Amnesty International: rapporto 2012 sui diritti umani

giugno 2012

«Il fallimento delle leadership è diventato globale nel 2011, anno in cui i dirigenti politici hanno risposto alle proteste con brutalità o indifferenza. I governi devono dimostrare di possedere una leadership legittima e combattere l’ingiustizia, proteggendo chi è senza potere e limitando l’azione di coloro che il potere ce l’hanno. È giunto il momento di mettere le persone prima delle aziende e i diritti prima dei profitti» ha dichiarato la presidente di Amnesty International Italia, Christine Weise, in occasione della presentazione del Rapporto annuale 2012 sui diritti umani nel mondo, il 24 maggio scorso a Roma.

Nel corso dell’ultimo anno, ha aggiunto la presidente dell’organizzazione internazionale, «è stato troppo spesso evidente come le alleanze opportunistiche e gli interessi finanziari avessero il sopravvento sui diritti umani, mentre le potenze globali si spintonavano per esercitare influenza in Medio Oriente e in Africa del Nord. Il linguaggio dei diritti umani è stato adottato quando funzionale all’agenda delle imprese o della politica e messo da parte quando non è parso opportuno o quando ha ostacolato il profitto».

Secondo Amnesty, la mancata azione sullo Sri Lanka e sui crimini contro l’umanità in Siria, uno dei principali acquirenti di armi dalla Russia, ha reso il Consiglio di sicurezza dell’Onu «un organismo superfluo come guardiano della pace globale», mentre le potenze emergenti India, Brasile e Sudafrica sono state troppo spesso complici, con il loro silenzio.

Il Rapporto annuale 2012 documenta restrizioni alla libertà d’espressione in almeno 91 Paesi e in almeno 101 Paesi casi di maltrattamenti e torture, soprattutto nei confronti di persone che avevano preso parte a manifestazioni.

Amnesty ritiene poi fondamentale un trattato sul commercio di armi, perché senza un forte trattato il ruolo del Consiglio di sicurezza dell’Onu come “guardiano della pace globale” sembra destinato al fallimento: i suoi membri permanenti mantengono un potere assoluto di veto su ogni risoluzione, nonostante siano i principali fornitori mondiali di armi.

«Le persone scese in strada per manifestare nel 2011 hanno mostrato che il cambiamento è possibile. Hanno gettato il guanto della sfida ai governi, chiedendo loro di stare dalla parte della giustizia, dell’uguaglianza e della dignità. Hanno fatto vedere che i leader che non rispondono a quelle aspettative non saranno ulteriormente accettati» ha osservato Weise, aggiungendo che «dopo un inizio nefasto, il 2012 dev’essere l’anno dell’azione».

INFORMAZIONI: http://www.amnesty.it

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