Divisione europea

giugno 2012
La vignetta di Steve

La vignetta di Steve

Chissà se da oltre Atlantico, a Chicago dove erano riuniti per il G8, i governanti europei hanno avuto occasione di vedere meglio la piccola Europa, con al centro il vulcano in ebollizione della minuscola Grecia, e rendersi conto di quanto sia frammentata l’Unione europea e quanto essa sia giunta stremata all’appuntamento con i Grandi di questo mondo?

Attorno al tavolo, a rappresentare l’Ue, i suoi due facenti funzione di presidenti: quello del Consiglio europeo, Van Rompuy, e della Commissione, Barroso; poi, in ordine sparso, Merkel sempre ostinata sul rigore, Hollande pieno di buone intenzioni sulla crescita, Monti a fare da pontiere tra i due e Cameron a dare lezioni sulla salvaguardia dell’eurozona di cui non fa parte.

Di fronte a loro, preoccupato come non mai, il presidente degli Stati Uniti Obama, ormai in campagna elettorale e con la rielezione appesa agli esiti di una crisi economica, che l’Europa potrebbe aggravare.

Nonostante la crisi abbia falciato occupazione in tutto il mondo – hanno perso il lavoro oltre 120 milioni di persone secondo gli ultimi dati forniti dall’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo-Oil) – l’attenzione continua a essere calamitata dalle vicende finanziarie: dalla Grecia sul bordo di un definitivo fallimento alla Spagna seduta sulla polveriera di banche dissestate, fino a lambire l’Italia, non ancora del tutto al sicuro sui conti pubblici e con un’economia in recessione.

La Grecia, alle prese con nuove elezioni, danza sull’orlo del baratro e soltanto da un allentamento del rigore può sperare di evitare, uscendo dall’euro e forse dall’Unione europea, una catastrofe senza precedenti che trascinerebbe con sé molti: prospettiva che ha fatto dichiarare da tutti al G8 che la Grecia dall’euro non deve uscire.

Preoccupa per ora meno la Spagna, anch’essa stretta nella morsa del risanamento, con una disoccupazione giovanile attorno al 50% come la Grecia e sicuramente non in grado di raggiungere il pareggio di bilancio entro il termine convenuto del 2013.

Quella del 2013 è una scadenza che va molto stretta anche all’Italia, difficile se non impossibile da onorare senza depurare il deficit dalla spesa per investimenti pubblici: per riuscirci bisogna però convincere l’Unione europea – Merkel in particolare  – che si tratta di investimenti produttivi e non di spesa corrente mascherata.

Dalla Francia di Hollande arrivano stimoli utili, ma prima bisogna vedere l’esito delle elezioni politiche di giugno e quale sarà la capacità dei nuovi governanti di coniugare la crescita promessa e il necessario risanamento di un deficit superiore a quello italiano.

Alla fine le carte restano in mano alla Germania, dove la cancelliera Merkel sente ormai sul collo il fiato che le viene dai ripetuti successi degli avversari alla sua sinistra e la pressione di cui è stata oggetto al G8 e dopo da parte di Obama. C’è da sperare che non rinvii alle elezioni del 2013 decisioni in favore della crescita: altrimenti prima di allora sarà esplosa la Grecia, tremerà l’euro e con esso l’intero progetto di Unione europea, cosa che rappresenterebbe un gran brutto “biglietto da visita” per le elezioni europee del 2014.

Riusciranno in queste condizioni i nostri governanti, reduci dalle lezioni del G8 e dopo il Consiglio europeo del 23 maggio, a dare prime risposte concrete alla crisi e ad avviarsi verso un’Unione politica, invocata da anni e adesso indispensabile per salvare moneta e mercato unico? Capiranno finalmente che è urgente rafforzare la legittimità democratica dell’Ue dandole un governo politico frutto del consenso dei cittadini europei?

Passerà di lì anche la salvaguardia della democrazia in Europa, la salvezza della Grecia e dell’Italia e, ci pensi la Merkel, anche quella della sua Germania.

(Franco Chittolina)

Tags: , , ,

Scrivi un commento

You must be logged in to post a comment.

Tag Cloud

Cerca in Euronote

Ricerca per data