Le tappe dell’Ue verso la stabilità e la crescita

giugno 2012

Rafforzare la stabilità finanziaria, rilanciare la crescita e creare occupazione: si tratta di operazioni necessarie per l’Unione europea che dipendono da adeguate misure di bilancio e riforme economiche, per la realizzazione delle quali la Commissione europea ha adottato una serie di raccomandazioni specifiche per Paese, tenendo conto della situazione di ciascuno Stato membro, nonché illustrato l’azione politica a livello di Unione europea che deve integrare le misure nazionali al fine di completare e rendere coerente l’iniziativa europea per la crescita.

Si tratta di decisioni che «riflettono il ruolo centrale della Commissione nella governance economica dell’Europa e fanno parte di un approccio coerente volto a riequilibrare l’economia europea» ha dichiarato il presidente della Commissione, Barroso, aggiungendo: «La direzione da seguire è chiara. Ora dobbiamo moltiplicare gli sforzi, a livello nazionale ed europeo, per agire in modo più rapido ed efficace».

Per quanto riguarda le finanze pubbliche, osserva la Commissione, nel complesso gli Stati membri stanno adottando le misure necessarie al ripristino della sostenibilità, ma in diversi casi «il risanamento dovrebbe essere più favorevole alla crescita». La disoccupazione, in particolare fra i giovani, resta un problema grave su cui «occorre intervenire immediatamente» per aumentare la produttività e conciliare meglio le competenze e la formazione con le esigenze del mercato del lavoro.

Molti Stati membri hanno intrapreso «profonde riforme strutturali, tra cui quelle dei loro mercati occupazionali, che contribuiscono a migliorare la competitività e a correggere gli squilibri macroeconomici in Europa» sottolinea la Commissione, secondo la quale occorre tuttavia «un’azione nettamente più estesa» in tutta l’Ue per liberare il potenziale di crescita, creare opportunità di sviluppo dell’attività imprenditoriale e sfruttare il potenziale di occupazione dei servizi, dell’energia e dell’economia digitale.

Per raggiungere poi un’unione economica e monetaria a tutti gli effetti, comprendente un’unione bancaria, servono vigilanza finanziaria della zona euro e garanzie sui depositi per tutta la zona euro: «Questo processo dovrà tener conto di questioni giuridiche quali le modifiche del Trattato e le modifiche costituzionali, conferendo nel contempo legittimità democratica e responsabilità alle prossime tappe verso l’integrazione» nota l’esecutivo dell’Ue.

Contenuto
del pacchetto

Il pacchetto adottato il 30 maggio scorso dalla Commissione si articola in tre componenti distinte ma connesse tra loro.

Una serie di 27 raccomandazioni specifiche per Paese, più una per l’intera zona euro, sulle politiche economiche e di bilancio: le analisi su cui si basano le raccomandazioni sono contenute in 28 documenti di lavoro, mentre i messaggi politici generali sono riuniti in una comunicazione sull’azione per la stabilità, la crescita e l’occupazione.

In secondo luogo, la Commissione ha pubblicato i risultati degli esami avviati all’inizio di quest’anno per 12 Stati membri considerati a rischio di squilibri macroeconomici. La conclusione della Commissione è che tutti presentano squilibri, anche se attualmente nessuno squilibrio è eccessivo.

Infine, la Commissione raccomanda al Consiglio di abrogare la procedura per i disavanzi eccessivi per Bulgaria e Germania e propone una decisione del Consiglio che conclude che l’Ungheria ha adottato misure efficaci per correggere il suo disavanzo eccessivo e revoca la sospensione dei suoi impegni nell’ambito del Fondo di coesione per il 2013.

Raccomandazioni
specifiche

Le raccomandazioni specifiche per Paese contengono orientamenti operativi per la definizione delle politiche di bilancio e delle riforme economiche che gli Stati membri dovrebbero attuare nei prossimi dodici mesi per aumentare la competitività e favorire la creazione di posti di lavoro, concludendo il semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche lanciato il 23 novembre 2011. Si basano su una valutazione approfondita dell’attuazione delle raccomandazioni dell’anno scorso, nonché su un’analisi dettagliata dei programmi nazionali di riforma e dei programmi di stabilità o di convergenza presentati dagli Stati membri il 30 aprile 2012.

