Come garantire pensioni sostenibili?

febbraio 2012

«L’invecchiamento della popolazione rappresenta uno dei principali problemi dei sistemi pensionistici in tutti gli Stati membri dell’Ue. Se uomini e donne, che vivono più a lungo, non restano anche in attività più a lungo e non risparmiano in misura maggiore per la pensione, l’adeguatezza delle pensioni non potrà essere garantita: l’aumento previsto delle spese si rivelerà, infatti, insostenibile». Inizia così il Libro bianco Un’agenda dedicata a pensioni adeguate, sicure e sostenibili, pubblicato dalla Commissione europea il 16 febbraio 2012 e redatto in seguito alla consultazione europea avviata dal Libro verde nel luglio 2010.

Se l’Europa non riesce ad assicurare ora e in futuro pensioni dignitose, sostiene la Commissione europea, milioni di persone si troveranno nella vecchiaia in condizioni di povertà. La popolazione europea registra inoltre un fenomeno di costante invecchiamento, poiché le persone vivono più a lungo e nascono meno bambini, così la popolazione attiva, cioè lavorativa, inizia a contrarsi e continuerà a farlo progressivamente nei prossimi decenni (si veda al proposito l’inserto di questo numero dedicato all’Anno europeo 2012 per l’invecchiamento attivo).

Le pensioni comportano quindi una crescente pressione finanziaria sui bilanci nazionali, soprattutto alla luce delle ulteriori restrizioni recate dalla crisi finanziaria ed economica in corso. Il Libro bianco pubblicato dalla Commissione europea esamina allora le modalità attraverso le quali l’Ue e i suoi Stati membri possono intervenire per affrontare le principali sfide cui sono sottoposti i sistemi pensionistici europei.

Esso propone tutta una serie di iniziative volte a creare condizioni atte a far sì che coloro che ne sono in grado continuino a lavorare – determinando un migliore equilibrio tra la vita lavorativa e la vita da pensionati –, assicurare che le persone che si trasferiscono in un altro Paese possano mantenere i loro diritti pensionistici, aiutare le persone a risparmiare di più e garantire che le prospettive di pensione siano mantenute e che, una volta pensionate, le persone ricevano quello che si aspettavano.

Secondo il Libro bianco, sostenibilità e adeguatezza dei regimi pensionistici dipendono dalla misura in cui in essi si integrano contributi, imposte e risparmio effettuati dalle persone occupate. «Modalità di finanziamento, condizioni di ammissibilità e condizioni del mercato del lavoro devono essere calibrati in modo da ottenere un equilibrio tra contributi e diritti acquisiti e tra numero di dipendenti in attività che versano contributi e numero di pensionati beneficiari» osserva la Commissione, indicando le sfide prioritarie da affrontare per salvaguardare i sistemi pensionistici. Il Libro bianco sottolinea però che «i regimi pensionistici devono contribuire alla crescita europea promuovendo l’invecchiamento attivo, ma restando uno strumento adeguato e sostenibile al centro del modello sociale europeo per sostenere il tenore di vita degli anziani in Europa».

Garantire la
sostenibilità finanziaria

Le pensioni rappresentano una parte assai ampia e in aumento della spesa pubblica: l’attuale media dell’Ue è intorno al 10% del Pil, ma con una spesa per le pensioni pubbliche compresa tra il 6% del Pil in Irlanda e il 15% in Italia. Si prevede inoltre che la spesa media dell’Ue per pensioni raggiungerà il 12,5% nel 2060.

Negli ultimi 10 anni la maggior parte degli Stati membri ha modificato i regimi pensionistici, conferendo loro basi più sostenibili per resistere ai cambiamenti demografici previsti. «Ciò è avvenuto con riforme in cui i parametri dei regimi venivano resi coerenti con la sostenibilità di bilancio, o con riforme strutturali in cui i regimi non si basavano più sulle prestazioni ma sui contributi, oppure istituendo pilastri a capitalizzazione obbligatoria».

In molti casi tuttavia, osserva il Libro bianco, «occorrono ulteriori riforme» mentre la crisi economico-finanziaria ha reso più difficile affrontare i mutamenti demografici, evidenziando nuove lacune in alcuni regimi pensionistici. In molti Stati membri sarà dunque «inevitabile effettuare aggiustamenti sul lato della spesa nonché grandi sforzi per aumentare i tassi di occupazione e la produttività» scrive la Commissione europea. Dovrà inoltre essere messa in atto «in modo rigoroso» una strategia di bilancio credibile, allineata al quadro di bilancio del Patto di stabilità e di crescita, «che tenga nel debito conto il costo netto dell’attuazione di una riforma delle pensioni».

