Politica di vicinato: Ue soddisfatta

giugno 2012

I Paesi del vicinato meridionale e orientale dell’Unione europea che danno prova di un deciso impegno a livello di riforme riceveranno un sostegno europeo più ampio e consistente, secondo quanto prevede il nuovo pacchetto sulla Politica europea di vicinato (Pev) presentato da Catherine Ashton, Alta rappresentante dell’Ue per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza, e da Štefan Füle, commissario europeo per l’Allargamento e la Politica di vicinato. Si tratta di una valutazione del primo anno di attuazione del nuovo approccio europeo in relazione ai Paesi vicini, e dell’indicazione di una road-map per dare ulteriore slancio all’attuazione del partenariato orientale.

I responsabili della politica estera e di vicinato dell’Ue, nella loro comunicazione congiunta, ritengono che nell’ultimo anno l’Ue abbia «risposto con determinazione» al rapido evolversi della situazione nei Paesi del vicinato, con alcuni risultati tangibili derivanti dalla nuova politica:

• L’Ue ha riorientato i programmi di assistenza mettendo a disposizione un importo supplementare di un miliardo di euro da erogare nel 2011-2013 attraverso due programmi innovativi: Spring per il vicinato meridionale e EaPic per il vicinato orientale; ha portato a 1,15 miliardi di euro i massimali di prestito della Banca europea per gli investimenti; ha proposto e ottenuto l’estensione del mandato della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo ai Paesi del vicinato meridionale e orientale.

• In applicazione del principio “more for more”, che ricompensa le riforme, l’Ue ha sostenuto i partner che hanno intrapreso riforme politiche. L’assistenza finanziaria alla Tunisia è raddoppiata, passando da 80 a 160 milioni di euro nel 2011. L’Ue ha inoltre ridotto le relazioni con i Paesi responsabili di gravi violazioni dei diritti umani e imposto una vasta gamma di sanzioni contro i regimi in questione, dirigendo invece il proprio sostegno verso la società civile e le popolazioni colpite.

• È stato introdotto uno strumento per la società civile – con una dotazione iniziale di 26 milioni di euro per il 2011 e importi di simile entità previsti per il 2012 e il 2013 – a beneficio di tutti i Paesi della Pev.

Inoltre, sostengono i rappresentanti dell’Ue, «vi sono stati notevoli progressi per quanto riguarda l’associazione politica con i Paesi partner». Sono in corso negoziati per un accordo di associazione con la Repubblica moldova, la Georgia, l’Armenia e l’Azerbaigian. Si registrano passi avanti anche in termini di integrazione economica (le cosiddette zone di libero scambio globali e approfondite, parte integrante degli accordi di associazione); i negoziati sono stati avviati con la Moldova e la Georgia e inizieranno a breve con l’Armenia. Entro la fine dell’anno saranno probabilmente intavolati negoziati analoghi con la Giordania, il Marocco e la Tunisia.

Nonostante il completamento dei negoziati su un accordo di associazione con l’Ucraina (comprendente una zona di libero scambio globale e approfondita) e la successiva sigla dell’accordo a marzo, «le preoccupazioni che rimangono in merito alla situazione politica interna del Paese potrebbero rallentare il processo di firma e ratifica».

Come richiesto dal Consiglio europeo del marzo 2012, è proposta poi una road-map che individua gli obiettivi, gli strumenti e gli interventi necessari per l’attuazione delle politiche dell’Ue nei confronti dei partner del Mediterraneo meridionale, mentre  una distinta comunicazione congiunta propone una road-map fino al Vertice del partenariato orientale dell’autunno 2013.

«Sono certa che la road-map aiuterà i Paesi partner ad accelerare la transizione verso la democrazia e l’economia di mercato fornendo uno strumento di monitoraggio a sostegno dei loro processi di riforma. Il sostegno dell’Ue ai Paesi partner sarà commisurato ai progressi tangibili da essi conseguiti in termini di riforme. È fondamentale, inoltre, che i partner si adoperino con rinnovato vigore per risolvere i conflitti che da troppo tempo devastano la regione. L’Ue è pronta ad aumentare il sostegno ai Paesi disposti a prendere decisioni coraggiose e a voltare pagina» ha concluso l’Alta rappresentante Ashton.

INFORMAZIONI: http://eeas.europa.eu/ashton/index_it.htm

LA CRISI NON DEVE GIUSTIFICARE MENO AIUTI ALLO SVILUPPO

Con 53 miliardi di euro di aiuti allo sviluppo erogati nel 2011, l’Unione europea e i suoi 27 Stati membri rimangono al primo posto fra i donatori mondiali e forniscono oltre metà dell’aiuto pubblico allo sviluppo, come risulta dai dati preliminari pubblicati dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse). Nonostante le forti restrizioni di bilancio, 16 Stati membri sono riusciti ad aumentare gli aiuti, tre di essi si collocano tra i primi cinque donatori al mondo e quattro spendono già per gli aiuti lo 0,7% del Reddito nazionale lordo (Rnl). L’aiuto pubblico allo sviluppo dell’Ue è arrivato allo 0,42% del suo Rnl, un risultato superiore a quello di altri importanti donatori, «ma occorreranno ulteriori sforzi per raggiungere l’obiettivo fissato per il 2015, pari allo 0,7% dell’Rnl dell’Ue» ha osservato il commissario europeo per lo Sviluppo, Andris Piebalgs.

Dopo la crescita registrata per tre anni consecutivi malgrado la crisi finanziaria ed economica, l’aiuto pubblico dell’Ue è diminuito di circa 500 milioni di euro rispetto al 2010, passando dallo 0,44% dell’Rnl nel 2010 allo 0,42% nel 2011 a causa del diverso comportamento dei singoli Stati membri.

• Quattro di essi (Svezia, Danimarca, Paesi Bassi e Lussemburgo) continuano a superare il traguardo dello 0,7%; la Danimarca, il Lussemburgo e la Svezia mirano ad arrivare all’1% dell’Rnl.

• Altri Stati membri progrediscono verso il traguardo dello 0,7% (Regno Unito) o mantengono i livelli di aiuti al di sopra del traguardo 2010, pari allo 0,51% dell’Rnl (Belgio, Finlandia, Irlanda). Nel 2011 la Germania e l’Italia hanno aumentato considerevolmente gli stanziamenti di bilancio destinati agli aiuti.

• Per quanto riguarda gli Stati membri entrati a far parte dell’Unione nel 2004, tutti tranne uno hanno innalzato o mantenuto i livelli di aiuti: il massimo incremento è stato registrato a Malta, ma anche la Romania, la Lituania e l’Estonia hanno aumentato notevolmente gli aiuti erogati.

INFORMAZIONI: http://ec.europa.eu/europeaid/index_en.htm

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