Le raccomandazioni integrano per la prima volta i risultati dei dodici esami approfonditi svolti nell’ambito della procedura per gli squilibri macroeconomici e riguardano un’ampia gamma di settori quali le finanze pubbliche e le riforme strutturali in materia di fiscalità, pensioni, pubblica amministrazione e servizi, nonché questioni connesse al mercato del lavoro, in particolare la disoccupazione giovanile. Ai Paesi oggetto di un programma di aggiustamento (Grecia, Portogallo, Irlanda e Romania) è rivolta un’unica raccomandazione: attuare le misure concordate nell’ambito dei rispettivi programmi.

Esami approfonditi

Gli esami approfonditi fanno parte della procedura per gli squilibri macroeconomici, che è stata introdotta per prevenire e correggere questi squilibri e viene applicata per la prima volta quest’anno. Gli esami riguardano i dodici Stati membri per i quali la relazione sul meccanismo di allerta del 14 febbraio 2012 ha individuato la necessità di un’ulteriore analisi economica, onde accertare l’eventuale esistenza o l’eventuale rischio di squilibri macroeconomici. Gli Stati membri interessati sono: Belgio, Bulgaria, Cipro, Danimarca, Finlandia, Francia, Italia, Ungheria, Slovenia, Spagna, Svezia e Regno Unito. Scopo dei dodici esami approfonditi è analizzare l’origine, la natura e l’entità degli eventuali squilibri macroeconomici. Gli esami valutano se il Paese presenti uno squilibrio e, in caso affermativo, di quale natura.

Gli esami confermano che i dodici Stati membri interessati presentano squilibri macroeconomici che devono essere corretti e monitorati attentamente. Essi concludono che il processo di correzione degli squilibri economici procede globalmente bene, tuttavia in certi casi non è chiaro in che misura l’aggiustamento sia completo e duraturo o se proceda a un ritmo adeguato. In molti casi, gli squilibri interni ed esterni accumulatisi continuano a porre un problema serio, ad esempio per quanto riguarda il debito dei settori privato e pubblico.

INFORMAZIONI:

http://ec.europa.eu/europe2020/index_it.htm

SINDACATI EUROPEI CAUTI DI FRONTE ALLA «NUOVA TENDENZA»

«La crescita non verrà dall’austerità, ma da un piano di recupero attraverso investimenti. Le scelte che devono essere prese sono decisive per il futuro dell’integrazione europea e di milioni di europei». È quanto sostiene la Confederazione europea dei sindacati (Ces) prendendo atto del cambio di direzione attuato negli ultimi mesi dai leader e dalle istituzioni dell’Ue. I sindacati europei sottolineano come da molto tempo chiedessero all’Ue di varare politiche per la crescita sostenibile, denunciando le gravi conseguenze recessive delle politiche di austerity.

«Siamo molto soddisfatti per il recente interesse a favore la crescita mostrato dai leader europei. Ora è evidente a tutti che l’austerità è stata un fallimento. Dobbiamo tuttavia essere cauti di fronte a questa inversione di tendenza, perché mentre tutti parlano di crescita le proposte su come stimolarla sono spesso in conflitto tra loro» ha dichiarato Bernadette Segol, segretario generale della Ces.

Molti nuovi sostenitori della crescita stanno chiedendo riforme strutturali «che in realtà è solo un modo diverso per richiedere più liberalizzazioni, più flessibilità, meno servizi pubblici e, in breve, più insicurezza» ha osservato Segol, sottolineando come la crescita consigliata dai sindacati europei sia completamente diversa: «Noi vogliamo una ripresa attraverso gli investimenti, attraverso aumenti salariali. La Banca centrale europea deve garantire la moneta comune per rilanciare la crescita e la fiducia. Devono poi essere prese in seria considerazione nuove fonti di finanziamento, quali la tassa sulle transazioni finanziarie e gli Eurobonds. Inoltre, ci si deve concentrare sulla creazione di occupazione sostenibile e uno dei modi per farlo sarebbe quello di approvare una direttiva ambiziosa sull’efficienza energetica con obiettivi vincolanti a livello nazionale ed europeo: queste misure dovrebbero garantire la creazione di milioni di posti di lavoro».