Prestazioni
pensionistiche adeguate

Le pensioni, in gran parte erogate da regimi pubblici, sono la principale fonte di reddito degli anziani in Europa, che rappresentano una parte significativa e crescente della popolazione dell’Ue (120 milioni, pari al 24%). Il fine dei regimi pensionistici è quello di fornire un reddito adeguato, che consenta agli anziani un tenore di vita dignitoso e un’indipendenza economica: «Obiettivo che, in linea generale, è stato raggiunto in tutta l’Ue, pur con profondi divari» sostiene il Libro bianco. Le persone di età superiore a 65 anni hanno un reddito pari a quasi il 94% di quello medio della popolazione totale, ma il 22% circa delle donne di età superiore a 75 anni dispone di un reddito inferiore alla soglia del rischio di povertà.

Anche se le recenti riforme delle pensioni pubbliche hanno teso a migliorare o mantenere la loro capacità di protezione dalla povertà, in futuro la maggior parte di esse provocherà una diminuzione dei tassi di sostituzione, cioè delle pensioni rispetto ai redditi precedenti.

Aumentare la
partecipazione al lavoro

Il problema dell’invecchiamento della popolazione è spesso illustrato con il raddoppio dell’indice di dipendenza dagli anziani (rapporto tra popolazione di età superiore a 65 anni e popolazione di 15-64 anni) dal 26% nel 2010 al 50% nel 2050. Ma il vero problema, sostiene il Libro bianco, è rappresentato dall’indice di dipendenza economica, definito come percentuale dei disoccupati e dei pensionati sugli occupati. Se l’Europa raggiungerà l’obiettivo della strategia Europa 2020 di un tasso di occupazione del 75% nella popolazione di 15-64 anni e farà ulteriori passi avanti nel periodo 2020-2050, l’indice di dipendenza economica aumenterà solo dall’attuale 65% al 79% nel 2050.

Molti Paesi dovranno «darsi da fare» per migliorare la futura adeguatezza e sostenibilità dei rispettivi regimi pensionistici e aumentare i tassi di occupazione, non solo nei gruppi di età più avanzata ma anche nei gruppi con tassi di occupazione inferiori (donne, immigrati, giovani), osserva il Libro bianco secondo cui «raggiungere l’obiettivo fissato dall’Ue per l’occupazione o raggiungere i Paesi più efficienti potrà quasi neutralizzare l’effetto dell’invecchiamento della popolazione sul peso relativo delle pensioni sul Pil».

Secondo la Commissione, parametri essenziali sono «le età alle quali si viene ammessi al pensionamento normale e a quello anticipato». Attualmente si trascorre in pensione circa un terzo della vita adulta e, a politiche invariate, questa percentuale

aumenterà per il futuro aumento della speranza di vita. Inoltre, le possibilità di prepensionamento hanno fatto sì, nel 2010, che i tassi di occupazione  dei lavoratori anziani (55-64 anni) fossero nell’Ue inferiori al 50% (anche se con profonde differenze tra il 33% di Malta e il 74% della Svezia).

La tendenza al prepensionamento degli ultimi decenni si è tuttavia invertita, sottolinea il Libro bianco, osservando come il tasso di occupazione della fascia di età 55-64 anni sia aumentato nell’Ue dal 37,5% del 2001 al 46,3% del 2010. Anche le riforme dei regimi pensionistici già approvate negli Stati membri («anche se spesso in attesa della loro progressiva introduzione») potranno dar luogo ad aumenti significativi dei tassi di partecipazione dei lavoratori anziani. «Ma occorre fare di più. Il tasso di attività è attualmente ancora troppo basso nelle classi di età appena al di sotto dell’età pensionabile e i progressi troppo limitati» sostiene il Libro bianco, secondo cui un’età pensionabile fissa combinata a opzioni che facilitano i prepensionamenti aumenteranno lo squilibrio tra gli anni di attività e quelli trascorsi in pensione. Per tutte queste ragioni, avverte la Commissione, «riformare i regimi pensionistici per aumentare il tasso di partecipazione al mercato del lavoro sarà cruciale al fine di rafforzare la crescita economica e dare solide basi a pensioni adeguate e sostenibili». Certo, ammette la Commissione, il successo di riforme tese ad aumentare l’età del pensionamento «dipende da migliori opportunità per uomini e donne anziani di restare sul mercato del lavoro», cosa che comporta: adeguamento dei luoghi di lavoro e dell’organizzazione del lavoro, promozione dell’apprendimento lungo tutto l’arco della vita, politiche efficienti capaci di conciliare lavoro, vita privata e familiare, misure per sostenere un invecchiamento sano, lotta alle disuguaglianze di genere e alle discriminazioni basate sull’età. Inoltre, osserva ancora il Libro bianco, «riforme siffatte saranno accettate politicamente se verranno percepite come giuste. Ciò impone di tener conto del fatto che la capacità di lavoro, e di trovarlo, è molto diversa da una persona all’altra e che la speranza di vita e lo stato di salute a 60 o a 65 anni tende a essere inferiore per lavoratori manuali che hanno iniziato a lavorare in giovane età».

