seguiti da motivi familiari e di salute.

Quasi la metà dei partecipanti alla consultazione vive o ha vissuto in un Paese dell’Ue diverso da quello di nascita, ma è soprattutto tra i giovani che si constata la maggior probabilità di aver vissuto in un altro Paese rispetto a quello di appartenenza: uno su tre.

Mentre la libera circolazione rappresenta un grande vantaggio per i cittadini dell’Ue, tuttavia persistono vari ostacoli segnalati dai partecipanti alla consultazione: quasi uno su cinque ha riferito di alcuni problemi derivanti dallo spostamento o dal vivere in un altro Stato membro. Tra coloro che risiedono in un altro Paese dell’Ue rispetto a quello di nascita i problemi più frequenti riportati hanno riguardato:

• procedure amministrative lunghe o poco chiare (62%);

• scarsa conoscenza da parte del personale delle amministrazioni locali dei diritti derivanti dall’essere cittadini dell’Unione europea (47%);

• gli stessi cittadini non conoscono a sufficienza i loro diritti di cittadini dell’Ue (19%).

Di coloro che si spostano tra i Paesi dell’Ue, solo una piccola minoranza (12%) ha riportato discriminazioni a causa della nazionalità, situazione che collima con le opinioni dei partecipanti relative ad altri cittadini dell’Ue giunti nel loro Paese. La libera circolazione è stata associata dai partecipanti alla consultazione con la diversità culturale (70%), un diverso punto di vista (56%), la creazione di un’identità europea (55%), la comprensione reciproca (54%) e la crescita economica (44%). Secondo alcuni, poi, la mobilità dei cittadini dell’Ue può contribuire a risolvere le disuguaglianze nel mondo del lavoro tra i vari Stati membri, portando nuove competenze e nuove opportunità di investimento, mentre solo il 27% ha associato

la libertà di movimento con la crescita demografica. Meno di un quinto (18%) ha ritenuto che l’arrivo di persone provenienti da altri Paesi dell’Ue provochi problemi, mentre le principali preoccupazioni espresse hanno riguardato la condivisione di risorse limitate, come l’istruzione e l’assistenza sanitaria.

Unione sociale e informazione

In ambito sociale le principali richieste dei partecipanti alla consultazione hanno riguardato un sistema di sicurezza, sociale e sanitario unificato a livello di Unione europea (44%), la lotta contro le discriminazioni e contro le disuguaglianze (28% e 27% rispettivamente). Molti hanno poi sottolineato che un sistema economico-finanziario europeo forte e stabile dovrebbe fondare le proprie prassi sullo sviluppo sostenibile, il benessere dei cittadini e i valori democratici.

Per ottenere le informazioni di cui hanno bisogno in materia di diritti dell’Ue, circa la metà dei partecipanti utilizzerebbe la televisione (52%) e i siti di social networking (49%), con alcune differenze a livello nazionale: i cittadini di 13 Stati membri hanno indicato in prevalenza la televisione (dal 42% del Lussemburgo al 64% a Malta), mentre i siti di social networking sono stati la prima opzione in altri 13 Paesi (dal 34% nel Regno Unito al 68% in Grecia). Circa il 34% è favorevole all’idea di introdurre una linea forum di discussione (“Europedia”) per condividere le esperienze e discutere di diritti europei con altre persone. Una minoranza ha indicato come mezzi di informazione sui diritti di cittadinanza europea la radio (28%), gli opuscoli (24%) e i manifesti (17%), mentre solo il 10% ha dichiarato di non aver bisogno di ulteriori informazioni (10%).

Cittadinanza e futuro dell’Unione europea

Per quasi sette partecipanti alla consultazione su dieci, la cittadinanza europea significa in primo luogo e soprattutto un senso di appartenenza all’Unione europea (67%), pur con differenze a livello nazionale: questa posizione è infatti stata espressa ad esempio dal 79% dei partecipanti greci ma solo dal 39% dei cechi. Poco più della metà di tutti i partecipanti ha associato la cittadinanza europea con i valori comuni e la storia comune (51%), anche in questo caso con notevoli variazioni a livello nazionale che vanno dal 64% di austriaci, francesi e rumeni al 31% degli svedesi. Inoltre, sono frequentemente menzionati in materia di cittadinanza dell’Ue i diritti aggiuntivi (43%), la partecipazione a una vita civica e comunitaria (40%) e la partecipazione alla vita politica (26%).