Secondo i sindacati europei è anche giunta l’ora che si sostenga con forza come sia socialmente, politicamente ed economicamente indispensabile per la Grecia rimanere nella zona euro. A tal fine, sostiene la Ces, è necessario fornire un sostegno reale per l’economia greca e per porre fine alle «riforme ideologiche imposte dalla Troika» che hanno causato «politiche di attacco a salari, accordi collettivi e protezione sociale, portando il Paese in un vicolo cieco».

INFORMAZIONI: http://www.etuc.org

LA PARITÀ DI GENERE STIMOLA LA CRESCITA

Migliorare la parità tra uomini e donne è una componente essenziale della risposta dell’Ue all’attuale crisi economica: è quanto emerge dall’ultima Relazione annuale della Commissione europea sulla parità di genere. Prendendo in esame i progressi compiuti nel 2011 per colmare il divario tuttora esistente tra uomini e donne in ambito professionale, economico e sociale, la Relazione sottolinea come resti ancora molto da fare malgrado i timidi progressi in termini di aumento del numero di donne ai vertici aziendali e di riduzione del divario nelle retribuzioni.

«Per raggiungere l’obiettivo generale dell’Ue di un tasso occupazionale del 75% della popolazione adulta entro il 2020, i Paesi membri devono promuovere maggiormente la presenza delle donne nel mercato del lavoro» sostiene la Commissione, secondo cui «un modo per accrescere la competitività dell’Europa consiste nel conseguire un migliore equilibrio tra uomini e donne nei posti di responsabilità in ambito economico». Vari studi hanno infatti dimostrato che la diversità di genere apporta notevoli benefici e le aziende con una percentuale più alta di donne nei consigli di amministrazione sono più performanti rispetto a quelle guidate da soli uomini.

La Relazione illustra i principali sviluppi a livello nazionale ed europeo nei cinque settori chiave della strategia europea in materia di parità di genere per il 2010-2015, ovvero l’economia, la parità di retribuzione, il processo decisionale, la violenza contro le donne e la parità tra uomini e donne fuori dai confini dell’Ue.

Sul mercato del lavoro il tasso di occupazione delle donne è pari al 62,1%, rispetto al 75,1% degli uomini. Ciò significa che l’Ue potrà raggiungere l’obiettivo di portare l’occupazione al 75%, come previsto nella strategia Europa 2020, solo attraverso un forte impegno a sostegno della parità di genere. Nella strategia Europa 2020, la Commissione ha sottolineato la necessità di promuovere un migliore equilibrio tra vita privata e professionale, in particolare attraverso strutture adeguate di assistenza all’infanzia, un migliore accesso a formule di lavoro flessibili, e facendo in modo che i sistemi fiscali e previdenziali non penalizzino le persone. Tutto ciò contribuirà ad assicurare che un maggior numero di donne possa inserirsi e restare nel mercato del lavoro.

Il divario retributivo tra uomini e donne nell’Ue è diminuito leggermente. In media però, le donne guadagnano ancora il 16,4% in meno degli uomini per ogni ora di lavoro. Tale disparità è provocata da diversi fattori, come la segregazione nel mercato del lavoro e le differenze nelle scelte dei percorsi formativi. Gli scarsi progressi compiuti nell’assicurare l’equilibrio di genere nei consigli di amministrazione aziendali hanno portato la Commissione ad avviare una consultazione pubblica sulle possibili misure a livello europeo per affrontare un problema che rischia di frenare l’innovazione e la crescita in Europa.

Infine, la Commissione ha adottato una serie di misure per la lotta alla violenza contro le donne, che mirano a rafforzare i diritti delle vittime di reato e ad aiutare le donne vittime di violenza domestica.

«Le ragioni economiche a favore di una maggiore occupazione femminile e una maggiore presenza delle donne ai vertici aziendali sono evidenti» ha affermato Viviane Reding, commissaria europea responsabile per Giustizia, Diritti fondamentali e Cittadinanza, aggiungendo: «Saremo in grado di raggiungere gli obiettivi economici ed occupazionali solo se sapremo sfruttare al meglio le nostre risorse umane, sia nel mercato del lavoro in generale che ai vertici delle aziende. Ciò costituisce una parte essenziale del piano per la ripresa economica».

INFORMAZIONI: http://ec.europa.eu/justice/gender-equality/index_it.htm

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