Informazioni:

http://ec.europa.eu/social/home.jsp?langId=it

LIBRO BIANCO: ELEMENTI NECESSARI PER RIFORMARE LE PENSIONI

Il problema delle politiche pensionistiche è quello di «creare un sistema, sostenibile dal punto di vista finanziario, capace di cogliere l’obiettivo fondamentale dei regimi pensionistici, cioè di conseguire redditi da pensione che consentano agli anziani di avere un tenore di vita dignitoso e l’indipendenza economica». Lo sostiene il Libro bianco della Commissione europea, osservando che dalle analisi annuali effettuate sulla crescita nel 2011 e nel 2012 «sono emersi tratti essenziali di riforma delle pensioni tali da contribuire a un consolidamento budgetario compatibile con la crescita e da garantire pensioni adeguate e sostenibili».

Per cogliere tali obiettivi, la Commissione ha sottolineato l’importanza di «trovare un equilibrio tra anni di attività e anni di pensione e di promuovere il risparmio a fini di pensioni complementari». Più specificamente, la Commissione raccomanda di:

• allineare l’età pensionabile all’aumento della speranza di vita;

• limitare l’accesso ai regimi di prepensionamento e altri percorsi di uscita anticipata;

• incentivare il prolungamento della vita lavorativa migliorando l’accesso all’apprendimento lungo tutto l’arco della vita, adeguando i posti di lavoro a una manodopera più differenziata, creando opportunità di lavoro per lavoratori anziani e favorendo un invecchiamento attivo e sano;

• equiparare l’età pensionabile delle donne a quella degli uomini;

• sostenere lo sviluppo del risparmio a fini di pensioni complementari per migliorare i redditi dei pensionati.

PENSIONI: CRITICHE DELLA CES AL LIBRO BIANCO

«Le proposte contenute nel Libro bianco – costituito essenzialmente da studi e ricerche che sostengono le richieste agli Stati membri di intraprendere le riforme – non raccolgono la sfida di avere sistemi pensionistici che soddisfino la aspettative e soprattutto le esigenze degli attuali e dei futuri pensionati, né rispondono agli obiettivi suggeriti nel titolo del Libro», cioè di mirare a pensioni “adeguate, sicure e sostenibili”. Questo il giudizio della Confederazione europea dei sindacati (Ces) sulle analisi e proposte contenute nel Libro bianco sulle pensioni pubblicato dalla Commissione europea.

Secondo i sindacati europei, l’analisi effettuata nel Libro bianco mostra in particolare il peso crescente della spesa per le pensioni, insistendo particolarmente su due risposte prioritarie che gli Stati membri dovrebbero dare:

• L’aumento dell’età pensionabile nei sistemi pensionistici pubblici, «senza tener conto del disagio di determinate professioni e il fatto che ad oggi i lavoratori più anziani (il 50% a livello europeo) non raggiungono l’età legale della pensione».

• Lo sviluppo delle pensioni private, «senza tenere in considerazione né le conseguenze della crisi finanziaria che interessano le riserve di questi fondi, e quindi il taglio al reddito netto dei pensionati interessati, né una realtà in cui a causa del deterioramento dell’occupazione i lavoratori non hanno più i mezzi per stipulare tali regimi». Per queste ragioni, ha dichiarato la segretaria confederale della Ces Claudia Menne, «la Ces deplora il fatto che non si dica nulla su come rafforzare i sistemi pensionistici pubblici, i quali, basati sulla solidarietà inter e intra-generazionale, sono quelli maggiormente in grado di garantire il reddito dei pensionati». I sindacati europei ritengono che tale rafforzamento dovrebbe comportare un aumento delle risorse, «dando priorità agli investimenti per promuovere la crescita, lo sviluppo di un’occupazione di qualità e salari adeguati».

Informazioni: www.etuc.org

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