Alla domanda su come si vorrebbe si sviluppasse l’Unione europea nel prossimo futuro e in quale tipo di Unione europea si vorrebbe vivere nel 2020, i temi principali evidenziati dai partecipanti alla consultazione hanno riguardato l’avanzamento dell’integrazione politica ed economica, lo sviluppo di un’Unione sociale con politiche sociali comuni, la lotta contro le discriminazioni e le disuguaglianze, la costruzione di un’Unione prospera. Molte organizzazioni hanno sottolineato la necessità di aumentare la consapevolezza e l’applicazione di specifici diritti. Tra i partecipanti che hanno descritto con parole proprie come vorrebbero si sviluppasse l’Ue nel prossimo futuro e di come dovrebbe apparire nel 2020, un terzo (31%) prevede un’Unione politica, il 13% vorrebbe un’Unione sociale e un altro 13% immagina una più forte e più integrata Unione economica. Varie idee e preoccupazioni sono poi state espresse circa il rafforzamento di una identità europea, dell’Unione europea dei diritti e una maggiore attenzione per i cittadini (12%).

Infine, meno di uno su dieci tra i partecipanti alla consultazione ha espresso valutazioni negative rispetto all’idea di Unione europea, auspicando un ritorno alla sola cooperazione intergovernativa tra i vari Paesi anziché l’attuale livello decisionale comunitario.

Fonte e informazioni: http://ec.europa.eu/justice/citizen/files/report_eucitizenship_consultation_en.pdf

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I DIALOGHI DEI CITTADINI EUROPEI

Negli ultimi mesi del 2012 si sono svolti i primi tre incontri denominati Dialoghi dei cittadini (a Cadice in Spagna, Graz in Austria e Berlino in Germania) che hanno fornito preziose informazioni in merito alle visioni che i cittadini europei hanno sui diritti europei, le politiche e la governance.

Logicamente la crisi economica è stata al centro di questi dialoghi, nel corso dei quali i cittadini hanno condiviso le loro preoccupazioni relative all’impatto diretto della crisi sulle imprese e le persone, in particolare i giovani. Molti hanno sottolineato la responsabilità delle banche e hanno chiesto misure più severe di vigilanza nonché un contributo finanziario da parte del settore per contribuire al recupero. Allo stesso tempo, c’è stato sostegno unanime al fatto che maggiori investimenti in istruzione e ricerca sono essenziali per una crescita sostenibile.

I partecipanti hanno poi sottolineato la necessità di una più forte azione dell’Ue per promuovere l’occupazione, in particolare agevolando la mobilità di lavoratori e studenti all’interno dell’Unione europea.

Così come è stata indicata una vasta gamma di settori in cui resta ancora molto da fare a livello di Ue per rafforzare i diritti di cui godono i cittadini dell’Unione nella loro vita quotidiana: libertà di circolazione, diritti elettorali, Parlamento europeo, Iniziativa dei cittadini, situazione delle persone vulnerabili, diversità linguistica e parità di genere, argomenti di discussione in merito ai quali sono emerse idee concrete quali:

• carta d’identità europea al fine di evitare problemi amministrativi quando si vive in un altro Stato membro;

• misure per aiutare le persone con disabilità a superare le varie difficoltà;

• passaggi per risolvere i problemi fiscali che sorgono in situazioni transfrontaliere.

Questi dialoghi dei cittadini hanno confermato la necessità di una maggiore e migliore informazione sulle questioni europee che riguardano i cittadini: le persone vogliono avere più informazioni su quali sono i loro diritti e su come farne uso nella pratica, oltre che sapere a chi rivolgersi quando ritengono che i loro diritti non sono rispettati.

Un altro tema ricorrente è stata la partecipazione dei cittadini alla vita democratica dell’Ue. Le discussioni si sono concentrate su come combattere l’apatia politica e promuovere la piena inclusione dei cittadini che vivono in un altro Paese dell’Ue. Inoltre, dai dialoghi è emersa l’esigenza dei cittadini di spazi pubblici in cui si possa discutere il futuro dell’Europa, in particolare è stata avanzata la richiesta di una maggiore trasparenza nel processo decisionale dell’Ue e la promozione di una più forte identità europea. In pratica, è stato sottolineato, la cittadinanza europea deve essere per l’Unione politica ciò che l’euro rappresenta per l’Unione monetaria.

Informazioni: http://ec.europa.eu/european-debate

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