Conseguenze delle ristrutturazioni aziendali

novembre 2012

Le numerose e diffuse attività di ristrutturazione aziendale in corso in tutta l’Unione europea hanno avuto conseguenze rilevanti sui mercati del lavoro europei anche in termini occupazionali: nel 2012 si sono registrati 5 milioni di posti di lavoro in meno in Europa rispetto al 2008, molti dei quali sono andati perduti con il licenziamento di dipendenti in seguito a una ristrutturazione. Tra il 2008 e il 2012 le ristrutturazioni hanno colpito soprattutto il settore manifatturiero, che ha perso circa 4 milioni di posti di lavoro, e quello delle costruzioni con 3 milioni di posti in meno.

È quanto riferisce il Rapporto 2012 dell’EuropeanRestructuring Monitor (Erm, Osservatorio sulla ristrutturazione in Europa) di Eurofond, l’Agenzia europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro. Lo studio esamina quali dipendenti abbiano perso il proprio posto di lavoro agli inizi della recente crisi economica, quali abbiano trovato un nuovo impiego e come tali eventi (la perdita del lavoro e la successiva rioccupazione) abbiano influito sulla loro situazione personale e sul grado di soddisfazione in merito alle proprie condizioni di vita. Il Rapporto considera inoltre le ripercussioni sulle condizioni lavorative dei dipendenti che continuano a lavorare nell’impresa ristrutturata.

Mentre le perdite di posti di lavoro a seguito di ristrutturazioni sono calate rispetto ai livelli elevati registrati all’inizio della crisi economica, in generale l’Erm continua a rilevare più casi di perdita d’impiego rispetto alla creazione di posti di lavoro.

Il Rapporto evidenzia che i dipendenti maggiormente a rischio di perdere il proprio impiego sono anche quelli che più difficilmente ne troveranno uno nuovo: si tratta di persone che presentano solitamente bassi livelli d’istruzione, appartenenza a una minoranza, provenienza estera, seri problemi di salute e basso stato occupazionale. Questa, osservano gli autori del Rapporto, «è una chiara indicazione che le istituzioni non sono sufficientemente dotate di mezzi e le politiche non sono state sviluppate in modo adeguato a garantire che il modello di flexicurity esterno non si traduca in effetti negativi in termini di distribuzione del lavoro. Tale situazione evidenzia inoltre che una politica attiva del mercato del lavoro in materia di ristrutturazione dovrebbe concentrarsi sulle esigenze dei gruppi svantaggiati e vulnerabili».

Si registrano poi evidenti differenze tra i vari Paesi nella portata delle ristrutturazioni segnalate, con i dipendenti dei Paesi nordici Danimarca, Finlandia e Svezia che riferiscono il livello più elevato di ristrutturazione del posto di lavoro (55-62%), mentre i livelli più bassi sono stati registrati in alcuni Stati membri orientali (Polonia e Bulgaria) e meridionali (Italia, Spagna e Grecia).

L’analisi conferma anche l’esistenza di un nesso tra la ristrutturazione e una maggiore intensità del lavoro, combinata con una minore sicurezza del posto di lavoro. I dipendenti sottoposti a ristrutturazione, soprattutto gli operai, sono risultati più a rischio di ritrovarsi a svolgere mansioni altamente faticose. È inoltre più probabile che presentino una maggiore esposizione a rischi psicosociali sul posto di lavoro, livelli superiori di disturbi psicosomatici e assenteismo.

Fonte e informazioni: http://www.eurofound.europa.eu

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